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Firma la petizione per salvare la Valle dell’Omo

 

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I Banna, i Mursi, gli Hamer, i Karo, gli Oromo, i Gamo, gli Uraghe, i Wolaita, i Dereshe, gli Tsemay, i Bennà, i Bako, gli Erbore, i Dorze, i Gujule, gli Arsi.

Questi sono i nomi delle etnie tribali che vivono nella parte più vera e incontaminata del continente africano, la bassa Valle dell’Omo, nell’Etiopia del sud. Come si può non restare stregati dalla loro bellezza? Corpi che diventano opere d’arte, dipinti e ornati come tele d’autore, veri monumenti all’umanità, il nero della pelle che contrasta con le luminose fantasie, perfette nella loro elaborata semplicità, disarmanti nella loro bellezza.

Queste tribù ora rischiano di scomparire.

Un cataclisma? No.

Una carestia? No.

Un’epidemia? No, una diga.

 

Gilgel Gibe III è il più grande progetto idroelettrico mai realizzato in Etiopia, una diga con un salto di 240 metri ed una potenza di 1870 MW che, se completata, sbarrerà il corso del fiume Omo, creando un bacino lungo 150 chilometri, compromettendo per sempre il delicato ecosistema fluviale dal quale dipende la vita di numerose comunità locali che vivono sulla valle del fiume in Etiopia e sulle rive del  Lago Turkana in Kenya, dove il fiume sfocia.
La costruzione  della diga Gilgel Gibe III è iniziata nell’estate del 2006 grazie al consolidato rapporto fra l’EEPCo, ente gestore dell’energia elettrica interamente controllato dal governo etiope, e un’impresa italiana, la Salini Costruttori S.p.A. impegnata in diversi paesi africani nel settore delle grandi infrastrutture.
Il progetto, dal costo complessivo di 1.470 milioni di euro, è stato affidato alla Salini Costruttori S.p.A a trattativa diretta senza gara d’appalto internazionale, violando sia la legislazione etiope che gli standard internazionali in materia di appalti pubblici.
I lavori di costruzione, avviati immediatamente dopo la firma del contratto (sottoscritto il 19 luglio 2006) senza che l’Autorità di Protezione Ambientale etiope avesse rilasciato la necessaria autorizzazione né avesse ancora ricevuto in visione lo studio di Valutazione dell’ Impatto Ambientale, ad oggi registrano uno stato di avanzamento di circa il 30%, senza peraltro che al progetto sia stata ancora garantita una completa copertura finanziaria.
Tra i potenziali finanziatori a cui l’Etiopia si è rivolta figura, accanto alla Banca Europea per gli Investimenti, alla Banca Africana di Sviluppo ed alla Banca Mondiale, anche la Cooperazione Italiana, già direttamente coinvolta nella controversa realizzazione della precedente opera idroelettrica, Gilgel Gibe II, sempre in Etiopia, sempre sul fiume Omo, sempre affidata alla Salini e sempre senza gara d’appalto internazionale.

 

Dobbiamo fermare l’ennesimo scempio fatto nel nome del denaro, invito tutti a firmare la petizione (vedi link sotto) perchè questo mostruoso progetto venga fermato:

http://stopgibe3.it/?page_id=146

Se volete saperne di più visitate il sito: http://stopgibe3.it/

Sono sicuro che farete la vostra parte!… Ci metto la firma!!

 

 

 
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Pubblicato da su giugno 28, 2012 in Etiopia 2012

 

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