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Una luccicante bugia…

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Londra… E’ innegabile, il periodo migliore per visitarla è Natale, le favolose luminarie di Oxford Street e Regents Street, le vetrine dei negozi addobbate per l’occasione, come solo qui a Londra sanno fare, i grandi magazzini di Selfredges e Harrod’s scintillanti di luci, tutto così perfetto, così “natalizio”, confezionato alla perfezione.

E’ la milionesima volta che veniamo a Londra nel periodo di Natale, eppure non mi stanco mai… O forse questa volta si?… L’eccitazione, l’elettricità nell’aria, l’ impressione di essere al centro del mondo, come mai quest’anno non le sento più? Il mio sguardo si posa distratto sulla selva di messaggi pubblicitari di cui sono inondate le vie di questa moderna Babilonia, sulle fiancate degli autobus, nei supermercati, nei Caffè di catene come Costa, Caffè Nero, Starbuck’s, E.A.T., tra finti pupazzi di neve in perizoma che dalle vetrine ancheggiano ammiccandoti che solo lì dentro troverai i migliori sconti di Natale, o gigantografie dell’ “X-mas breakfast”, la colazione di Natale che puoi avere con sole 5 sterline, “altrimenti che Natale è?…”. Si perchè, meglio scrivere “X-mas”, quel “Christ” di troppo, così vincolante, troppo religioso, troppo cristiano, meglio lasciarlo fuori. Meglio che il Natale non abbia bandiere, niente ideologie, niente religioni, non distraiamo il consumatore con informazioni superflue, “l’unica cosa che conta è che il consumatore si convinca a comprare l’ X-mas breakfast!”.

“X-mas”, il Natale mercificato come una sorta di “X-Factor” natalizio… Tutto qui? E’ davvero tutto qui il Natale? A girare per le vie di Londra sembrerebbe proprio di si, un’unica immensa interminabile vetrina, dove puoi trovare di tutto, basta avere soldi da spendere. Un tempo tutto questo mi divertiva, adesso mi ritrovo a girare per le vie e non so cosa fare, non ho voglia di comprare, tutto mi sembra così vacuo, così banale, una luccicante bugia.

Quanto stride tutto questo con il ricordo del Natale scorso passato a Betlemme. Si certo, anche lì il Natale “pagano” non ci risparmiava i suoi schiamazzi, la mercificazione del Natale si sentiva anche lì, ma non c’era solo quello. C’era l’euforia della gente di Betlemme, cristiani o musulmani che fossero, sapevano che quel giorno è si la festa di tutti, ma è soprattutto la “loro” festa, la festa della loro città, perchè quello che Londra dimentica, che il mondo dimentica, che noi troppo spesso dimentichiamo, è che il 25 Dicembre non è la festa dei regali, non è la festa degli sconti, non è la festa degli acquisti, quelle sono solo luccicanti bugie per gente debole.

Il 25 Dicembre si festeggia la nascita di Gesù Cristo.

La sera del 29 di questo Dicembre eravamo a una fermata dell’autobus in Oxford Street, eravamo già in ritardo per la cena quando un vecchio mi avvicina e mi fa “…bus stop… bus stop to Piccadilly… Piccadilly Circus…” e balbetta vocaboli incomprensibili per il mio inglese incerto. Un’occhiata veloce alla strada, il 98, il nostro autobus, sta arrivando, saliamo e lasciamo il vecchio a se stesso o cerchiamo di aiutarlo? L’autobus si arresta alla nostra fermata ed apre le porte, mia moglie è ancora intenta a cercare scarpe nella vetrina di fronte, mentre penso a cosa fare in realtà ho già deciso, le porte si richiudono, l’autobus riparte e rimango davanti al vecchio che mi fissa in attesa di una risposta. “Amore” faccio verso mia moglie, “aiutami a capire cosa cerca questo signore”, il vecchio cerca di ripetere, ma dalla bocca gli esce un indecifrabile miscuglio di parole inglesi ed italiane, “ma lei è italiano?” gli chiedo, e il suo viso si illumina mentre con un forte accento del sud mi risponde “Si!! Italiano sono!!” e fiero aggiunge “Calabbrese!! Io sono stato un grande chef sai! Sono stato lo chef della reggina! Lo conoscete il Bar Italia a Soho? Lo feci io tanti anni fa… Eh, è perchè ormai sono vecchio, c’ho 92 anni, sono settant’anni che sto qua…”.

Chiacchieriamo amabilmente mentre giriamo avanti indietro per Oxford Street in cerca della fermata giusta, il vecchio parla in un mezzo italo-calabro-inglese quasi incomprensibile, si regge a stento sul suo bastone io gli porgo il mio braccio per aiutarlo a camminare. “Ma dove ha detto che deve andare? Piccadilly?” gli chiedo, il vecchio si guarda intorno spaesato “Lester Square (Leicester Square)… Di là c’è Occseford Circus (Oxford Circus)… E Mabble Ach (Marble Arch)… Da quella parte là ci sta Eddgge Rodd (Edgware Road)… Trafagghia Square (Trafalgar Square)…” e di nuovo vocaboli incomprensibili. E’ evidente che la sua età non gli permette più di essere lucido “si, ma lei dove deve andare?…” gli chiediamo nuovamente, lui scuote le spalle “vabbeh… Di là c’è Tottam Coutt Road (Tottenham Court Road), di lì posso andare a Soho, al Bar Italia…”, che è dietro l’angolo, e con un disarmante sorriso, quasi in punta di piedi, aggiunge “perchè non venite con me? Vi offro un caffè… Siete stati così gentili…”. A quel punto ci è tutto chiaro, non erano le indicazioni ciò di cui aveva bisogno, aveva bisogno solo di un po’ di compagnia, forse ha sentito che siamo italiani e con una scusa ci ha avvicinati.

Arriva l’autobus, lo aiutiamo a salire, ci assicuriamo con l’autista che sia l’autobus giusto e che faccia scendere il vecchio alla fermata giusta. “Come si chiama lei?” chiedo al vecchio, “Franchino!!…” risponde, felice già solo del fatto che glie l’abbia domandato, e con un timido sorriso, quasi sparendo tra le spalle del suo cappotto, aggiunge “siete sicuri che non volete venire con me a prendere un caffè?…”.

Quanto ci piacerebbe salire con lui su quell’autobus, chiacchierare tutta la serata davanti a un caffè e ascoltare tutte le storie che avrà da raccontarci sui suoi settant’anni a Londra, ma dobbiamo andare. Ci accontentiamo del sorriso di gratitudine con cui Franchino ci lascia, mentre la scia rossa del bus a due piani sparisce lungo la via, e ci incamminiamo soddisfatti per una Oxford Street insolitamente semivuota, d’un tratto spogliata dei rumori e dei suoi languidi richiami, perchè tutto il vuoto delle sue scontate promesse è stato riempito da un incontro, perchè il garbato sussurro di un momento di umanità ha coperto senza fatica gli strepiti di una luccicante bugia.

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Pubblicato da su gennaio 7, 2013 in Varie

 

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