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Un clown fra i bimbi di Gaza “ per far sorridere il cielo”

(Tratto dal sito del Patriarcato Latino di Gerusalemme)

Un clown fra i bimbi di Gaza “ per far sorridere il cielo”

 

 

 

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Nella striscia di Gaza, abbiamo incontrato Marco Rodari, il clown italiano che va a trovare le comunità cristiane più tribolate nel mondo per portare ai bambini un sorriso.

Merita attenzione la storia del clown “Il Pimpa”, all’anagrafe Marco Rodari, che, ormai da diversi anni, parte dal piccolo paese di Leggiuno nel nord d’Italia e va a trovare bambini che vivono situazioni difficili. Lo abbiamo incontrato nella striscia di Gaza letteralmente circondato da magie e sorrisi, durante il campo estivo per i bambini della parrocchia latina della Sacra Famiglia. Gli abbiamo rivolto qualche domanda.

Perché un clown a Gaza?

Semplice – dice Il Pimpa – è la voglia di far sorridere il cielo, perché in alcuni luoghi del mondo, il cielo, anche quando è completamente azzurro, purtroppo non è sereno. Allora, una semplice magia fatta con i bambini aiuta a portare serenità al cielo, a tutti i bimbi che da lassù ci seguono e a tutti quelli che hanno ancora i piedi per terra.

Da dove nasce la tua voglia di stare con i bambini?

Innanzitutto dal puro ed egoistico piacere. Durante ogni momento trascorso con i bimbi sono sempre io quello che si diverte di piu’. Inoltre sono cresciuto in un luogo fondamentale che non smetterò mai di ringraziare, la scuola di valori per me più importante: l’oratorio e l’incontro fortunato con tante grandi persone che gratuitamente mi hanno formato (e continuano a farlo) nell’approccio al bambino.

Continuando nella chiaccherata scopriamo che Il Pimpa si da da fare anche in Italia tra ospedali, carceri, scuole e oratori applicando la clownterapia.

Cos’è la clownterapia?

Risponderò in modo poco scientifico. Il clown fa clown terapia quando prende il bambino e porta la sua mente fuori dal contesto, solitamente poco piacevole, che sta vivendo usando semplicemente la fantasia.

Progetti per il futuro?

Beh facile, dice Il Pimpa, continuare a giocare cercando, sempre, di far sorridere il cielo!

Per conoscere nel dettaglio i progetti che porta avanti Il Pimpa si può visitare il sito della sua associazione http://www.icoloridelsorriso.it, oppure scrivendogli as pimpiripettenusa@live.it.

Articolo e foto del nostro inviato a Gaza, Andres Bergamini

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Pubblicato da su luglio 22, 2013 in Varie

 

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L’esercito egiziano schiera carri armati sul Sinai ai confini della Striscia di Gaza

Per bloccare il contrabbando attraverso i tunnel nell’enclave palestinese

L’esercito egiziano schiera carri armati
sul Sinai ai confini della Striscia di Gaza

Ieri notte intanto un giovane palestinese è rimasto ucciso, non si sa se da un colpo d’arma da fuoco o se investito da un automezzo militare israeliano, durante incidenti divampati nel villaggio di Dura, presso Hebron, in Cisgiordania. I disordini sono iniziati quando un’unità militare con la stella di David è stata colpita da una sassaiola

Tank del Cairo nel Sinai

ROMA -Per la prima volta dopo molto anni, l’esercito del Cairo ha dispiegato  almeno 30 carri armati nella regione del Sinai lungo il confine con la Striscia di Gaza.
Lo hanno riferito i media locali, che parlano di blocco alle attività  di contrabbando attraverso i tunnel nell’enclave palestinese. Secondo il trattato di pace con Israele, l’ Egitto deve coordinare con le autorità  dello Stato ebraico ogni manovra che coinvolga mezzi militari e armi pesanti nel Sinai.

I media egiziani non hanno precisato se questo sia avvenuto. Il dispiegamento di mezzi militari nel Sinai arriva in un momento di forti tensioni politiche in Egitto, dopo le proteste di massa dell’opposizione di domenica contro il presidente Mohamed Morsi.

Ieri notte intanto un giovane palestinese è  rimasto ucciso durante incidenti divampati nel villaggio di Dura, presso Hebron, in Cisgiordania. I disordini sono iniziati quando un’unità militare è stata colpita da una sassaiola. Il giovane, riferisce la agenzia di stampa palestinese Maan, è  stato investito da un automezzo militare ed è poi deceduto in ospedale. Altre fonti, finora non confermate, sostengono che sarebbe morto invece dopo essere stato colpito da un proiettile.

 
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Pubblicato da su luglio 3, 2013 in Varie

 

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Ricordando Rachel…

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Domenica 16 marzo 2003, la giovane americana Rachel veniva travolta ed uccisa da un bulldozer israeliano mentre cercava di impedire la distruzione di alcune case a Rafah, nella Striscia di Gaza.

Dopo anni di indignazione e di infinite richieste di ottenere giustizia, lo scorso agosto 2012 il tribunale israeliano si è vergognosamente pronunciato: il criminale di guerra che ha ucciso Rachel Corrie, è stato completamente assolto, sostenendo che l’assassinio è stato un incidente.

Per BoccheScucite ci sono tre modi per ricordarle Rachel: interessarsi e far interessare altre persone alla questione palestinese attraverso una informazione alternativa, decidere di partire e portare altre persone in Palestina, riascoltare e far ancora risuonare le parole della stessa Rachel.

16 Marzo 2003—Le parole dei suoi genitori

In questo doloroso frangente stiamo ancora cercando di capire i particolari della morte di Rachel nella Striscia di Gaza.

Abbiamo educato tutti i nostri figli ad apprezzare la bellezza della intera comunità umana e della famiglia e siamo orgogliosi che Rachel sia stata capace di mettere in pratica le sue convinzioni. Rachel era piena di amore e di senso di responsabilità verso i suoi simili, ovunque essi vivessero. E ha dato la vita nel tentativo di proteggere chi non era in grado di farlo da solo.

Rachel ci ha scritto dalla Striscia di Gaza e noi ora vorremmo comunicare la sua esperienza attraverso le sue stesse parole. Grazie.

Craig e Cindy Corrie, genitori di Rachel Corrie

7 Febbraio 2003—Le parole di Rachel

Sono in Palestina da due settimane ed un giorno ed ho ancora poche parole per descrivere ciò che vedo. E’ più difficile per me pensare a ciò che sta succedendo qui quando mi siedo a scrivere negli Stati Uniti, qualcosa come il portale virtuale del lusso. Io non so se molti dei bambini qui abbiano mai vissuto senza i buchi di carri armati alle pareti e senza le torri di un esercito di occupazione che li sorveglia costantemente da un orizzonte vicino. Io penso, sebbene non sia del tutto sicura, che anche il più piccolo di questi bambini capisce che la vita non sia così ovunque. Un bambino di otto anni è stato ucciso da un carro armato israeliano due giorni prima del mio arrivo e molti bambini mi sussurrano il suo nome, Alì — oppure mi indicano i suoi posters sui muri.

Nonostante ciò, penso che nessuna quantità di libri, di partecipazione alle conferenze, di visione di documentari, né di parole mi avrebbero potuto preparare alla realtà della situazione qui. Non si può immaginare se non si vede, ed anche allora sei ben consapevole che la tua esperienza non è tutta la realtà: cosa dire della difficoltà che l’esercito israeliano dovrebbe affrontare se sparasse ad un cittadino statunitense disarmato, del fatto che io ho il denaro per comprare l’acqua mentre l’esercito distrugge i pozzi, ed, ovviamente, il fatto che io ho la possibilità di partire.

Nessuno della mia famiglia è stato mai colpito, guidando la sua macchina, dal lancio di un razzo da una torre alla fine della strada principale della mia città. Io posso andare a vedere l’oceano. Apparentemente è piuttosto difficile per me essere trattenuta in prigione per mesi o anni senza processo (questo perché sono una cittadina americana bianca, come opposta a molti altri). Quando vado a scuola o al lavoro posso essere relativamente certa che non ci sarà un soldato armato pesantemente ad aspettare a mezza strada tra Mud Bay ed il centro di Olimpya ad un posto di blocco un soldato con il potere di decidere se posso andare per la mia strada, e se posso tornare a casa quando ho fatto. Così, se percepisco violenza arrivando ed entrando brevemente ed in modo incompleto nel mondo in cui esistono questi bambini, per contro mi chiedo cosa succederebbe a loro arrivando nel mio mondo. Essi sanno che i bambini negli Stati Uniti, di solito non hanno i genitori uccisi e che qualche volta vanno a vedere l’oceano. Ma quando tu hai visto l’oceano, vissuto in un posto tranquillo dove l’acqua è un bene scontato e non rubata di notte dai bulldozers, e quando hai passato una notte in cui non ti sei meravigliato che le pareti della tua casa non siano crollate svegliandoti dal sonno, e quando hai incontrato gente che non ha perso nessuno–quando hai sperimentato la realtà di un mondo che non è circondato da torri di morte, carri armati, insediamenti armati ed ora da una gigantesca parete metallica, mi chiedo se puoi perdonare il mondo per tutti gli anni della tua infanzia spesa esistendo–solo esistendo–in resistenza al costante strangolamento della quarta più grande potenza mondiale–sostenuta dall’unica superpotenza mondiale – nel suo sforzo di cancellarti dalla tua casa.

 
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Pubblicato da su marzo 18, 2013 in Varie

 

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In un altro paese si chiamerebbe genocidio…

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20 Novembre – Giornata internazionale per i diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
La Giornata internazionale per i diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza celebra la data in cui la Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia venne approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, il 20 novembre 1989.

Dichiarazioni di Obama sul riaccendersi del conflitto israelo-palestinese

Obama ha “condannato” il lancio di razzi da Gaza su Israele e “ribadito” il diritto di Israele all’auto-difesa, ha ribadito inoltre al premier israeliano Netanyhau l’appoggio degli Stati Uniti al diritto di autodifesa di Israele.
Come c’era da aspettarsi, in linea con quelle di Obama le dichiarazioni del nostro Presidente del Consiglio Mario Monti.

Bilancio:

111 morti, di cui 18 bambini (2 dei quali morti stanotte, mentre noi dormivamo al sicuro sotto il cielo italiano), e 12 donne. (Fonte Nena News)

Centinaia i feriti, 252 dei quali bambini. (Fonte Nena News)

(Non dimentichiamo i 3 israeliani uccisi dai razzi di Hamas, di cui un bambino)

E Israele avrebbe diritto di difendersi da chi? Da donne e bambini? Da civili indifesi?

Provo repulsione a parlare solo di numeri, come dice la nostra amica del blog “storie dell’altro mondo“, i numeri di cui stiamo parlando sono esseri umani, persone come noi, come me, come te che stai leggendo, persone con sogni, progetti, amori, problemi, molti problemi. Ma parlare di numeri forse ci aiuta a capire le proporzioni del crimine che si sta consumando nella Striscia di Gaza.

In un altro paese si chiamerebbe genocidio, in Israele si chiama “diritto all’auto-difesa”.

E se un giorno toccasse a noi? Se un giorno fossero i nostri genitori, i nostri cari, o i nostri figli a saltare in aria sotto le bombe? Riusciremmo ancora ad essere indifferenti?

Vorrei augurare a tutti una buona “giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza”, soprattutto ai bambini gazawi, ma oggi proprio non posso, non riesco, mi vergogno troppo…

 
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Pubblicato da su novembre 20, 2012 in Varie

 

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La verità su Gaza? Apriamo gli occhi…

Il mondo occidentale (noi) ha il dovere di aprire gli occhi su quanto accade nella martoriata striscia di Gaza. Non dobbiamo fermarci all’informazione “tendenziosa” dei nostri telegiornali e quotidiani filo-israeliani, che parlano solo di “lancio di razzi dalla Striscia di Gaza verso Tel Aviv e Gerusalemme” , di “aggressione ad Israele” e del “diritto di Israele a difendersi”.

La verità non è questa!!!

Come è stato per l’operazione “Piombo fuso” del 2008-2009, le ragioni che hanno portato a questa nuova sanguinosa aggressione di Gaza e a questa nuova escalation di violenza sono le stesse di 4 anni fà: “fini elettorali”.

Infatti il governo di Benyamin Netanyahu è stato ed è sostenuto dalla potente, ricca ed esigua minoranza di ebrei ultraortodossi di estrema destra sionista ed islamofoba, in altre parole l’equivalente del fascismo (o del nazismo se preferite), comunque una corrente profondamente antisemita, come ho avuto occasione di vedere con i miei occhi ad Hebron.

La verità? Qual’è la verità?… Morti e feriti da entrambe le parti, aggressioni ed arresti di maniferstanti pro-Gaza in tutte le città della Cisgiordania, razzi arrivati anche nelle vicinanze di Gerusalemme, scontri violenti nel campo profughi di Aida a Betlemme, se penso che io e Monica ci siamo passati di lì, mi vengono i brividi. Ad Aida arrestato un undicenne… Un undicenne!!

Non è corretto giustificare la violenta reazione di Hamas, anche loro si sono meritatamente guadagnati l’appellativo di “nazisti” (ricordete i racconti di Pampulu, il clown di Gaza, sul regime instaurato da Hams nella Striscia), ma cerchiamo di guardare le cose dalla prospettiva giusta. Nei telegiornali si parla sempre di reazione Israeliana all’aggressione di Hamas, ma chi è l’aggressore e chi l’aggredito? Difficile dirlo, ma sicuramente sappiamo quali sono i rapporti di forze:

-la popolazione gazawi è gente stremata da un feroce e asfissiante assedio che dura da dal ’67, dalla famigerata “Guerra dei sei giorni”, è gente murata viva, privata da un lungo embargo di qualsiasi risorsa per vivere, acqua, approvvigionamenti, medicine, usata come “crash test dummies” per testare i sempre più efficienti (e poco chirurgici) ordigni israeliani (e/o americani), come fossero sagome di legno di un poligono di tiro, trattate come non tratteremmo nemmeno un cane. Per di più sono “governate” da un partito, Hamas, che più che “politico” merita l’appellativo di “terrorista”, ma questa non è una ragione sufficiente perchè a pagare con il sangue sia sempre l’incolpevole popolazione civile (il bilancio di questa nuova escalation stamattina è arrivato a quota 30 palestinesi uccisi, in larghissima parte civili!)

-Israele è uno dei paesi più potenti del mondo, partner di quella che fino a qualche tempo fà era la più grande potenza economica e militare del mondo, ormai in declino, gli Stati Uniti. La sua potenza militare fa impallidire molti stati europei, tra cui l’Italia. Israele occupa illegalmente la Cisgiordania e cinge d’assedio la Striscia di Gaza dal lontano ’67. I crimini e le violazioni dei diritti internazionali perpetrati da Israele ai danni della popolazione palestinese nel corso di questi lunghi, sanguinosi, tormentati 45 anni, non si contano. Per la verità Israele si è buttato avanti fin dal 14 Maggio 1948, ovvero fin dalla sua creazione, con quella che gli arabi chiamano la “Nakba”, la catastrofe, ovvero la dispora e la deportazione forzata dei palestinesi dal neo-istituito territorio israeliano verso i campi profughi egiziani, siriani, cisgiordani, libanesi, ecc… In altre parole i palestinesi sono stati cacciati via dalla loro terra a calci in culo, come fecero ben prima gli antichi romani con gli ebrei.

Potenza militare, diaspora, deportazione forzata, assedio, crimini… Sono termini che ci suonano familiari no? Il popolo ebreo ne ha vissuto qualcosa sulla propria pelle, ma a quanto pare senza imparare niente, se non a “difendersi” con la forza bruta, ad aggredire “prima di essere aggrediti”, una filosofia che non gli fa certo onore.

Ora mi chiedo, possibile che un paese così potente come Israele, un paese che ama definirsi occidentale e “democratico”, un paese che ama definirsi “civile e liberale”, di fronte ai colpi di coda di un popolo ormai ridotto in fin di vita come quello gazawi, non trovi altra soluzione alla questione che “schiacciarli sotto il tacco del loro anfibio” come fossero scarafaggi?

E allora proviamo a guardare quello che sta succedendo nella Striscia di Gaza alla luce di queste considerazioni… Chi è l’aggredito e chi l’aggressore? Chi dei due contendenti ha il coltello dalla parte del manico ed è nella posizione di poter decidere in qualsiasi momento di sedersi ad un tavolo di trattativa, risparmiando violenze e vittime (sopratttutto civili) da ambo i lati, ma non lo fa, e percorre deliberatamente la solita logora inconcludente strada della violenza e dell’arroganza militare?

Ma soprattutto, un paese che è nella condizione di poter percorrere la strada della pace e del dialogo, e invece decide DI NUOVO di percorrere quella della guerra, può definirsi un paese civile?

Secondo me no.

Vogliamo sapere qual’è la verità? Allora non limitiamoci ad ascoltare le notizie tendenziose dei nostri TG, visitate questo sito dell’ “Agenzia di stampa del vicino oriente” Nena News, troverete notizie che i nostri TG e giornali non dicono:

http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=41235&typeb=0&DIRETTA-Gaza-sotto-attacco

http://nena-news.globalist.it/

Consiglierei anche, per chi capisce l’inglese, i TG della BBC International, che hanno punti di vista più imparziali ed obiettivi, con corrispondenti in collegamento diretto dalla Striscia di Gaza.

Qui il sito:

http://www.bbc.co.uk/news/world/

 
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Pubblicato da su novembre 17, 2012 in Varie

 

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Gaza, sì a visite a detenuti in Israele E’ la prima volta in cinque anni

Pubblicato oggi su Repubblica on-line:

 

MEDIORIENTE

A un gruppo di palestinesi della Striscia concessa l’autorizzazione a entrare in territorio israeliano per visitare i familiari detenuti. Circa 40 parenti hanno attraversato il valico di Eretz all’alba. Le visite erano state proibite nel 2007 come ritorsione al sequestro del soldato israeliano Gilad Shalit

Gaza, sì a visite a detenuti in Israele E' la prima volta in cinque anni

La madre di uno dei detenuti palestinesi (reuters)

GERUSALEMME – Non accadeva dal 2007. A un gruppo di palestinesi della Striscia di Gaza è stata concessa l’autorizzazione a entrare in Israele per visitare i familiari detenuti nelle carceri dello Stato ebraico. La commozione e la fretta di rivedere i propri cari ha subito spinto circa 40 parenti di 24 prigionieri ad attraversare il valico di Eretz nelle prime ore del mattino, diretti alla prigione di Ramon, nel sud di Israele, viaggiando a bordo di un pullman della Croce Rossa. “Non potete immaginare la mia gioia nel poter rivedere mio figlio Mohammed dopo tutti questi anni”, ha raccontato la madre di uno dei detenuti, Mohammed Hamdiya.

Il blocco, che ha colpito più di 800 detenuti, è stata una delle ripercussioni del colpo di mano armato con cui Hamas nel 2007 aveva espulso da Gaza il regime di Abu Mazen, creando di fatto una enclave autonoma in stato di conflitto permanente con Israele. In particolare, Israele aveva proibito le visite ai detenuti palestinesi cinque anni fa, come ritorsione al sequestro del soldato israeliano Gilad Shalit, rilasciato lo scorso ottobre.

Il nuovo via libera è arrivato in seguito ad un accordo – mediato dall’Egitto – fra le autorità carcerarie dello Stato ebraico e i detenuti palestinesi, che avevano dato vita a un lungo sciopero della fame. “E’ un primo passo; ci auguriamo che le visite da parte dei residenti di Gaza riprendano pienamente”, ha commentato Juan Pedro Schaerer, capo della Croce Rossa in Israele e nei Territori Palestinesi (Cicr).

In tutto nel territorio israeliano sono detenuti 554 palestinesi originari di Gaza: anche loro riceveranno visite da parte dei familiari nelle prossime settimane e il prossimo scaglione è stato fissato per il 23 luglio.
Secondo il diritto umanitario internazionale, le autorità israeliane hanno l’obbligo di consentire ai detenuti di ricevere visite. E’ dal 1968 che il Cicr agevola i contatti dei familiari con i parenti chiusi in carcere. Anche durante la sospensione, lo scambio di migliaia di messaggi e saluti è sempre stato facilitato.
(16 luglio 2012)

 
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Pubblicato da su luglio 16, 2012 in Varie

 

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Se sei palestinese…

24 Dicembre 2011, è tardo pomeriggio, la parata di benvenuto per l’arrivo a Betlemme del Patriarca di Terra Santa è durata tutta la mattinata e buona parte del pomeriggio, i colori scozzesi delle divise delle bande di scout palestinesi e i suoni delle loro cornamuse riverberano ancora negli echi delle bianche pietre della Betlemme antica, mentre la attraversiamo per tornare a casa respiriamo a fatica la densa aria di euforia che trasuda dalle porte semichiuse delle case, dai volti delle persone, dagli schiamazzi dei bambini. Ci siamo, è la vigilia di Natale, Betlemme vibra come un tarlo.

Al Karkafa Street, finalmente a casa, Adel fuori del negozio si gode la tiepida serata, dall’altra parte della strada due soldati in tenuta da guerra sono di guardia al Bethlehem Hotel. In Terra Santa ci si abitua presto a vedere militari ad ogni angolo, ai posti di blocco, su camionette parcheggiate a bordo strada, a passeggio per Gerusalemme, ma questi sono diversi, sono soldati palestinesi “sono qui perchè probabilmente nell’Hotel c’è qualcuno di importante” ci dice Adel “se è quello che penso io è il più importante di tutti, almeno qui. E’ venuto per assistere alla veglia di stasera nella Basilica della Natività”.

Non sapevo che l’Autorità Palestinese avesse delle sue forze militari o comunque di polizia, e invece in alcune zone della Cisgiordania, nonchè nella striscia di Gaza, esercita una qualche forma di “autorità e controllo”, sapientemente mescolata con l’ingerenza del paese occupante, Israele. E’ la complicata faccenda delle “aree”, e se non ci vivi dentro, se di solito vivi in un paese normale, fai una fatica immane a capire i contorni di questa assurdità, al di là di quale muro devi guardarti dai militari israeliani, al di qua di quale muro puoi avere l’illusione di essere al sicuro, chi comanda dove, e quanto.

Betlemme è nell’area A, l’area A è quella parte di Palestina sotto il diretto controllo e l’amministrazione dell’Autorità Palestinese, che in Cisgiordania, ovvero dove siamo ora, è in mano al partito islamico moderato di Al-Fatah. Nella striscia di Gaza il controllo è in mano ad Hamas, altrettanto islamico ma molto più estremista. L’area A oltre a Betlemme comprende le città di Ramallah, Nablus, Tulkarem, Jenin, Qalqilya, Gerico una parte di Hebron e altre città minori. In totale stiamo parlando del 3% della Cisgiordania che gode della libertà di cui può godere un paese sotto occupazione “è vero, questa è zona A, ma loro fanno sempre e comunque quello che vogliono, comandano “loro”, come in qualsiasi altra parte della Palestina” commenta sempre sarcastico Adel.

Area B, 27% della Cisgiordania, controllo militare israeliano, amministrazione palestinese, comandano sempre e comunque “loro”.

Area C, 70% della Cisgiordania, controllo militare e amministrazione completamente israeliani, superstrade principali di collegamento comprese, vuol dire che queste strade sono vietate ai palestinesi. Qui “loro” comandano a carte scoperte, nel resto della Palestina giocano come si faceva nel far West, con l’asso nella manica e la rivoltella sotto il tavolo. “Tent of Nations” è in area C. La verità è che sei sei palestinese, in qualunque area abiti, A, B, C, bianca, verde, rossa, benedetta o maledetta, sai che in qualsiasi momento puoi aspettarti un’incursione notturna di soldati che ti chiudono in una stanza per tutta la notte e schiacciano un pisolino sul tuo letto, o che vengono a prendersi i tuoi figli, li arrestano e li sbattono in qualche galera israeliana senza formali accuse, per un tempo indeterminato, senza che tu possa andare a visitarli. La chiamano “detenzione amministrativa”, ma il suo vero nome è sequestro di persona. Oppure aspettati di essere svegliato dal rombo dei bulldozer, affrettati ad arraffare quel poco di prezioso che hai e fuggi prima di restare sepolto dalle macerie della tua stessa casa. Oppure aspettati di trovare sul tuo campo di ulivi dei foglietti firmati dal governo militare israeliano che ti diffidano dal coltivare i tuoi campi, perchè non sono più tuoi. Oppure aspettati di vedere i tuoi bambini uscire dalla porta di casa per andare a scuola, dopo una buona colazione, e non vederli tornare più, o vederli esplodere davanti a te con tutto il muro della casa, colpiti da un missile lanciato da qualche drone, come in un videogioco troppo facile. Oppure aspettati, mentre cammini per le vie di Nablus, o mentre fai il raccolto nei tuoi campi di prezzemolo al confine della striscia di Gaza, di essere raggiunto da un proiettile “DUM DUM”, che a contatto col tuo corpo esplode e ti devasta le carni, perchè quel giorno il cecchino israeliano appostato sulla torretta di guardia aveva voglia di sparare, e lo poteva fare, perchè la tua vita vale meno del proiettile che aveva in canna.

Aspettati un bel giorno di scoprire che la tua vita, semplicemente, non è più tua. Se sei palestinese aspettati, aspettati qualsiasi cosa.

 
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Pubblicato da su giugno 8, 2012 in Betlemme 2011

 

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