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Figli di Lucy…

Ieri abbiamo fatto la conoscenza dell’etiope più famosa del mondo, Lucy, l’abbiamo trovata un po’ scheletrica ma in forma, tutto sommato i suoi 3,2 milioni di anni se li porta abbastanza bene. Lucy  è famosa per essere il più antico ritrovamento di ominide (australopitecus afarensis) che si muoveva in posizione eretta, questo fa di lei la “mamma” di tutti noi homo-sapiens. Per la verità nel corso degli ultimi vent’anni Lucy è stata sorpassata dal ritrovamento, sempre qui in Etiopia, di resti di ominidi che si spostavano in posizione eretta risalenti a più di 3,2 milioni di anni fa, ma il fascino di ritrovarsi davanti ai primordi del genere umano rimane comunque intatto.
Lucy, conosciuta in Etiopia con il nome di dinknesh (bellissima), è stata ritrovata il 30 Novembre 1974 da Donald C. Johanson nella depressione di Afar, zona nord-est del paese confinante con l’Eritrea, ma non è certo la più vecchia dei reperti di ominidi esposti al Museo Nazionale di Addis Abeba, resti di ominidi risalenti a ben prima dei 3,2 milioni di anni fà, seppure ancora lontani dal rappresentare i nostri antenati, sono stati ritrovati nella Valle dell’Omo da cui siamo appena tornati, e sono esposti insieme a Lucy tra le teche del museo.
Questo significa che tutti, bianchi, neri, orientali, aborigeni, europei, portiamo dentro di noi geni che discendono dai nostri antenati che milioni di anni fa si muovevano nelle savane della valle dei Mursi, dei Benna, degli Tzemay, dei Karo, degli Hamer, dei Bumi, quindi tutti noi siamo un po’ Mursi, Benna, Tzemay, Karo, Hamer, Bumi.

Tutti noi in fondo siamo un po’ etiopi, tutti noi in fondo siamo africani, questa consapevolezza dovrebbe annullare qualsiasi forma di razzismo e di antisemitismo in ogni angolo di questo mondo, ma sappiamo bene che le cose non stanno andando in questo modo, e già qui in Etiopia, un paese con più di 80 etnie e lingue diverse, l’intolleranza assume a volte contorni preoccupanti, ecco perchè qui tra le tribù della Valle dell’Omo la razzia delle greggi o delle mandrie di altre tribù è considerata un valore e un prestigio, un uomo è tanto più degno di onori da parte della sua comunità quanto più alto è il suo bottino di mucche o di pecore rubate alla tribù vicina. E’ ovvio che questo meccanismo innesca faide e guerre tra tribù, che ai tempi delle lance avevano carattere per lo più intimidatorio e facevano sì e no un paio di morti, ma al tempo dei Kalashnikov possono provocare vere e proprie stragi.

Altri risvolti di intolleranza in Etiopia, è già noto che il primo ministro etiope Meles Zenawy, di  etnia tigrina, è gravemente malato, gira voce che sia addirittura morto, questo farebbe sì che il vice ministro (nome non pervenuto), di etnia Weyto, diventi il traghettatore per le prossime elezioni “democratiche”, ma i tigrini (etnia economicamente e politicamente dominante) non permetterebbero mai che sia un Weyto (etnia considerata “inferiore”, la più bassa dai tigrini) a dirigere, o magari “pilotare”, elezioni il cui risultato potrebbe rivoltarsi contro gli interessi dei tigrini. Questo fa del vice-ministro un “personaggio scomodo”, e i personaggi scomodi finiscono sempre per “non godere di ottima salute”. La mancanza simultanea di un primo ministro e di un vice-ministro si tradurrebbe in assenza di governo, quindi instabilità politica, quindi problemi e disordini, forse è per questo motivo che una combriccola di turisti americani starebbe per iniziare a giorni un tour di 25 giorni in lungo e in largo per l’Etiopia, gira voce che sarebbero spie della CIA incaricate di verificare la situazione del paese.
La posizione dell’Etiopia e la sua situazione politico-religiosa infatti, a maggioranza cristiana, incastrata tra paesi arabi come l’Arabia Saudita e lo Yemen al di là del Mar Rosso e paesi africani dove monta l’estremismo islamico alimentato da Al-Quaeda, come Sudan, Somalia e Kenya, fa dell’Etiopia il quartier generale ideale per i giochi di guerra dello Zio Sam.

Un’altra forma di discriminazione in Etiopia, qui davanti alla finestra della missione da cui sto scrivendo si ergono scheletri di palazzi in costruzione, davanti a me procedono anche i lavori di costruzione di un’altra ala della missione, un palazzo a quattro piani. I Padri della missione sono stati costretti a iniziare i lavori sebbene un’altra ala non servisse, questo perchè il piano edilizio del governo in questa zona di Addis Abeba prevede un processo di “rivalorizzazione” del quartiere che costringe chiunque qui nella zona a demolire le vecchie costruzioni e a costruire edifici alti non meno di sei piani, altrimenti il governo espropria l’immobile, se va bene svendendolo per una miseria, lo demolisce ed inizia autonomamente la costruzione. Tradotto, il governo con un colpo di spugna vuole togliere di mezzo l’ “Addis Abeba dei poveri” per sostituirla con l’ ”Addis Abeba dei ricchi”,ad un povero che possiede solo una baracca e non ha certo i soldi per costruire un palazzo di sei piani non resta altro che togliersi di mezzo.

Gira e rigira in ogni angolo del mondo, seppure con sfumature diverse, la regola è sempre quella, è la legge della jungla, l’animale più forte mangia quello più debole. In fin dei conti non siamo granchè più evoluti di quella nostra scheletrica “mamma” che 3,2 milioni di anni fa magari avrebbe sperato in discendenti un po’ migliori di noi.

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Pubblicato da su agosto 8, 2012 in Etiopia 2012

 

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