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Bibi taglia, tornano gli indignados israeliani

Articolo tratto da Nena News:

Bibi taglia, tornano gli indignados israeliani

Oltre 10mila persone in piazza contro l’austerity promessa da Tel Aviv. Ma come nel 2011, perché non si mettono in discussione i sussidi ai coloni?

lunedì 13 maggio 2013 09:00

di Emma Mancini

Gerusalemme, 13 maggio 2013, Nena News – Gli israeliani scendono in piazza contro le misure economiche minacciate dal governo di Tel Aviv, un piano di austerity fondato su considerevoli tagli alla spesa pubblica.

Il ministro delle Finanze, Yair Lapid, e il premier Netanyahu hanno proposto un piano di riduzione del budget che va a colpire la classe medio-bassa, provocando la reazione di parte della popolazione. Sabato migliaia di israeliani sono scesi nelle piazze delle principali città del Paese, insieme ai partiti di opposizione al governo e a membri della Knesset: 10mila a Tel Aviv, 300 in marcia verso la sede delle Ministero dell’Energia e delle Risorse Naturali nella capitale per protestare contro il piano di importazione di gas; 400 a Gerusalemme e 200 ad Haifa.

Sono scoppiati alcuni scontri e un manifestante è stato temporaneamente detenuto. “Invece di un budget omicida che aumenta l’IVA e le tasse e impoverisce lavoratori, professionisti, anziani e casalinghe, la gente chiede allo Stato di smetterla di fare regali ai tycoon, reclama le risorse naturali e di smettere di inviare denaro in colonie isolate – si legge in un comunicato degli organizzatori delle manifestazioni di sabato – I soldi andrebbero investiti in giovani e anziani, nel nostro welfare e nelle abitazioni in Israele”.

“Il piano finanziario di Lapid colpirà gravemente la classe lavoratrice e i settori più deboli della società – ha commentato il parlamentare del partito Laburista, Itzik Shumli – Combatteremo nelle strade e nelle aule del parlamento. Gli israeliani non si aspettano un ministro socialista, ma nemmeno un populista. Lapid promette di portarci in paradiso in due anni, ma la fiducia pubblica è la condizione necessaria alla crescita economica e oggi la gente si chiede se possono credere nel ministro delle Finanze”.

Sabato il ministo Lapid aveva risposto via Facebook ai dimostranti, promettendo di rivedere il piano di tagli e di allocazione del budget: “Questi tagli, necessari, sono solo il primo passo. Saranno seguiti da riforme che ci permetteranno di ridurre il costo della vita e migliorare la condizione dei lavoratori”.

Un movimento, quello iniziato sabato, che ricorda quello degli indignados israeliani, scesi in strada nell’estate del 2011 per reclamare giustizia sociale ed economica, a partire dalla richiesta della costruzione di case popolari e della riduzione del costo degli affitti. Il movimento dell’epoca finì per spegnersi, non volendo trasformarsi in un movimento politico: nessuno due anni fa mise in discussione la colonizzazione in Cisgiordania, che risucchia a favore dei coloni ingenti quantità di denaro. E se una casa a Tel Aviv è inarrivabile per una giovane coppia, un appartamento in una colonia ha costo quasi pari a zero, per invogliare la classe media a spostarsi nei Territori Occupati. Difficile, insomma, che il governo di Tel Aviv sposti consistenti percentuali di budget a favore della classe media, quando la priorità è la colonizzazione. Un elemento che gli indignados relegarono in un angolo, difendendo le politiche governative.

Nena News

 
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Pubblicato da su maggio 14, 2013 in Varie

 

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