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Ancora 48 ore…(anche meno)

E’ tutta la settimana che non dormo granchè, tra giornate passate in ferie forzate a fare lavoretti in casa, neanche lo spazio mentale di rendermi conto che ci siamo, meno di 48 ore alla partenza! Probabilmente il mio inconscio ha deciso di vendicarsi la notte del mio “io cosciente”, che è troppo concentrato a non perdere il passo di quella ruota per criceti che è la nostra “vita  moderna”, che gira gira e non abbiamo neanche il tempo di fermarci un attimo a capire dove ci porti. Monica come me non si è ancora resa conto che siamo alle porte di un altro avvincente, importante capitolo della nostra vita.

Si perchè spesso le ferie diventano l’unico momento che resta per fare qualcosa di diverso, magari di importante, le altre giornate siamo tutti troppo impegnati a correre dietro a noi stessi e ai nostri problemi, al punto che qualche volta ci si trova a pensare “bene, mi sono fatto il mazzo, ho tenuto il passo… Ma… E la ricompensa? Quando arriva?”.

Bene noi per le prossime tre settimane scendiamo dalla ruota e andiamo a prenderci la nostra ricompensa. Qual’è la nostra ricompensa vi chiedete? E’ l’incontro con l’altro, la condivisione, la conoscenza, è fermarsi un secondo a capire che ricchi, poveri, bianchi, neri, europei sull’orlo del tracollo o africani tracollati da sempre, siamo tutti seduti sullo stesso sassolino blu che gira senza sosta nel vuoto siderale, che i problemi di un Etiope, quelli veri, quelli profondi, non sono in fin dei conti tanto diversi dai problemi di un italiano, che la vita è una sola e possiamo spenderla seguendo il moto perpetuo e senza meta di questo sassolino, o rimboccarci le maniche e aiutarci l’un l’altro a capire che il significato vero della vita è uno solo, l’incontro con l’altro, che “l’altro” sia un parente o un figlio o il barbone sotto il ponte davanti casa o il bambino etiope in attesa di capire cosa sarà del suo futuro.

Dipende da chi decidiamo noi di metterci davanti, l’anno scorso davanti a noi avevamo i bambini peruviani di Huancayo, lo scorso Natale abbiamo deciso di metterci davanti i problemi dei bambini dell’ “Hogar niño Dios” e dei palestinesi vittime dell’occupazione israeliana, questa volta abbiamo scelto di mettere davanti a noi l’Etiopia, con le sue bellezze, i suoi problemi, le sue miserie e le cicatrici di un colonialismo di cui noi italiani siamo i diretti responsabili.

Possiamo anche scegliere di mettere “noi stessi” davanti a noi, ma sarebbe un pò come guardarsi allo specchio, e l’incontro con uno specchio sappiamo tutti come va a finire.

Non abbiamo mai salvato nessuno, infatti non è questo il punto, non cerchiamo medaglie da appuntare al petto, semplicemente, e sono state proprio le nostre precedenti esperienze a farcelo sentire e capire, sappiamo che i pochi giorni o i pochi attimi passati a prendersi cura di qualcuno, che il “prendersi cura” voglia dire anche solo ascoltare, portano in sé tutto il senso dei giorni passati a girare attorno su questo sassolino blu.

Quei pochi istanti di gratificazione portano in se tutto il significato della vita e, tra una coda alla cassa del supermercato e un ingorgo sulla tangenziale, almeno in quegli attimi puoi dire con tutta la sicurezza e la soddisfazione di questo mondo: “ecco, adesso ho veramente vissuto”.

In fin dei conti la regola è così semplice: “…amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi…”.

Auguro a tutti di “mettersi davanti qualcuno”.

P.S: temo che in Etiopia avere a disposizione una connessione internet sarà impresa ardua, faremo il possibile.

 
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Pubblicato da su luglio 26, 2012 in Etiopia 2012

 

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