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Contro l’occupazione Israeliana della Palestina, come contro l’Apartheid.

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Perchè l’apartheid finì?

Perchè l’opinione pubblica mondiale era ormai apertamente schierata contro questo crimine contro l’umanità.

Quei paesi che potevano fare qualcosa per porvi fine (anche quelli che tutto sommato non avrebbero più di tanto voluto) non poterono più girare la testa dall’altra parte, dovettero mettere in campo una politica anti-apartheid fatta di sanzioni, embarghi e disinvestimento nei confronti del Sud Africa. I potenti bianchi e la politica sudafricana rimasero isolati, e furono costretti a cambiare direzione.

Ma la scintilla che innescò tutto fù l’informazione. Tutti al mondo sapevano, si indignavano e protestavano. Tutti volevano che l’apartheid finisse, e finì.

Bene, lo stesso deve succedere con l’occupazione Israeliana della Palestina, e con i crimini contro l’umanità che vengono regolarmente commessi da Israele nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania.

Dobbiamo parlarne il più possibile, dobbiamo indignarci, dobbiamo protestare. Dobbiamo VOLERE che lo scempio del popolo palestinese finisca.

Quando sarà tutta l’opinione pubblica mondiale a volerlo, quando tutti vorremo questo, allora i nostri paesi non potranno più girarsi dall’altra parte, dovranno intervenire, e forse questa carneficina finirà.

Citazione:

«Le Nazioni unite assunsero una dura posizione contro l’apartheid; nel corso degli anni fu costruita un’intesa internazionale, che aiutò a porre termine a quell’iniquo regime. Ma noi siamo ben consapevoli che la nostra libertà rimarrà incompleta senza la libertà dei Palestinesi»… Nelson Mandela.

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Pubblicato da su luglio 22, 2014 in Varie

 

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Apartheid a norma di legge

Articolo tratto da Bocche scucite:

 

Apartheid a norma di legge

Pubblicato da

172b

E’ vero che si moltiplicano in tutta Italia le occasioni di riflessione sulla incredibile condizione di sopravvivenza che i palestinesi subiscono quotidianamente. Nelle scuole e nelle più diverse realtà scorrono immagini del muro di apartheid che tolgono il fiato a sinceri spettatori che esclamano attoniti: “non lo sapevamo!”
Ma c’è un capitolo ancora tutto da scrivere e da far conoscere: le leggi, cioè, che lo Stato d’Israele da sessant’anni studia e approva, per realizzare un perfetto sistema di apartheid che non solo sia tacitamente accettato dalla comunità internazionale, ma addirittura sia normato da una legislazione ad hoc.
E’ vero che se la legge è palesemente ( ? ) assurda, Israele è costretta a subire una reazione di stupore e magari di scandalo da parte di qualche osservatore esterno, come è accaduto per la Legge che proibisce di…parlare della Nakba nelle scuole israeliane. Ma questa protesta resta pochi giorni sulle pagine dei giornali mentre -questo è il vero obiettivo- la norma comincia ad entrare in vigore.

E’ di queste settimane un’altra incredibile normativa: all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv i funzionari hanno “diritto” di pretendere da qualsiasi viaggiatore l’apertura della casella personale di posta elettronica affinchè i servizi segreti possano impossessarsi di qualsiasi aspetto della sua vita, in particolare di ogni elemento che alimenti l’ipotesi che il viaggiatore voglia andare non solo in Israele, ma anche negli innominabili Territori Occupati. Violazione della privacy? Per lo Stato d’Israele conta solo la… sicurezza.

Volete un altro esempio di apartheid? La Legge razzista sulla Cittadinanza e l’Ingresso in Israele è stata confermata per la tredicesima volta in 11 anni, ignorando le sofferenze di decine di migliaia di famiglie palestinesi.

E’ una ratifica che nega i diritti più elementari delle persone, come ad esempio il diritto di condurre una vita familiare dignitosa sotto lo stesso tetto e denota il completo disprezzo del regime israeliano di apartheid e di occupazione per le risoluzioni delle Nazioni Unite.
Questa cosiddetta “Disposizione temporanea” impedisce alle famiglie palestinesi di condurre una vita familiare dignitosa e di usufruire dei propri diritti sociali, civili e di altro tipo.

E’ così che perfino l’amore tra palestinesi rimane ostaggio dell’occupazione e dell’apartheid israeliano. Ma nessuno ne parla perché forse appare una questione puramente giuridica.

BoccheScucite

 

 
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Pubblicato da su maggio 16, 2013 in Varie

 

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Cosa ha detto ad Obama lo studente che a Gerusalemme lo ha contestato? E che fine ha fatto?…

Domanda sbagliata a Obama, studente palestinese arrestato dalla polizia israeliana

Obama imbarazzato da giovane palestinese: Conosci Rachel Corrie?
Gerusalemme occupata – Un giovane palestinese ha messo in imbarazzo, con la sua domanda sulla morte dell’attivista americana Rachel Corrie, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, durante il suo discorso all’Universita’ di Gerusalemme.

Il 22enne Rabie Aid ha interrotto le parole di Obama per domandargli: “Conosci Rachel Corrie? L’americana che e’ stata uccisa con le armi regalate da Washington a Israele”? Una domanda pesante a cui il capo della Casa Bianca non ha voluto (o potuto) rispondere. Il giovane Aid, uno studente dell’universita’ di Haifa che vive in uno dei villaggi di al-Khalil, e’ stato subito arrestato dagli agenti di polizia israeliana. Ma prima di essere portati via dall’aula, si e’ rivolto ancora a Obama gridando: “Sei venuto qui per la pace o per dare piu’ armi a Israele”?

***

Rachel Corrie, 23 anni, statunitense attivista per la pace, e’ stata assassinata il 16 marzo 2003, schiacciata da una ruspa delle forze armate israeliane a Rafah, nel sud di Gaza, mentre cercava di impedire che quel mezzo meccanizzato demolisse l’abitazione di un medico palestinese.

 
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Pubblicato da su marzo 29, 2013 in Varie

 

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Obama: “Guardate il mondo con occhi Palestinesi”…

Tratto dal sito del Corriere della Sera:

Obama agli studenti israeliani:
«Guardate il mondo con occhi palestinesi»

Accorato discorso del presidente americano: «Tel Aviv scelga
la pace con l’Anp e questi riconoscano lo stato ebraico»

 

Obama è tornato in Israele Obama è tornato in Israele

l presidente Usa Barack Obama è tornato in Israele, dopo essersi recato a Ramallah dai palestinesi. Per tenere un discorso molto appassionato all’università di Gerusalemme, scandito da molti applausi, ma anche da una fugace contestazione di uno studente, presto allontanato dalla sala. Anche se il presidente Usa ha bloccato la sicurezza: «Lasciatelo parlare, è la democrazia».

Altri applausi. «L’IRAN NON AVRA’ L’ATOMICA»- Obama ha alternato nel suo discorso elogi a Israele e inviti ripetuti alla pace, ammonendo che gli insediamenti dei coloni ebrei nei territori occupati, sono «controproducenti». Tel Aviv «è a un bivio: scelga la pace con i palestinesi», ma questi ultimi lo devono «riconoscere come Stato ebraico». Obama dice anche che non permetterà all’Iran di avere «la bomba atomica» e che è ora che le relazioni con Israele «vengano normalizzate», riferendosi al mondo arabo. Poi però il presidente, coraggiosamente, si è di nuovo rivolto ai ragazzi israeliani: «Mettetevi al posto dei palestinesi, non è giusto che i bambini crescano senza una nazione».

Il mio commento:

  • gli insediamenti dei coloni ebrei nei territori occupati, sono «controproducenti»

No mio caro Obama, gli insediamenti non sono solo «controproducenti», sono illegittimi, dichiarati illegali da tutta una serie di risoluzioni dell’ONU. E’ terra rubata ai palestinesi ad un prezzo altissimo, case abbattute, interi villaggi evaquati o rasi al suolo, deprivazione delle risorse idriche palestinesi a danno dei palestinesi e a vantaggio degli insediamenti ecc ecc…Tutto questo con il preciso obiettivo di fare piazza pulita dei palestinesi in Cisgiordania e poter così annetterla allo stato di Israele. Questa non so come si chiama in Israele o negli Stati Uniti, ma nel resto del mondo si chiama pulizia etnica.

  • Tel Aviv «è a un bivio: scelga la pace con i palestinesi», ma questi ultimi lo devono «riconoscere come Stato ebraico»…

Forse all’assemblea dell’ONU del 28/11/12 che decretò la Palestina come nuovo “Stato non membro osservatore dell’ ONU”, l’ambasciatrice americana Susan Rice era troppo occupata ad accanirsi contro questa decisione, per accorgersi che poco prima proprio Abu Mazen, proprio al microfono di quell’assemblea, aveva ribadito con forza per l’ennesima volta (casomai ci fosse stata la necessità di ribadirlo) che la Palestina riconosce appieno il diritto all’esistenza dello stato di Israele, ora è il momento che Israele riconosca il diritto all’esistenza dello stato di Palestina.

  • Obama dice anche che non permetterà all’Iran di avere «la bomba atomica» e che è ora che le relazioni con Israele «vengano normalizzate»

…Della serie “il pallone è mio e solo io decido chi gioca, sennò me ne vado via col pallone… E se qualcuno prova a portarsi il suo, glie lo buco…”. L’America è l’unico paese al mondo ad aver sganciato due ordigni nucleari, per di più su obiettivi civili (Hiroshima e Nagasaki), e solo per questo dovrebbe vergognarsi profondamente, prima di andare a fare i conti in tasca al resto del mondo.

  • «Mettetevi al posto dei palestinesi, non è giusto che i bambini crescano senza una nazione… Guardate il mondo con occhi Palestinesi»…

Ma lo sa il signor Obama che mondo vedono gli occhi di un Palestinese? E’ un mondo che inizia in Galilea e finisce in Giudea, poi più niente, solo un muro alto 8 metri che li isola dal resto dal mondo. Praticamente murati vivi. E’ un mondo senza lavoro, senza futuro, senza il diritto a poter circolare, poter manifestare il proprio pensiero, poter avere una terra propria, o una casa propria senza dover temere che una notte arrivino i bulldozer a buttartela giù. E’ un modo dove devi dormire con un occhio aperto, e aspettarti che in qualsiasi momento di qualsiasi notte i militari israeliani facciano irruzione in casa tua e ti arrestino o arrestino uno dei tuoi familiari, senza accuse, senza processo, a tempo indeterminato, fino a quando il mondo si dimenticherà che esisti, caso mai se ne fosse mai ricordato. E’ un mondo dove, se ti va bene che quella notte non ti arrestano, i militari chiudono te e tutta la tua famiglia per un paio d’ore in uno sgabuzzino di casa tua, e vanno a farsi una pennichella nel tuo letto. E’ un mondo dove, se lasci casa tua per un paio di giorni, quando torni ci trovi una famiglia di coloni ebrei ultraortodossi che ti chiamano Nazi e ti dicono che quella è casa loro, quella è terra loro, glie l’ha data Dio stesso! E’ un mondo dove non hai neanche diritto all’acqua, perchè chi ha progettato quell’orribile muro è stato ben attento a tenere le risorse idriche palestinesi dalla parte israeliana del muro. E se vuoi bere quell’acqua devi pagarla, e tanto. E’ un mondo dove se sei gazawi, praticamente sei già morto, seppellito sotto metri di macerie, di bombe e di silenzio.

Ma lo sa il signor Obama che il mondo che vede un Palestinese è un mondo dove tutti hanno diritto ad esistere, a parte te, perchè sei palestinese?

Caro signor Obama, prima di farsi paladino della pace in Palestina e mettersi in bocca tante belle parole, dovrebbe lavarsi la bocca da tutte le cose che ha detto contro il popolo Palestinese, dovrebbe lavarsi le mani da tutto quello che ha fatto contro il popolo palestinese (lei e il suo amico Nethanyau), perchè le mani e le bocche dei Palestinesi sono ancora piene della polvere e delle macerie di tutto quello che gli avete tirato addosso per seppellire sotto metri di terra il loro diritto ad esistere.

Ma in fin dei conti, signor Obama, ha fatto bene a dire quel che ha detto, qualcuno dovrà pur cominciare a parlare di pace, soprattutto ha fatto bene a dirlo ai giovani dell’Università di Gerusalemme, saranno loro che costruiranno il futuro di quella martoriata terra.

Ma, mi raccomando signor Obama, tutte le belle cose che ha detto, si ricordi quando ha un attimo di tempo di andare a dirle anche al suo caro amico Benjamin Nethanyau…

 
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Pubblicato da su marzo 22, 2013 in Varie

 

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Grazie Vik… Restiamo umani…

Nell’anniversario della morte di Vittorio Arrigoni vogliamo ricordarlo condividendo con voi l’attimo di una discussione avvenuta a Betlemme la scorsa antivigilia di Natale.

23/12/11 – E’ il nostro primo giorno a Betlemme, siamo arrivati da qualche ora, da circa un’oretta siamo seduti sul divano della nostra famiglia adottiva palestinese e conversiamo amabilmente di tutta una serie di argomenti legati alla situazione palestinese. Parliamo anche di Gaza e ovviamente finiamo per parlare di Vittorio Arrigoni. Io, convinto che la famiglia non abbia la minima idea di chi sia, chiedo loro se ne abbiano sentito parlare. Il capo famiglia Adel, sorpreso dalla mia domanda, mi risponde “starai scherzando! Certo che sappiamo chi è Vittorio Arrigoni, tutti qui in Palestina sanno chi è, Vittorio è un eroe… Un eroe di tutto il popolo palestinese”. Le parole di Adel mi lasciano sorpreso e allo stesso tempo mi riempiono di fierezza, per un attimo dimentico il mio consueto pregiudizio nei confronti dell’apatico costume italiano e mi godo qualche minuto di puro verace orgoglio patriota.

E mi ritornano in mente i titoli del quotidiano Il Foglio di Maurizio Belpietro, quando alla richiesta della madre di Vittorio di far rimpatriare la salma dall’Egitto piuttosto che da Israele, pubblicò a tutta pagina Laciatelo là…, altri giornali commentarono …cosa c’è andato a fare là?… Se l’è meritato…Se lè voluta… Se lè andata a cercare….

Quel che mi rattrista è che affermazioni del genere le ho sentite pronunciare anche da gente che conosco, colleghi, amici, gente normale, segno di una insensibilità latente molto ben radicata nel tessuto sociale italiano, che non ci fa certo onore.

Alcuni italiani sono riusciti a trattare a pesci in faccia anche la “memoria” di Vittorio Arrigoni…

E per i palestinesi… E’ un eroe…

Su questo abbiamo molto da riflettere…

Vittorio è stato un limpido esempio di integrità morale, non so se fosse cristiano, ma pochi come lui hanno avuto il coraggio di vivere e di morire esattamente come fece Gesù, dedicando la sua vita agli altri.

Molti però sono quelli che hanno raccolto il suo testimone, che continuano a denunciare la disumana situazione palestinese, che si rimboccano le maniche, salgono su un aereo e vanno a tendere una mano ai perseguitati fratelli palestinesi.

Molti sono quelli che, costi quel che costi, hanno la ferma volontà di…..       Restare umani.

Grazie Vik

http://www.youtube.com/watch?v=kY0yobjA–o

 
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Pubblicato da su aprile 16, 2012 in Betlemme 2011

 

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Come la Siria…

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In questo periodo ci stiamo tutti scandalizzando della feroce repressione che da un anno a questa parte  il regime di Bashar al-Assad sta esercitando sulle migliaia di civili siriani che pacificamente manifestano la loro volontà di liberarsi dall’occupazione del regime e costruirsi un futuro di democrazia e libertà.

Ecco, lo stesso sta succedendo in Cisgiordania, dove migliaia di pacifici manifestanti palestinesi, ma anche provenienti da ogni angolo del mondo, si sono dati appuntamento lo scorso 30 Marzo per dire con forza, ma pacificamente, NON VOGLIAMO PIU’ L’OCCUPAZIONE ISRAELIANA, vogliamo una Palestina libera (vedi Global March to Jerusalem).

Vi ricordo che l’ONU stessa, con una infinità di risoluzioni chiuse nel cassetto e dimenticate, ha sancito l’illegittimità dell’occupazione israeliana dei territori palestinesi e degli insediamenti dei coloni ebrei in Palestina.

Come per ogni regime che si rispetti, anche Israele ha riservato ai pacifici manifestanti un caloroso benvenuto di lacrimogeni, cariche dei soldati e bombe assordanti. Ci sono state anche vittime, chi ha ucciso il giovane Mahmoud ha mirato al petto e sulla folla che manifestava a Beit Hanoun i colpi erano tutti ad altezza d’uomo.

Video:

Eppure… Tutto questo qui in occidente come al solito è passato nel più assoluto, assordante silenzio.

E allora, facciamo come facciamo per la Siria, scandalizziamoci, parliamone, chiediamo che si faccia qualcosa in difesa delle ennesime vittime di una feroce occupazione che da 50 anni strangola il popolo palestinese.

Un giorno di molti anni fa sulle rive del lago di Tiberiade, sulla stessa terra che oggi è teatro di indicibili orrori, un uomo pronunciò queste parole:

« Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati gli afflitti, perché saranno consolati.
Beati i miti, perché erediteranno la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati a causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.
Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli »   (Matteo 5,3-12)

Quest’uomo non era solo un uomo, ma i dodici che lo seguivano si. In così pochi hanno iniziato a svelare il nuovo annuncio, sotto la persecuzione di chi temeva che questo nuovo annuncio avrebbe cambiato tutto.

Ha cambiato tutto.

Allora il mio invito è di fare per la Palestina come gli apostoli e gli evangelisti fecero per Gesù Cristo. Non ci facciamo intimidire, parliamo, annunciamo anche per la Palestina il messaggio di pace che Gesù ha portato per tutti i popoli.

Facciamo che la nostra voce, un poco alla volta, cambi tutto.

Qui sotto, a testimonianza di quanto detto riguardo alle manifestazioni in Cisgiordania del 30 Marzo, vi riporto l’editoriale della newsletter n.146 di Aprile di “Bocche scucite“, il sito di informazione pro-Palestina di Pax Christi (lo trovate tra i links), buona lettura e… Buona settimana santa!.

 

È il kairos di una nuova intifada nonviolenta

Un grande giorno, una protesta davvero globale, in tutto il mondo. Ma soprattutto sulle strade della Palestina occupata, come non si vedeva da anni, migliaia di palestinesi hanno sfidato la repressione dell’esercito scandendo lo slogan dei rivoluzionari tunisini: “il popolo vuole la fine dell’occupazione!” E l’abbiamo capito tutti che quello che stava succedendo non veniva certamente descritto dal vergognoso servizio di Claudio Pagliara: “Tensione e scontri…la polizia si difende dai manifestanti… le regole d’ingaggio per i militari sono: impedire in qualsiasi modo la violazione dei confini”. Tradotto: hanno sigillato la West Bank e scaricato sulla gente lacrimogeni e bombe sonore dappertutto, da Jenin a Betlemme. Ma non solo: chi ha ucciso il giovane Mahmoud ha mirato al petto e sulla folla che manifestava a Beit Hanoun i colpi erano tutti ad altezza d’uomo. Mentre veniva freddato il ventenne Mahmoud, le donne di Gerusalemme a mani nude riuscivano a fermare le cariche della polizia israeliana alla Porta di Damasco a Gerusalemme e al check-point di Qalandya i giovani resistevano fino all’alba alle violenze dei militari. Ovviamente il cronista non ha poi minimamente accennato al valore di questa storica giornata: per celebrare la Giornata della Terra, davvero globale è stata la mobilitazione, perchè lo scandalo più grande e l’ipocrisia più insopportabile vengono proprio da noi occidentali che facciamo di tutto per nascondere la realtà di questo assurdo terrorismo di stato.

Per la prima volta il popolo palestinese non sarà solo a celebrare la Giornata della Terra. Oltre 60 Paesi nel mondo renderanno davvero mondiale questa protesta” -affermava alla vigilia Adnan Ramadan- “ma mentre le nostre dimostrazioni saranno tutte pacifiche e non ci sarà nessun tentativo diretto di sfidare le autorità israeliane, l’esercito israeliano è pronto a qualsiasi eventualità e farà tutto il necessario per difendere i confini ed i cittadini di Israele”.

Questa “eventualità” si è verificata per esempio quando l’esercito ha colpito alla testa il leader del partito palestinese progressista Mustafà Barghouti. Dall’ospedale ha dichiarato: “nessuno pensava che saremmo riusciti a dar vita a una mobilitazione unitaria nonviolenta che ha coinvolto migliaia di persone. Incredibili le dichiarazioni del viceministro degli esteri israeliano Danny Ayalon: “Per Israele chiunque si opponga all’occupazione è un terrorista”. Ma queste dichiarazioni, secondo Barghouti “non sono solo provocazione allo stato puro. Denotano la preoccupazione di Israele per l’aumento della protesta nonviolenta: decine di migliaia di persone hanno dimostrato che esiste una terza via tra rassegnazione e una pratica militarista: è la via della disobbedienza civile, di una rivolta popolare in cui ognuno si sente partecipe, protagonista. È una nuova Intifada: l’Intifada nonviolenta».

Questa è la notizia che avremmo voluto ascoltare al telegiornale. Questa è la vera novità di rilievo in un stato d’Israele che continua a minacciare un catastrofico attacco all’Iran e teme sempre di più la forza inaudita della nonviolenza. E così, mentre in ogni parte del mondo sempre più persone si mettono in marcia per una “Global March” contro l’occupazione, da innumerevoli aeroporti europei si preparano a partire nei prossimi giorni migliaia di persone senza nascondere la meta del loro viaggio: “noi andiamo in Palestina!” Ovviamente le onnipotenti autorità israeliane hanno dichiarato che verranno fermati tutti, ma siamo sempre più certi che nessuno potrà fermare la sempre più forte rivendicazione della libertà per i palestinesi, una specie di “marcia” globale di milioni di persone che sulla stessa strada delle rivoluzioni arabe, sempre più forte stanno continuando a gridare: “il popolo vuole la fine dell’occupazione!”.

BoccheScucite

 
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Pubblicato da su aprile 4, 2012 in Varie

 

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L’ACQUA COME ARMA, ISRAELE ‘OCCUPA’ LE FONTI IDRICHE

Sono decine le fonti d’acqua che i coloni israeliani si sarebbero accaparrati a detrimento della popolazione e delle coltivazioni palestinesi. Lo denuncia un rapporto diffuso oggi dall’ufficio di coordinamento del’Onu (Ocha) secondo cui 30 su 56 fonti idriche poste nelle immediate vicinanze di colonie e insediamenti della Cisgiordania, sono inaccessibili ai cittadini palestinesi. Il documento riferisce che i palestinesi sono “fisicamente separati” dalle fonti idriche con minacce e atti intimidatori che spesso sfociano in vere e proprie violenze. Nel 93% dei casi, le fonti d’acqua della Cisgiordania si trovano “sotto totale controllo israeliano” nonostante ’84% si trovi su terreni registrati dall’amministrazione militare israeliana come “proprietà privata palestinese”. In conclusione, i relatori del rapporto esortano le autorità israeliane a esercitare pressioni e a sanzionare atti “contrari al diritto internazionale e alla stessa legge israeliana”. Lo scorso 17 gennaio la Commissione Affari Esteri del Parlamento Francese aveva accusato in maniera più o meno esplicita Israele di praticare una nuova forma di apartheid attraverso una gestione “esclusiva” delle fonti idriche nei Territori palestinesi occupati. Nel rapporto, firmato dall’ex-minstro dell’agricoltura francese Jean Glavany, si fa riferimento alle strategie di “water occupation”. Si tratta di una serie di misure, tra cui la stessa costruzione del muro di separazione eretto in Cisgiordania, che rispondono ad una ripartizione delle sorgenti d’acqua sotterranee tali da garantirne il consumo e la direzione unicamente ad Israele.

Pubblicato oggi sull’ agenzia di stampa missionaria MISNA

 
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Pubblicato da su marzo 19, 2012 in Varie

 

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