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Veri incontri 11/08/12

20:45, sotto le coperte, qui si va a letto presto e ci si copre bene, perchè la sera nella stagione delle piogge si arriva anche a 10, 15°C, nella stagione secca si può arrivare anche vicino allo zero. Le preghiere degli Imam dalle moschee vicine si accavallano ininterrotte da oggi (siamo nel periodo di Ramadan), anche oggi pomeriggio le cantilene dei muezzin superavano facilmente le mura della chiesa della missione e si sovrapponevano ai canti dei fedeli in preghiera. Quando P. Angelo ci ha chiesto se volevamo assistere alla messa con lo sparuto gruppo di fedeli della comunità di Kofele non abbiamo esitato un istante. Cominciava a imbrunire quando siamo entrati in chiesa, dentro un pugno di persone aveva già intonato il canto d’inizio in lingua oromo, contadini, pastori, l’odore di bestiame si percepiva chiaramente, ma non dava fastidio. In tutto 13 uomini, 8 donne e 2 bambini, i volti segnati dalla fatica della giornata, espressioni consumate, a tratti preoccupate, non è facile professare la propria fede cristiana quando si rischia di essere emarginati da una comunità totalmente musulmana. Addosso vestiti consunti ma rispettabili, i migliori che hanno, tenuti da conto e indossati solo per venire in chiesa. Prima delle letture alcuni degli uomini si alzano e quasi sottovoce parlano all’assemblea, la lingua è oromo, anche i padri hanno enormi difficoltà a capirla, quindi i loro appelli rimangono un segreto tra loro, i loro compaesani e Dio.
Alle letture in oromo segue il vangelo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, e l’omelia di P. Angelo tradotta dall’amarico all’oromo da uno dei paesani. Un bambino piange, avrà sette mesi, la mamma senza pensarci un attimo estrae un seno e inizia ad allattare il suo bambino in una scena di natività dal sapore africano, un cellulare squilla e il ragazzo si precipita nella sua tasca a spegnerlo, certe cose non cambiano mai, neanche qui alla frontiera dell’evangelizzazione. Arriviamo allo scambio della pace, la mia mano stringe mani, le stringe tutte, i miei occhi incontrano occhi grati di aver riconosciuto i suoi fratelli, il velo si squarcia, ora si, siamo insieme, riuniti qui per lo stesso comune motivo, Cristo.
P, Angelo, leggendo formule conosciute ma in oromo incomprensibili anche a lui, consacra il pane e il vino, il pane è pane vero, ognuno ne riceve un pezzo e tutti aspettano che anche l’ultimo ne abbia, poi insieme ne mangiano e si raccolgono all’unisono in una preghiera silenziosa e densa, infine bevono tutti il sangue di Cristo dalla stessa coppa, come le prime comunità cristiane di Palestina.
Davvero qui siamo come allora in Palestina, ci siamo anche noi oggi qui insieme ai 5000 seduti in riva al lago di Tiberiade, bisognosi, impauriti, perseguitati, ma non soli, confortati da una mano che provvede, ristora e protegge.

21:45, la missione intorno dorme, andiamo a letto, ma stanotte non siamo soli, portiamo con noi gli incontri di oggi, perchè di veri incontri stavolta si parla, gli uomini e le donne in chiesa con noi, ma anche i bambini di Dodola, 50Km ad est do Kofele, dove oggi pomeriggio insieme a Padre Bernardo abbiamo distribuito i soldi delle adozioni a distanza. Io contavo i soldi, Monica registrava le consegne e P. Bernardo faceva le foto da mandare in Italia alle famiglie donatrici. Una trentina di bambini, circa 20000 birr distribuiti (1000 euro circa), confesso di essermi sentito a disagio a maneggiare tutti quei soldi, uno può pensare che dispensare denaro come Paperon de Paperoni sia sterile assistenzialismo, lo penso anch’io, ma se questo aiuto economico produce istruzione allora ecco che non stiamo più dando solo l’elemosina, stiamo aiutandoli a costruirsi il loro futuro.
I missionari comunque sono ben attenti che questi soldi donati da famiglie italiane portino risultati, periodicamente visionano le pagelle dei bambini aiutati, se non frequentano regolarmente la scuola l’adozione a distanza viene sospesa, anche perchè le quote che vengono donate coprono giusto le spese di iscrizione alla scuola e il materiale didattico, se i bambini non frequentano probabilmente è perchè i familiari si spendono in altro modo i soldi destinati alla loro istruzione, magari comprandosi da bere, ecco che se l’offerta anziché d’aiuto diventa deleteria per negligenza dei genitori, la sospensione dell’adozione diventa una scelta necessaria e responsabile.
A due dei bambini in elenco non abbiamo consegnato la quota prevista, la loro adozione a distanza infatti è stata sospesa, non perchè non frequentassero la scuola, ma perchè le loro famiglie musulmane non accettano soldi dai cristiani.
Ecco che in questo clima di tensione le strette di mano dei genitori che hanno ricevuto aiuto, i loro sguardi riconoscenti, quasi imbarazzati, sono incontri veri, profondi, perchè tendendoci la mano ci riconosciamo tutti esseri umani con eguale dignità, perchè aiutandoci l’un l’altro abbiamo la prova tangibile che cinque pani e due pesci possono bastare ad alleviare la sofferenza di tutti.

 
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Pubblicato da su agosto 17, 2012 in Etiopia 2012

 

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