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Pronti per una unova avventura!!!…

Dieci anni son passati… Dieci anni… Son tanti no? Beh neanche poi tanto, scivolano via giorno dopo giorno con una velocità che non riesci mai a percepire, e senza che te ne accorgi un bel giorno ti guardi allo specchio e le prime rughe sul viso, i capelli bianchi che iniziano a proliferare sulle tempie, l’aria tartassata, ti dicono che non sei più un ragazzo.

A guardarmi nelle foto di dieci anni fà quasi non mi riconosco, sguardo trasognato di un quasi ventisettenne ancora capace di sognare, non ancora disilluso dai colpi bassi che la vita durante il suo corso ti riserva e non ti risparmia quasi mai. Si, una vena di malinconia correva già nei miei occhi, ma quello è l’ingrediente fondamentale dei sognatori, e ancor di più dei sognatori viaggiatori, impossibile non scorgerla negli occhi di un ragazzo. Quello che non vedo più nel mio riflesso allo specchio è l’energia, lo sguardo da tigre, adesso il mio sguardo è un pò più opaco, assomiglia un pò più a quello di una mucca, forse a dieci anni di distanza devo fare i conti con il fatto che sognare mi riesce più difficile.

E mentre sfoglio le foto di allora mi fa rabbia constatare che Danilo non è cambiato di una virgola, io e lui abbracciati insieme davanti all’obbiettivo, in mezzo alle acacie di quell’ una e mezza di pomeriggio di infuocata savana, lui con le brache tirate su fino al ginocchio, gli immancabili occhiali, in testa un berretto a falde larghe per proteggere le orecchie a sventola dall’implacabile sole equatoriano, mentre ballava con i bambini del villaggio di Ilolhe mi sembrava di vedere David Livingstone (Ilolhe è a tre ore di cammino dalla missione di Msolwa, a 300 Km da Morogoro-Tanzania, in pieno parco nazionele di Mikumi). Mentre i bambini ballavano e intonavano canti per ringraziarci della nostra visita, io seduto su tronchi di legno inebetito dalla bellezza delle loro melodie africane, non ci aveva pensato un secondo, era schizzato in piedi e tra i sogghigni degli adulti del villaggio aveva iniziato maldestramente ad imitare i loro movimenti coordinati ed eleganti. Ce l’ho ancora davanti agli occhi, vergognosamente pallido e scheletrico in mezzo a bellissimi corpi di ebano ornati di gioielli e avvolti stoffe variopinte, la gente del villaggo avrà pensato “ma guarda te ‘sto muzungu (bianco)… Però ne ha del coraggio!”, lui l’entusiasmo di buttarsi nell’incontro con gli altri lui non lo ha mai perso, forse non è mai invecchiato, o forse era già vecchio a 27 anni (Danilo non te la prendere, sto scherzando)…

Ora, dopo dieci anni, è giunto il momento di calcare di nuovo la terra rossa dell’Africa, forse in mezzo alle sue meraviglie e ai suoi drammi ritroverò lo sguardo che ho smarrito lungo la strada, ritroverò la spinta di sognare persa per strada, e se l’impulso di buttarmi non mi verrà sarà bene che me lo faccia venire. Stavolta però la compagnia sarà diversa, a fianco a me non ci sarà l’amico di una vita, ma la donna della mia vita.

E’ la prima volta in terra d’Africa per Monica, per questo  l’idea era di andare nell’Africa più nera possibile, in mezzo a elefanti, zebre, rinoceronti, ippopotami, giraffe, leoni e masai. E invece dove andremo di elefanti, zebre, rinoceronti, ippopotami, giraffe, leoni e masai non ce ne sono più, sterminati dai conflitti delgli anni ’80 con l’Eritrea, forse se avremo fortuna riusciremo a vedere qualche zebra, qualche ippopotamo e coccodrilli (quelli speriamo di vederli non troppo da vicino). Eppure senza saperlo nel biglietto d’aereo è finito uno dei paesi più remoti, selvaggi e incontaminati dell’Africa, l’Etiopia!

E pensare che la destinazione era rimasta in dubbio fino all’ultimo, certo, doveva essere Africa, ma l’Africa è un continente! Sembrava dovesse essere la destinazione prescelta fin dall’inizio, poi è diventata forse Kenya, pi Tanzania, poi Uganda, poi Angola, e infine, quasi per caso, siamo tornati al punto di partenza, Etiopia! Dopo che abbiamo staccato il biglietto dell’aereo abbiamo scoperto che là è il periodo delle pioggie, probabilmente se lo avessimo saputo prima non saremmo andati, e invece… Insomma, sembra proprio che l’Etiopia ci abbia chiamati… Eccoci!

L’Etiopia non è solo uno dei paesi ancora meno corrotti dall’occidentalizzazione, è anche uno dei paesi più poveri dell’Africa, con livelli estremi di indigenza, percentuali sconvolgenti di persone affette da AIDS, percentuali altissime di bambini soli o abbandonati, un paese dove crudeli pratiche tribali di mutilazione genitale sono ancora ben radicate nelle tradizioni e nel tessuto sociale, ma è anche un paese dalla moltitudine di etnie e tribù sparse per il paese, ognuna con le sue tradizioni e i suoi costumi, tra cui, per citarne alcuni, il “salto dei tori” degli Hamer”, o l’affascinante “body painting” dei Surma, dei Mursi, dei Dorze e molti altri (vedi “popoli valle dell’Omo“).

Ma l’Etiopia è anche un paese dalla cultura antichissima, dove la civiltà ha iniziato molto presto a piantare radici, dove convivono fedi religiose da “Terra Santa”, con una alta percentuale di cristiani copti, presenza di cristiani cattolici, una buona percentuale di musulmani e addirittura una comunità ebraica etiope (ricordo che secondo credenze antichissime la regina etiope di Saba ebbe il figlio Menelik da Salomone re d’Israele), i falasha, che per la verità è quasi sparita perchè tra il 1977 e il 1991 sono stati quasi tutti trasferiti in Israele (ne abbiamo visti all’aeroporto di Tel Aviv, erano gli addetti alle pulizie). Insomma, una parabola che si chiude ne apre un’altra… Non può essere un caso…

La cultura Etiope ha influenze molto eterogenee, tra cui anche influenze arabe, premeate anche nelle varie lingue che si parlano nelle diverse zone del paese (Amharico, Oromigna, Tigrigna, Guragigna, Somalo, Arabo).E non dimentichiamo che abbiamo dei conti in sospeso con questo paese, l’Etiopia fù colonia Italiana dal 1935 al 1941, l’Italia fascista si macchiò dei crimini di cui ogni rispettabile paese colonialista si deve macchiare per soggiogarne un altro.

Ricordo che quando siamo andati in Perù l’anno scorso, e poi a Natale in Palestina, avevamo studiato tantissimmo, ci eravamo preparati il programma come se avessimo dovuto andare in guerra, il risultato fù che in certi momenti le cose viste, le storie sentite, avevano perso un pò il sapore della scoperta. E’ per questo che stavolta ci siamo documentati il minimo indispensabile, per lasciare che sia l’Etiopia più autentica e verace a rivelarsi a noi in tutta la sua energia e la sua verità, ed è per questo che non voglio sbottonarmi più di tanto sul programma del nostro viaggio, per lasciare che scopriate l’Etiopia insieme a noi, con i nostri occhi, i nostri racconti e le nostre emozioni. Vi dico solo che lo stile di viaggio è quello che ha contraddistinto anche l’esperienza in Perù e in Palestina: conoscenza, volontariato e soprattutto incontro con le altre culture.

Vi dico solo che non so quante opportunità avremo di accedere a internet, ma state sicuri che faremo tutto il possibile per far si che siate con noi nel nostro viaggio.

Insomma, di carne al fuoco anche stavolta ce n’è tanta, il conto alla rovescia è già cominciato.

Inizio dell’avventura: Sabato 28 Luglio 21:45, aeroporto Bole di Addis Abeba.

Speriamo che sarete dei nostri!

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Pubblicato da su luglio 20, 2012 in Etiopia 2012

 

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