RSS

Archivi tag: ramallah

Mohammad Assaf… Il riscatto è possibile…

Mohammad Assaf vince Arab Idol

Palestinese vince il talent show più famoso del mondo arabo. Scoppia la festa a Gaza.

Mohammad Assaf
Mohammad AssafSi chiama Mohammad Assaf, ha 22 anni e dal 23 giugno e da quando ha vinto il talent show Arab Idol, più seguito dal mondo arabo è l’idolo di tutti i ragazzi  palestinesi e non solo. La storia di Mohammad  assomiglia molto a quella del protagonista del film  The millionaire.

Nato in Libia da genitori palestinesi, poi trasferitosi nel campo profughi di Khan Younis, nella Stiscia, Assaf ha conquistato tutti con la sua voce e la sua storia. Fino all’ultimo non era riuscito a uscire da Gaza, per le difficoltà create da Hamas e poi dall’Egitto.

 
LE PERIPEZIE PER PARTECIPARE. A Beirut era arrivato in ritardo ma alla fine era riuscito a fare un provino. E a farsi ammettere.
Da quel momento il ragazzo è diventato il simbolo del riscatto sociale per tutti. E ha incollato davanti agli schermi giganti la gentenella «capitale» palestinese Ramallah, come in altre città. Dopo la sua vittoria è scoppiata la la festa: danze, canti, fuochi d’artificio e ingorghi giganteschi lungo le affollate strade cittadine.
Sostenuto dal presidente Mahmoud Abbas in persona,  Assaf ha battuto la concorrente siriana Farah Youssef e l’egiziano Ahmed Jamal, forte del voto popolare di milioni di connazionali. Ma la mobilitazione dei palestinesi qui e in tutto il mondo ha portato una valanga di voti per sms a Assaf, che ha cantato brani pop e della tradizione palestinese, è apparso in video con la kefiah, e ha ricordato apertamente le «sofferenze del suo popolo» di cui è diventato un emblema.

Domenica, 23 Giugno 2013

 
Lascia un commento

Pubblicato da su giugno 24, 2013 in Varie

 

Tag: ,

Loro la chiamano “detenzione amministrativa”, ma il suo vero nome è internamento…

carcere-2

 

“Sono venuti a predermi nel cuore della notte, hanno sfondato la porta, saranno stati una cinquantina, cinquanta soldati per prendere una donna. Ho chiesto:

‘che cosa volete da me?’

‘devi venire con noi alla centrale’ mi ha risposto arrogante il comandante

‘di cosa sono accusata?’

non mi ha risposto, ma ha aggiunto ‘devi venire con noi per accertamenti’

‘che tipo di accertamenti?’

‘questioni si sicurezza…’     “.

Per Israele calpestare i diritti umani è sempre solo una questione di sicurezza…

Per un attimo l’audio su Skype si interrompe, la figura della donna sul mega-schermo si muove a scatti, il velo blu sul capo incornicia un volto dagli occhi e dai capelli scuri di cui non si riescono a percepire bene i lineamenti, ma sembra bella, sarà il fascino del velo.

La connessione dalla sede di “Al-Haq“, a Ramallah, torna a farsi buona, e la voce della donna ritorna fluente “…la violenza psicologica inizia subito, dal primo istante, inizia prima di quella fisica. Mentre mi stavano portando via volevano impedirmi di salutare i miei bambini e mio marito. Mi hanno portato in carcere ed è iniziato subito un interrogatorio senza fine. Durante l’interrigatorio, ma anche dopo, durante la detenzione, mi sono stati negati anche i minimi bisogni umani, andare al bagno, bere, lavarsi… La tortura psicologica è stata la cosa più difficile da affrontare, mi dicevano che se non avessi confessato non avrei più rivisto i miei familiari, mio marito, i miei bambini. Volevano che confessassi di essere una terrorista, ma io non mi sono lasciata vincere, ho sempre negato con forza! Io non sono una terrorista, sono solo una persona…”.

Nella bella cappella del Centro Giovanile Antonianum dei Gesuiti di Padova il silenzio è pesante, le parole della donna cadono come fendenti di rasoio, la gente attonita ascolta. Mia moglie evita il mio sguardo, so già che gli occhi le si stanno riempiendo di lacrime, e non vuole che io lo veda, anch’io vorrei piangere, la rabbia dentro mi sta consumando. Le parole della donna, così difficili da mandare giù, sono solo l’ultima delle testimonianze che da stamattina si sono susseguite al Convegno per la Giornata ONU, promosso dalla Campagna “Ponti e non Muri” di Pax Christi. E’ Sabato 1 Dicembre, solo due giorni fà l’ONU ha dichiarato la Palestina nuovo stato non-membro osservatore, una conquista eccezionale per il popolo palestinese, eppure la gioia di questo successo si è lentamente sgretolata nella drammaticità dei racconti dei palestinesi che oggi condividono con noi il loro dramma.

La donna continua:

“…Dopo l’interrogatorio del primo giorno mi hanno internato in un carcere di Israele. Prima dei frequenti interrogatori a cui non hanno mai smesso di sottopormi, mi denudavano e mi costringevano a perquisizioni corporali totali, chi si rifiuta finisce in isolamento per giorni… Anche questo fa parte della tortura psicologica…

…Durante tutta la mia carcerazione non mi sono mai stati garantiti nemmeno i minimi diritti umani, anche il trattamento medico era occasione di discriminazione. Avevo un problema all’occhio, avevo chiesto di essere visitata, ma mi è stato negato. Ho ottenuto una visita solo dopo due settimane, solo perchè le altre detenute hanno minacciato lo sciopero della fame se non venissi stata visitata…

…I trasferimenti in tribunale diventano un’altra occasione di umiliazione, hanno una squadra speciale per farlo, ti impediscono di camminare, ti caricano di peso sul blindato in pieno giorno, perchè tutti vedano, perchè tu ti senta ancora una volta umiliata davanti alle altre carcerate, davanti alle altre palestinesi. Durante il viaggio ti impediscono di parlare, ti insultano, ti deridono…

…Sono rimasta in carcere per un anno, senza accuse, senza prove, senza processo, io, una persona innocente. Adesso l’incubo è finito, sono tornata a riabbracciare i miei bambini e mio marito, ma vivo con il terrore, ora faccio fatica a dormire, mi sveglio nel cuore della notte, mi sveglio ad ogni rumore, con la paura che vengano a prendermi e mi portino via di nuovo…”.

Pochi sanno che trasferire un detenuto da un territorio occupato ad un altro paese, in questo caso Israele, è proibito dalle convenzioni internazionali.

Tutti sanno che tenere in carcere una persona, presunta innocente fino a prova contraria, senza prove, senza accuse, senza processo e a tempo indeterminato, è illegittimo. Loro la chiamano “detenzione amministrativa”, ma il suo vero nome è internamento.

Pochi sanno che la gran parte dei “detenuti amministrativi”, o per meglio dire degli internati palestinesi che illegittimamente affollano le carceri di Israele, sono bambini, e che gli arresti di bambini stanno aumentando a dismisura, perchè mettono in ginocchio intere famiglie, padri e madri che da quel momento si ritrovano ad annullarsi in una infinita e disperata lotta giudiziaria per poter riportare i propri figli a casa.

La donna continua “…da allora ho avuto la certezza che Israele non è il paese democratico che dice di essere”.

 

Seguiranno altre testimonianze tratte dal “Convegno Giornata ONU” di Padova dello scorso 1 Dicembre.

 
1 Commento

Pubblicato da su dicembre 6, 2012 in Varie

 

Tag: ,

Il mondo è pronto!

images

Erano le 22:30, ce ne stavamo ranicchiati sul nostro divano a seguire il collegamento in diretta su Al Jaseera International. La folla radunata intorno al mega schermo, bandiere dappertutto, l’eccitazione della gente, l’elettricità nell’aria, un’atmosfera quasi calcistica, sembrava di assistere ad una finale mondiale.

Sul mega schermo, dall’altra parte del mondo, da New York, inizia a parlare l’ambasciatore del Sudan, il mio inglese non mi permette di capire tutto quello che sta dicendo, ma alcune parole, come pezzi di un puzzle, si incastrano insieme alla perfezione “right..”, ”Palestine”, “recognize”, “vote”, e a quelle parole segue un fiume di nomi che sembra un raggio di sole, “Sudan, Gibuti, Algeria, Argentina, Sri Lanka…” e molti, molti altri. La lista è così lunga che fatico a memorizzare tutte le nazioni che vengono citate, faccio prima a riassumerle così: il mondo intero.

A New York, il mondo intero è pronto a votare all’assemblea generale dell’ONU a favore del riconoscimento della Palestina come stato osservatore. A Ramallah la gente radunata intorno al mega schermo aspetta di vedere se il mondo è pronto a riconoscere il loro diritto ad esistere.

Poche sono le voci dissonanti, le conosciamo tutti, il portavoce Israeliano accusa il presidente palestinese Mahomoud Abbas (meglio conosciuto come Abu Mazen) di non volere la pace, e sostiene che un vero percorso di pace non potrà essere percorso finchè Abu Mazen si ostinerà a negare il diritto all’esistenza dello stato di Israele.

Peccato che giusto prima di lui, allo stesso microfono, il presidente Mahmoud Abbas abbia pronunciato queste parole: “Non siamo venuti qui per cercare di delegittimare uno Stato stabilito anni fà, che è Israele, ma piuttosto siamo venuti per affermare la legittimità dello Stato e che ora deve affermare la propria indipendenza, e che è la Palestina”, ed ha aggiunto l’urgenza del raggiungimento di una pace per il popolo di Israele e per il popolo palestinese, strangolato da 64 anni di occupazione Israeliana.

Tradotto, in un sol colpo Abu Mazen, agli occhi di tutto il modo, ha spazzato via ogni scusa e paravento dietro il quale Israele possa nascondere i propri reali intenti nei confronti del popolo palestinese, ovvero la pulizia etnica e la cancellazione di qualsiasi possibilità di nacita di uno stato palestinese. Ora la posizione palestinese è chiara agli occhi di tutto il mondo, ed è la stessa che abbiamo vissuto e respirato un anno fà per le vie di Betlemme, vivendo e parlando con i palestinesi della Cisgiordania. Il popolo palestinese è un popolo logorato da anni di feroce occupazione e di negazione dei più fondamentali diritti umani, ma non è un popolo vinto. Ma soprattutto, è un popolo che vuole solo due cose, e le vuole fortemente, disperatamente, le vuole come i nostri polmoni vogliono l’aria da respirare:

vogliono che venga riconosciuto il loro diritto ad esistere, ma soprattutto vogliono LA PACE.

Che è quello che voleva il popolo ebreo scampato agli orrori della Shoah 64 anni fa, e che ha ottenuto proprio grazie all’intervento dell’ONU, che nel 1948 riconobbe il diritto all’esistenza dello stato di Israele.

Ma il portavoce israeliano sembra avere la memoria corta quando dichiara che “c’è solo una strada per uno stato palestinese e quella via non passa attraverso l’ONU. Questo percorso si snoda attraverso negoziati diretti tra Gerusalemme e Ramallah che porteranno ad una pace sicura e duratura tra israeliani e palestinesi. Non ci sono scorciatoie. Non ci sono soluzioni rapide. Non ci sono soluzioni immediate”.

Ma come? L’ONU viene buona per riconoscere lo stato di Israele, ma non va bene per riconoscere uno stato Palestinese?

Come al solito Israele usa due pesi e due misure, e soprattutto abusa delle uniche armi che gli sono rimaste in alternativa ai bombardamenti e alla forza bruta, ovvero la dissimulazione e il discredito.

Ma ormai la storia è fatta, con lo sguardo incollato al televisore guardo accendersi le luci sul tabellone delle votazioni, e aspetto il verdetto con l’ansia con cui, in quella notte di Berlino del 2006, aspettavo che Fabio Grosso calciasse il rigore che avrebbe regalato il quarto titolo mondiale all’Italia.

E il tabellone sentenzia: 138 paesi favorevoli, 9 contrari, 41 astenuti.

Un boato si alza da Ramallah! Tifo da stadio, le bandiere palestinesi si alzano al cielo! Storia è fatta! L’ONU riconosce la Palestina come stato osservatore non-membro alle Nazioni Unite. E’ vero, la Palestina non è ancora uno stato, quello che è stato fatto è solo un piccolo passo di un cammino lungo e difficile, ma la strada è tracciata!

“Sfortunatamente oggi è stata approvata una risoluzione controproducente, che allontanerà uteriormente qualsiasi prospettiva di pace” dichiara l’ambasciatrice degli Stati Uniti Susan Rice ai microfoni dell’assemblea, ma sappiamo che questi sono solo i colpi di coda di un animale ferito. “La risoluzione approvata oggi non sancisce la nascita di uno Stato della Palestina» dichiara Susan Rice, è vero, ma il processo oggi è iniziato, e un giorno, non si sa quando, festeggieremo la nascita di uno stato Palestinese, e con la memoria torneremo a questo giorno, perchè è oggi che tutto inizia.

Un giorno lo stato Palestinese nascerà e pace sarà fatta, i voti favorevoli di 138 paesi diversi ci dicono che il mondo è pronto!

 
2 commenti

Pubblicato da su novembre 30, 2012 in Varie

 

Tag: , , ,

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: