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Cosa ha detto ad Obama lo studente che a Gerusalemme lo ha contestato? E che fine ha fatto?…

Domanda sbagliata a Obama, studente palestinese arrestato dalla polizia israeliana

Obama imbarazzato da giovane palestinese: Conosci Rachel Corrie?
Gerusalemme occupata – Un giovane palestinese ha messo in imbarazzo, con la sua domanda sulla morte dell’attivista americana Rachel Corrie, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, durante il suo discorso all’Universita’ di Gerusalemme.

Il 22enne Rabie Aid ha interrotto le parole di Obama per domandargli: “Conosci Rachel Corrie? L’americana che e’ stata uccisa con le armi regalate da Washington a Israele”? Una domanda pesante a cui il capo della Casa Bianca non ha voluto (o potuto) rispondere. Il giovane Aid, uno studente dell’universita’ di Haifa che vive in uno dei villaggi di al-Khalil, e’ stato subito arrestato dagli agenti di polizia israeliana. Ma prima di essere portati via dall’aula, si e’ rivolto ancora a Obama gridando: “Sei venuto qui per la pace o per dare piu’ armi a Israele”?

***

Rachel Corrie, 23 anni, statunitense attivista per la pace, e’ stata assassinata il 16 marzo 2003, schiacciata da una ruspa delle forze armate israeliane a Rafah, nel sud di Gaza, mentre cercava di impedire che quel mezzo meccanizzato demolisse l’abitazione di un medico palestinese.

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Pubblicato da su marzo 29, 2013 in Varie

 

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Ricordando Rachel…

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Domenica 16 marzo 2003, la giovane americana Rachel veniva travolta ed uccisa da un bulldozer israeliano mentre cercava di impedire la distruzione di alcune case a Rafah, nella Striscia di Gaza.

Dopo anni di indignazione e di infinite richieste di ottenere giustizia, lo scorso agosto 2012 il tribunale israeliano si è vergognosamente pronunciato: il criminale di guerra che ha ucciso Rachel Corrie, è stato completamente assolto, sostenendo che l’assassinio è stato un incidente.

Per BoccheScucite ci sono tre modi per ricordarle Rachel: interessarsi e far interessare altre persone alla questione palestinese attraverso una informazione alternativa, decidere di partire e portare altre persone in Palestina, riascoltare e far ancora risuonare le parole della stessa Rachel.

16 Marzo 2003—Le parole dei suoi genitori

In questo doloroso frangente stiamo ancora cercando di capire i particolari della morte di Rachel nella Striscia di Gaza.

Abbiamo educato tutti i nostri figli ad apprezzare la bellezza della intera comunità umana e della famiglia e siamo orgogliosi che Rachel sia stata capace di mettere in pratica le sue convinzioni. Rachel era piena di amore e di senso di responsabilità verso i suoi simili, ovunque essi vivessero. E ha dato la vita nel tentativo di proteggere chi non era in grado di farlo da solo.

Rachel ci ha scritto dalla Striscia di Gaza e noi ora vorremmo comunicare la sua esperienza attraverso le sue stesse parole. Grazie.

Craig e Cindy Corrie, genitori di Rachel Corrie

7 Febbraio 2003—Le parole di Rachel

Sono in Palestina da due settimane ed un giorno ed ho ancora poche parole per descrivere ciò che vedo. E’ più difficile per me pensare a ciò che sta succedendo qui quando mi siedo a scrivere negli Stati Uniti, qualcosa come il portale virtuale del lusso. Io non so se molti dei bambini qui abbiano mai vissuto senza i buchi di carri armati alle pareti e senza le torri di un esercito di occupazione che li sorveglia costantemente da un orizzonte vicino. Io penso, sebbene non sia del tutto sicura, che anche il più piccolo di questi bambini capisce che la vita non sia così ovunque. Un bambino di otto anni è stato ucciso da un carro armato israeliano due giorni prima del mio arrivo e molti bambini mi sussurrano il suo nome, Alì — oppure mi indicano i suoi posters sui muri.

Nonostante ciò, penso che nessuna quantità di libri, di partecipazione alle conferenze, di visione di documentari, né di parole mi avrebbero potuto preparare alla realtà della situazione qui. Non si può immaginare se non si vede, ed anche allora sei ben consapevole che la tua esperienza non è tutta la realtà: cosa dire della difficoltà che l’esercito israeliano dovrebbe affrontare se sparasse ad un cittadino statunitense disarmato, del fatto che io ho il denaro per comprare l’acqua mentre l’esercito distrugge i pozzi, ed, ovviamente, il fatto che io ho la possibilità di partire.

Nessuno della mia famiglia è stato mai colpito, guidando la sua macchina, dal lancio di un razzo da una torre alla fine della strada principale della mia città. Io posso andare a vedere l’oceano. Apparentemente è piuttosto difficile per me essere trattenuta in prigione per mesi o anni senza processo (questo perché sono una cittadina americana bianca, come opposta a molti altri). Quando vado a scuola o al lavoro posso essere relativamente certa che non ci sarà un soldato armato pesantemente ad aspettare a mezza strada tra Mud Bay ed il centro di Olimpya ad un posto di blocco un soldato con il potere di decidere se posso andare per la mia strada, e se posso tornare a casa quando ho fatto. Così, se percepisco violenza arrivando ed entrando brevemente ed in modo incompleto nel mondo in cui esistono questi bambini, per contro mi chiedo cosa succederebbe a loro arrivando nel mio mondo. Essi sanno che i bambini negli Stati Uniti, di solito non hanno i genitori uccisi e che qualche volta vanno a vedere l’oceano. Ma quando tu hai visto l’oceano, vissuto in un posto tranquillo dove l’acqua è un bene scontato e non rubata di notte dai bulldozers, e quando hai passato una notte in cui non ti sei meravigliato che le pareti della tua casa non siano crollate svegliandoti dal sonno, e quando hai incontrato gente che non ha perso nessuno–quando hai sperimentato la realtà di un mondo che non è circondato da torri di morte, carri armati, insediamenti armati ed ora da una gigantesca parete metallica, mi chiedo se puoi perdonare il mondo per tutti gli anni della tua infanzia spesa esistendo–solo esistendo–in resistenza al costante strangolamento della quarta più grande potenza mondiale–sostenuta dall’unica superpotenza mondiale – nel suo sforzo di cancellarti dalla tua casa.

 
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Pubblicato da su marzo 18, 2013 in Varie

 

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