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Di Nakba in Nakba

Articolo tratto da Bocche scucite:

Di Nakba in Nakba

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172a

“Hai letto? Dopo tanti anni non mancano i segni di speranza.”
Era già accaduto dopo il “commovente” discorso di Obama, nella sua “storica” visita in Israele, quando ai giovani dell’Università ebraica disse: “Il diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione e alla giustizia deve essere riconosciuto. Mettetevi nei loro panni – guardare il mondo attraverso i loro occhi. Non è giusto che un bambino palestinese non possa crescere in un suo stato e viva con la presenza di un esercito straniero che controlla i movimenti dei suoi genitori ogni giorno. Non è giusto che la violenza dei coloni contro i palestinesi rimanga impunita. Non è giusto impedire ai palestinesi di lavorare nelle loro terre o limitare la possibilità per uno studente di spostarsi all’interno della Cisgiordania, o per le famiglie palestinesi rientrare nelle loro case. Proprio come gli israeliani hanno costruito un loro stato nella loro patria, così i palestinesi hanno il diritto ad essere un popolo libero nella propria terra”. (Discorso all’università ebraica di Gerusalemme).
I titoli dei nostri giornali aumentarono il carattere per suggerire al lettore: ecco, la pace è più vicina e la colpa è sempre dei palestinesi che rifiutano le offerte di pace. Nel giudicare il discorso di Obama “un coraggioso avanzamento della pace”, ci sono cascati anche i migliori commentatori, che avrebbero dovuto attendere solo qualche ora per capire che a quelle parole non avrebbe corrisposto alcuna concreta decisione per modificare anche simbolicamente la devastante situazione di fatto sul terreno, per iniziare a fermare la colonizzazione e l’occupazione della terra palestinese.
E’ accaduto esattamente così anche la scorsa settimana. Il Segretario di Stato americano John Kerry ha convocato un summit a Roma e i giornali hanno battuto la notizia con enfasi: “Kerry è riuscito già ad ottenere da Netanyahu un passo importantissimo: la sospensione della costruzione di nuovi insediamenti di coloni nei territori palestinesi”. (La Repubblica, 9 maggio 2013).
Peccato che nelle stesse ore, in quella parte di Betlemme da anni devastata dall’avanzare illegale del mostro di Har Homa (colonia che conta ormai alcune decine di migliaia di abitanti), l’esercito abbia emesso un nuovo ordine militare con il quale affida e consegna direttamente ai coloni di Gush Etzion, una vecchia base militare abbandonata perché la facciano diventare presto un altro bubbone nel corpo malato e stremato della Palestina.
Da anni la popolazione del villaggio aveva resistito al paventato furto della loro terra con una strategia nonviolenta di grande effetto: anche attraverso gemellaggi e sostegni finanziari di diverse città italiane, la Municipalità di Beit Sahour aveva trasformato la zona depressa di Hosh Agrab in piacevole luogo di ritrovo per la popolazione. Per anni abbiamo appoggiato questa resistenza nonviolenta finanziando le attrezzature per i giochi, le cucine e le strutture. Quante volte abbiamo trascorso divertenti serate estive nel parco giochi, tra concerti e hummus, palestra di roccia per i ragazzi e cene con le comunità locali…
In poche ore, proprio nel sessantacinquesimo anniversario della Nakba, lo stato occupante consegna per l’ennesima volta le chiavi di casa Palestina a questi suoi cittadini che, pronti a tutto pur di “difendere” la terra affidatagli da Dio, portano avanti giorno dopo giorno, anno dopo anno, sempre lo stesso obiettivo: cacciare dalla loro terra i palestinesi.
Ecco perché ci ostiniamo a celebrare ogni anno, con convegni ed eventi, la “catastrofe” che ha partorito centinaia di migliaia di profughi in Libano, Siria,Giordania e Cisgiordania.
Perché, come ricorda Gideon Levy, “mentre in Israele siamo disperatamente impegnati a dimenticare, negare e cancellare la nostra più grande pulizia etnica del 1948 – oltre 600.000 rifugiati, alcuni fuggiti per paura delle forze israeliane e altri espulsi con la forza – scopriamo che il 1948 non terminò mai perché ‘lo spirito del 1948′ è ancora vivo oggi. E’ lo spirito che oggi ci fa avere un obiettivo preciso, sempre quello originario: cercare di ripulire questa terra dei suoi abitanti arabi quanto più possibile e anche un po’ di più. E’ l’obiettivo più segreto e insieme più desiderato: prendere la terra di Israele per gli ebrei, per loro soli”.
Ma questo, né ad Obama né a Kerry sembra minimamente interessare.

BoccheScucite

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Pubblicato da su maggio 16, 2013 in Varie

 

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Parliamo di numeri… Parliamo di pesi…

Ciao a tutti, oggi non voglio parlare con voi, vorrei parlare “di” voi.

ieri “La valigia dei mondi” ha ricevuto 37 visite, oggi siete venuti a trovarci in 32 e la giornata non è ancora finita!

Viaggiamo ad una media di circa 90 visite a settimana, circa 350 visite al mese, per un totale di 1430 visite totali dalla nascita de “La valigia dei mondi”.

Il mese più profiquo è stato Gennaio, con 556 visite, il giorno con più traffico è stato il 30 Gennaio, con ben 106 visite, credo per merito dell’articolo sulla Shoah “Dalla parte delle vittime… (tutti i santi giorni)…“.

Quest’ultimo dato lo trovo particolarmente interessante, penso sia un buon segno se un blog apertamente filo-palestinese come “La valigia dei mondi” ha fatto il suo giorno di maggiori visite quando ha pubblicato un articolo in memoria della Shoah. Vuol dire che avete colto lo spirito del blog, essere sempre dalla parte delle vittime, comunque e sempre, chiunque esse siano, da qualunque parte del muro stiano.

Questo dato però lo si può leggere anche in un altro modo. Come mai quel 30 Gennaio siete venuti in ben 106 su un bloggettino artigianale come il nostro a leggere un articolo sulla Shoah? Il 27 Gennaio su quanti telegiornali avete visto un servizio che parlava del giorno della memoria della Shoah? Giustissimo, sacrosanto che se ne parli, guai a noi se dimenticassimo. Ma il continuo martellare dei mass media sul tasto della Shoah (quanti documentari vengono trasmessi in una sola settimana su questo argomento?) ci ha reso ipersensibili al tema dello sterminio nazista degli ebrei, al punto che tendiamo sempre inconsciamente ad identificarli come “le vittime”, o comunque come i “buoni”… Ci succede un pò anche con gli americani vero?… Eh… 50 anni di “Fonzie” e “Happy days” non si lavano via neanche con due guerre in Iraq, una in Afghanistan e una in Libia. Non che ci sia niente di sbagliato se uno la sua idea se la fa con obiettività e consapevolezza. La verità scontata e banale è che ci sono sempre buoni e cattivi da ogni parte delle barricate, non possiamo mai scagionare o condannare sommariamente nessuno, ma abbiamo il dovere di capire dove stia la verità, guardandola da ogni punto di vista.

Ma… Il 15 Maggio degli anni scorsi chi di voi si ricorda di aver visto sui telegiornali un servizio che parlasse dell’inizio della Nakba (in arabo “catastrofe”), ovvero l’inizio dell’estromissione in massa (potremmo anche chiamarla “diaspora”) dei profughi palestinesi dalla Palestina ad opera di Israele?

O chi di voi lo scorso 1° Marzo ricorda di aver visto su qualche telegiornale un servizio che parlasse della posa dei primi lastroni del muro di separazione tra Gerusalemme e Betlemme avvenuta il 1° Marzo del 2004, proprio davanti al Caritas baby Hospital? (vedi nostro articolo del 24 Gennaio “Una testimonianza di grande valore…“).

Ieri al telegiornale avete per caso sentito parlare di bombardamenti a Gaza? Io no, eppure sono sicuro senza neanche informarmi che se ieri non sono cadute bombe a Gaza, saranno cadute certamente qualche giorno fa, o cadranno sicuramente tra qualche giorno… Nel più assordante silenzio dei media.

Non possiamo guardare le ingiustizie del mondo e parlare delle vittime dell’aberrazione umana usando due pesi e due misure. Vi faccio  una domanda da 100 milioni di dolori…

Shoah fa rima con Nakba?

Qualcuno di voi penserà “non si può paragonare lo sterminio di 6 milioni di ebrei con la cacciata di 700.000 palestinesi” (ad oggi sono diventati 4 milioni e mezzo). Effettivamente se penso alle foto di quei cadaveri che camminano ammassati dietro il filo spinato di qualche campo di sterminio, o delle montagne di cadaveri ammassate nelle fosse comuni naziste, questo dubbio viene anche a me.

Ma l’efferatezza, la brutalità di un’ingiustizia la può rendere più ingiusta di altre? Esistono ingiustizie più ingiuste o meno ingiuste? E come le soppesiamo? A suon di morti?

Io penso che le ingiustizie abbiano sempre una caratteristica comune a tutte… Sono ingiuste.

Torniamo alle statistiche del blog. Per il grande risultato di “audience” che sta avendo “La valigia dei mondi” non possiamo che ringraziare voi, per il vostro interesse e la vostra costanza nel seguirci. Ci impegneremo come sempre, e ancor di più, a parlarvi e parlare con voi delle cose che accadono nel mondo (e in Palestina, ovviamente) e di cui spesso e volentieri non si sente parlare ai nostri telegiornali. Cercheremo come sempre, e ancor di più, di riflettere e magari farvi riflettere, di capire e magari farvi capire, di condividere e magari farvi condividere.

Ancora un grazie infinito a tutti voi!

 
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Pubblicato da su marzo 28, 2012 in Varie

 

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