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L’assedio di Hebron

Articolo tratto da Bocche Scucite:

Poveri coloni!… inqualificabile gesto del ministro italiano del turismo Bray

Pubblicato da il 15/10/13 • Inserito nella categoria: A voce alta,Numero 179

“Come va a scuola, Sami?”
La domanda, scontata per gran parte dei bambini del mondo, a Hebron è perlomeno ambigua. Quasi ogni mattina, infatti, i soldati attaccano con violenza i bambini e i giovani studenti che pagano un prezzo altissimo la loro volontà di…andare a scuola!

Nei prossimi giorni un altro Team di Pax Christi, Tutti a raccolta 2013, in Palestina appunto per appoggiare la popolazione durante la raccolta delle olive, raggiungerà Al Kalil ed esprimerà la nostra solidarietà a chi quotidianamente viene vessato dalla potenza occupante.

“Verso le 07.20 del 6 ottobre, circa 100 bambini -riporta l’agenzia Nena news- stavano tentando di raggiungere a piedi la scuola quando hanno notato tre soldati in piedi sotto un edificio. Questo è un comportamento insolito da parte dei soldati e alcuni dei ragazzi e bambini presenti hanno cominciato a lanciare pietre. Mentre questi soldati attiravano l’attenzione dei bambini, altri 5 soldati si sono avvicinati da un vicolo. Questi, poi, hanno caricato la folla di bambini indiscriminatamente tentando di prendere chiunque gli capitasse a tiro, a prescindere dal fatto che questi avesse lanciato sassi o meno. Di conseguenza 4 bambini sono stati arrestati. Attivisti internazionali e palestinesi locali hanno contestato la legittimità di tali azioni senza però alcun risultato. Dopo la detenzione di questi bambini dietro veicoli dell’esercito, uno di questi, di 8 anni, è stato rilasciato. Tuttavia, poco dopo, hanno arrestato Sami un altro bambino di 12 anni”.

Anche il nostro ministro italiano per il turismo ha visitato in questi giorni Hebron. Non illudetevi: non è andato ad esprimere la solidarietà dell’Italia alle famiglie di Sami Bent, Munif Darna, Muhammad Mussa Kremeri e gli altri bambini aggrediti e arrestati. Anzi, è stato immortalato mentre visita e con grandi incoraggiamenti approva, la colonia illegale di settlers proprio in quella Suhada Street che tutto il mondo sa essere occupata dagli stessi coloni israeliani! Qualche protesta e un bel po’ di vergogna per tutti noi.

Ha commentato Issa Amro, di YAS: “Inqualificabile gesto sul piano politico e morale è stato quello di visitare la colonia. Mentre il ministro ha incredibilmente sottolineato l’importanza per i coloni del loro bisogno di sicurezza, ha ignorato la presenza di dozzine di checkpoint, e delle restrizioni al movimento imposte ai palestinesi, le videocamere di controllo installate, le armi che entrambi i coloni e i soldati portano quando pattugliano la città. La visita del ministro Bray è in palese contraddizione con il regolamento dell’Unione Europea e con la politica dichiarata di fermare qualsiasi aiuto e/o cooperazione con le colonie nella Cisgiordania.
I residenti palestinesi di Hebron, i difensori dei Diritti Umani, i gruppi di giovani attivisti si appellano all’UE affinchè fermino i suoi membri responsabili di collaborare con il sistema di occupazione e di oppressione.”

Al Team di Tutti a raccolta chiediamo di portare direttamente a loro e ai coraggiosi volontari di Youth Against Settlemnent, la nostra indignata e solidale riprovazione dell’accaduto.

BoccheScucite

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Pubblicato da su ottobre 16, 2013 in Varie

 

Tea Party

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Articolo tratto da Bocche scucite:

Tea party

Pubblicato da il 15/10/13 • Inserito nella categoria: Editoriale,Numero 179

Immaginatevi di essere un palestinese e di essere in casa, nella vostra, ‘povera’, casa, e di prepararvi per la notte, dopo aver lavorato tutto il giorno nei campi. O forse dopo aver pianto davanti ai vostri 48 alberi d’ulivo sradicati dai vostri ‘vicini’ violenti appena tre giorni fa. O magari dopo aver pianto insieme al vostro vicino di casa, perchè gli alberi erano suoi, ma poteva toccare a voi, e questa è la stagione della raccolta e senza olive non si campa, da voi.
Immaginate …”un ingente numero di soldati israeliani che ha fatto irruzione nel villaggio circondandolo, nelle colline a sud di Hebron. L’esercito ha bloccato gli accessi al villaggio e ha perquisito numerose case palestinesi senza trovarvi nulla”.
Immaginate la paura che potreste provare sapendo che il vostro vecchio padre con la vostra bambina sono nelle mani di coloni e soldati, bloccati senza motivo all’ingresso del villaggio, per ore… “I soldati israeliani stavano fermando le auto dei palestinesi, perquisendole, perquisendo gli uomini e trattenendo le chiavi dei veicoli. Due jeep sono rimaste sul posto per bloccare la strada e impedire a chiunque l’accesso al villaggio, mentre sei jeep entravano ad At Tuwani. In totale, cinque auto di proprietà palestinese con a bordo undici uomini, tre donne, un anziano e una bambina sono state fermate. I soldati hanno permesso alle persone di tornare a casa dopo più di due ore.”
Immaginate poi la rabbia che avreste tutto il diritto di provare se i soldati d’occupazione entrassero nella vostra casa, senza chiedere permesso, frugando impunemente tra le vostre cose, armi in pugno: “l’esercito ha fatto irruzione nelle case dei palestinesi di At Tuwani, perquisendole, spaventando gli abitanti e in alcuni casi minacciando di arresto sia i palestinesi che gli internazionali che stavano filmando la scena. L’esercito israeliano ha perquisito la moschea locale, cinque case -una con sole donne all’interno- e due stalle, senza trovarvi nulla.”
Nulla, appunto. Come sempre tutto questo senza una ragione, senza una logica, se non quella della sopraffazione, della violenza perpetrate giorno dopo giorno, anno dopo anno.
Immaginate… che allora voi, per reagire, per non soccombere, per rimanere umani… organizzaste-senza troppo preavviso, ma tant’è, non aspettavate visite dopotutto – un meraviglioso tea party!
Questo è quello che gli abitanti di At Tuwani, grandi testimoni di nonviolenza creativa, hanno offerto ai loro nemici, come ci hanno testimoniato gli amici di Operazione Colomba: “tutti i residenti del villaggio hanno dimostrato solidarietà nelle case invase dai soldati; alcuni abitanti hanno filmato gli sviluppi della situazione; le donne hanno fatto pressione sui soldati, dai quali sono state rincorse, per riaprire la strada. Infine, alcuni palestinesi hanno invitato i soldati a bere del tè mentre questi irrompevano nelle loro case.”

Grazie, amici di At Tuwani, che anche a noi infinite volte avete riservato cordialità e calore e piatti superbi, quando siamo venuti in visita. Grazie per aver accolto noi e i soldati allo stesso modo! Grazie perchè non vi lasciate scalfire dalla brutalità di chi vi vorrebbe lontani dalle vostre case, dai vostri campi, dalle vostre bestie. Grazie per continuare a rimanere lì, continuando però ad essere uomini e donne liberi. Liberi di accogliere tutti come sapete fare. Liberi di rimanere nonviolenti.

BoccheScucite

 
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Pubblicato da su ottobre 16, 2013 in Varie

 

Alle vittime di Lampedusa…

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Stamattina in auto, era ancora buio, intravvedo una piccola sagoma nera sulla strada, un gatto. “E’ finito sotto una macchina” penso in un nanosecondo… Niente di nuovo, quante volte capita di vederne sul ciglio della strada, ma questo era diverso, gli occhi sbarrati pieni di spavento riflettevano indietro la luce dei miei fari, con scatti convulsi delle zampe cercava di rimettersi in piedi, ma non ci riusciva… Era ancora vivo.

Mentre lo scanso con l’auto penso “chissà quante altre auto lo scanseranno prima che una lo prenda in pieno e gli dia il colpo di grazia”, il pensiero mi fa raggelare il sangue. Non posso fare a meno di pensare “speriamo che si rialzi in tempo, o che l’auto che lo ucciderà arrivi presto e metta fine alla sua agonia”.

Non riesco a non pensare alla paura che deve aver provato quel povero gatto in quei momenti… E non so come, mi ritrovo a pensare alla paura che deve aver provato ognuno di quei 120 migranti morti annegati a Lampedusa, mentre intorno vedevano solo buio ed acqua, e urlavano, chiedevano aiuto, e si chiedevano per quanto avrebbero potuto ancora resistere prima finire inghiottiti dalle acque.

Proprio come quel gatto, che ad ogni faro d’auto che si avvicinava si sarà chiesto “sarà questa ad uccidermi?”. Proprio come quei migranti, che ad ogni faro di peschereccio che si allontanava si saranno chiesti “sarà questo ad uccidermi?”.

Penso a quelle file di sacchi neri allineati sulla banchina di Lampedusa, quei lenzuoli bianchi che sventolavano sulla spiaggia percossi dal vento. “Ecco” penso “anche quei poveri cristi hanno fatto la fine che fanno i gatti sulle strade, morti senza nome inghiottiti dalla acque, dall’indifferenza…”.

Non mi riferisco all’indifferenza dei pescatori, perchè loro, poveri cristi anche loro, avrebbero voluto andare in soccorso, ma non potevano. Non potevano perchè l’indifferenza di altre persone ha permesso che venisse promulgata una legge criminale come la Bossi-Fini, che proibisce a qualsiasi battello, peschereccio o mercantile che sia, di imbarcare clandestini, anche solo per prestare soccorso, anche se questo fa la differenza tra salvarli o lasciarli morire come gatti sulle strade.

Mentre tiro dritto in auto per un attimo mi immagino quel gatto zompare in piedi e fuggire via tra le auto parcheggiate, il pensiero mi lascia scappare un mezzo sorriso sul viso, ma penso “quando tornerò sicuramente lo rivedrò riverso a bordo strada, senza vita”. E invece, con grande sorpresa, quando mezz’ora dopo ripasso di lì, il gatto non c’è più. Mentre passo sul punto esatto allungo l’occhio a bordo strada per vedere meglio, forse l’urto con un’altra auto l’ha sbalzato più in là. Ma niente… Forse davvero è riuscito a rialzarsi e a salvarsi, sai com’è, si dice che i gatti hanno nove vite…

O forse qualche automobilista si è fermato, l’ha caricato sull’auto e l’ha portato da un veterinario. Forse è proprio così, forse l’ha salvato qualcuno… Quello che non ho fatto io, che mi sono impietosito, ma non mi sono fermato.

Quanti di quei migranti sarebbero ancora vivi se qualcuno in più di quei pescherecci si fosse fermato a soccorrerli? Tutte quelle salme sulle spiaggie e sulle banchine di Lampedusa, sono ancora lì… Perchè non basta impietosirsi, non basta indignarsi, bisogna fermarsi.

Dobbiamo fermarci a pensare, e capire che le sagome malconce che affollano le carrette del mare sono esseri umani come noi. Siamo noi che se non li soccorriamo, se non li aiutiamo, se non ci facciamo carico della loro umanità, se non pretendiamo dal nostro paese una politica di solidarietà e tolleranza, non siamo esseri umani.

Chiediamo che la legge Bossi-Fini venga modificata, altrimenti avremo fallito la nostra missione di esseri umani:

“…Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi…” (Gv 15, 9-17)

 
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Pubblicato da su ottobre 4, 2013 in Varie

 

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Un clown fra i bimbi di Gaza “ per far sorridere il cielo”

(Tratto dal sito del Patriarcato Latino di Gerusalemme)

Un clown fra i bimbi di Gaza “ per far sorridere il cielo”

 

 

 

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Nella striscia di Gaza, abbiamo incontrato Marco Rodari, il clown italiano che va a trovare le comunità cristiane più tribolate nel mondo per portare ai bambini un sorriso.

Merita attenzione la storia del clown “Il Pimpa”, all’anagrafe Marco Rodari, che, ormai da diversi anni, parte dal piccolo paese di Leggiuno nel nord d’Italia e va a trovare bambini che vivono situazioni difficili. Lo abbiamo incontrato nella striscia di Gaza letteralmente circondato da magie e sorrisi, durante il campo estivo per i bambini della parrocchia latina della Sacra Famiglia. Gli abbiamo rivolto qualche domanda.

Perché un clown a Gaza?

Semplice – dice Il Pimpa – è la voglia di far sorridere il cielo, perché in alcuni luoghi del mondo, il cielo, anche quando è completamente azzurro, purtroppo non è sereno. Allora, una semplice magia fatta con i bambini aiuta a portare serenità al cielo, a tutti i bimbi che da lassù ci seguono e a tutti quelli che hanno ancora i piedi per terra.

Da dove nasce la tua voglia di stare con i bambini?

Innanzitutto dal puro ed egoistico piacere. Durante ogni momento trascorso con i bimbi sono sempre io quello che si diverte di piu’. Inoltre sono cresciuto in un luogo fondamentale che non smetterò mai di ringraziare, la scuola di valori per me più importante: l’oratorio e l’incontro fortunato con tante grandi persone che gratuitamente mi hanno formato (e continuano a farlo) nell’approccio al bambino.

Continuando nella chiaccherata scopriamo che Il Pimpa si da da fare anche in Italia tra ospedali, carceri, scuole e oratori applicando la clownterapia.

Cos’è la clownterapia?

Risponderò in modo poco scientifico. Il clown fa clown terapia quando prende il bambino e porta la sua mente fuori dal contesto, solitamente poco piacevole, che sta vivendo usando semplicemente la fantasia.

Progetti per il futuro?

Beh facile, dice Il Pimpa, continuare a giocare cercando, sempre, di far sorridere il cielo!

Per conoscere nel dettaglio i progetti che porta avanti Il Pimpa si può visitare il sito della sua associazione http://www.icoloridelsorriso.it, oppure scrivendogli as pimpiripettenusa@live.it.

Articolo e foto del nostro inviato a Gaza, Andres Bergamini

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Pubblicato da su luglio 22, 2013 in Varie

 

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La UE vieta i rapporti con le colonie israeliane

“…Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati…” MMatteo (5, 1 -12)

La UE vieta i rapporti con le colonie israeliane

 

“Un terremoto”, lo definisce Tel Aviv: da venerdì i 28 Stati membri non potranno cooperare in nessun modo con le entità israeliane in Cisgiordania, Golan e Gerusalemme Est.

 martedì 16 luglio 2013 10:46

MIDEAST ISRAEL PALESTINIANS

di Emma Mancini

Gerusalemme, 16 luglio 2013, Nena News – L’Unione Europea fa infuriare Israele: una nuova direttiva emessa da Bruxelles impedisce a tutti e 28 gli Stati membri di cooperare con “entità israeliane” in Cisgiordania, Gerusalemme Est e Alture del Golan. Ovvero, nessun rapporto con le colonie israeliane, considerate illegali dal diritto internazionale.

L’ordine, assunto lo scorso 30 giugno, avrà effetto dal 19 luglio (il prossimo venerdì) almeno fino al 2020 e include ogni aspetto delle relazioni classiche tra i due Paesi: Israele dovrà garantire che tutti i progetti di cooperazione (“finanziamenti, cooperazione, borse di studio, premi di ricerca”) con l’Unione Europea si svolgano entro i confini del 1967. Colonie bandite. Bruxelles ha subito spiegato che tale direttiva “è conforme alla posizione di lungo periodo dell’Unione Europea secondo la quale le colonie israeliane sono illegali secondo il diritto internazionali ed è conforme con il non riconoscimento da parte della UE della sovranità israeliana sui Territori Occupati”.

Target della UE anche le Alture del Golan Siriano, occupate da Israele nel 1967 ma spesso “dimenticate” dalla comunità internazionale. Tanti sono i progetti e le collaborazioni con l’area, soprattutto di natura commerciale, e la nuova direttiva potrebbe far drammaticamente crollare le esportazioni europee. E nei Territori? Secondo un rapporto del Der Spiegel di inizio anno, l’Europa importa oltre la Linea Verde – ovvero verso le colonie israeliane – beni per circa 287 milioni di dollari l’anno. E i beni provenienti dagli insediamenti erano già finiti sotto i riflettori di Bruxelles: a febbraio la UE, su spinta di alcuni Paesi membri, ha introdotto una nuova procedura di etichettatura dei prodotti delle colonie israeliane, per permettere al consumatore di scegliere sulla base di informazioni complete.

Immediata la reazione, furiosa, di Tel Aviv che denuncia la mossa della UE come controproducente e dannosa per la ripresa dei negoziati di pace. Il vice ministro degli Esteri, Zeev Elkin, ha definito la decisione “molto significativa e preoccupante, che non aiuta i tentativi del segretario di Stato USA Kerry di far ripartire il dialogo con i palestinesi”. Dimenticando forse gli annunci continui di nuovi progetti di costruzione e espansione delle colonie israeliane in territorio palestinese, il vero ostacolo a qualsivoglia negoziato.

Un funzionario israeliano, rimasto anonimo, ha parlato con il quotidiano israeliano Ha’aretz, definendo la mossa della UE “un terremoto” che stravolge senza precedenti gli accordi ufficiosi (e non) con la UE che assume così una politica “formale e cieca”. Ovvero, Bruxelles si è fatto improvvisamente rispettoso del diritto internazionale e delle sue stesse dichiarazioni e questo non ci va giù.

E se il partito laburista “plaude” alla presa di posizione europea per attaccare l’esecutivo e accusarlo di “danneggiare il Paese, ponendolo sotto l’assedio del mondo”, la tensione che si respira tra i corridoi del governo israeliano è palpabile. Funzionari dell’ufficio del primo ministro e del Ministero degli Interni parlano di “grande ansia”, un’ansia che minaccia di tramutarsi in un congelamento dei buonissimi rapporti con Bruxelles.

Nena News

 
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Pubblicato da su luglio 17, 2013 in Varie

 

Guardiamoli in faccia e chiediamoci se possiamo permettere che succeda senza fare niente

Pochi sanno che le ingiustizie di Israele non vengono consumate solo nei territori occupati Palestinesi, ma anche nello stesso territorio Israeliano.

Ci sono due tipi di israeliani in Israele, gli “israeliani ebrei” e gli “arabi israeliani”, i secondi sono i palestinesi (arabi) che da sempre vivono nel territorio palestinese diventato “Israele” nel ’48, che durante la Nakba non se ne sono andati dalle loro terre, e sono stati “naturalizzati” dalla storia come “arabi israeliani”.

Sulla carta sono cittadini israeliani, hanno passaporto israeliano, ma non hanno gli stessi diritti dei primi.

Anche in Sud Africa esisteva una situazione del genere, c’erano i bianchi padroni e i neri senza diritti… Si chiamava Apartheid.

Ma in fondo che cosa ne sappiamo noi di come vivono gli arabi israeliani in Israele? Quali sono i diritti che agli altri israeliani sono garantiti e a loro sono negati?

http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=81250&typeb=0&Israele-e-gli-invasori-indigeni

Innanzitutto il diritto primario, quello di poter vivere nella propria terra, nella propria casa, secondo le proprie tradizioni, che in questi giorni sta per essere definitivamente negato alle popolazioni beduine del deserto del Negev, con l’approvazione di una legge criminale (il “Piano Prawer”) che entro tre anni confinerà i beduini (tradizionalmente nomadi del deserto) in città “ghetto” che non avranno nulla da invidiare alle riserve dei nativi americani negli Stati Uniti, o ai ghetti di Varsavia.

La giustificazione di Israele è che “i beduini verranno accompagnati in un percorso di ‘civilizzazione’ che garantirà loro migliori servizi e migliori condizioni di vita…”.

Kadher e Abed, i beduini che durante l’incontro di Pax Christi dello scorso autunno a Padova ci hanno testimoniato personalmente questa realtà, ci hanno parlato di città “ghetto” senza impianto fognario, senza acqua corrente, senza servizi raccolta dei rifiuti, dove sarebbero costretti a vivere peggio di quanto non vivano nel deserto secondo i loro usi e costumi.

Ma soprattutto verrebbe loro meno la cosa più importante… La libertà.

Perchè ad un beduino non serve una città, per essere felice gli bastano le sue pecore, il respiro del deserto, e la libertà.

E mi torna alla mente un villaggio aborigeno che avevamo vistitato nel 2006 nel nostro viaggio in Australia, Hermannsburg. Mi ricordo l’immondizia dappertutto, l’abbandono, l’alcolismo dilagante, ombre di persone che si muovevano per la città come zombie, gli sguardi spenti, come avessero loro cavato via l’anima. Erano gli aborigeni privati del loro stile di vita, delle loro tradizioni, della loro libertà.

Adesso altri hanno intenzione di fare lo stesso con i beduini del deserto del Negev, e noi, se siamo umani, non possiamo permettere che questo accada senza neanche battere ciglio, senza neanche saperlo.

Lunedì scorso i beduini del deserto del Negev si sono riuniti per le strade di Be’er Sheeva per dire no al “Piano Prawer”. Risultato 20 arresti.

Ma ve lo faccio dire da Kadher… Qui sotto la sua mail e le foto che ci ha mandato:

Date: Tue, 16 Jul 2013

ciao amici … vi mando i fotto dalla manifestazione … per quello che e sucesso iere ci sono 20 arristatti solo a beer sheva. Stata un manifestazione perche il governo ha fatto una legge contro i beduine che intro 3 anni dovivano lasciare i vilagie non ricinosciute e trasfferirce dalla nostra teera e abitare in village riconosciute … si intro 3 anni se i beduine non lasciano la teera il governo le trasfiriscono con la forza … questo legge e pasato il primo voto e se rimasto due volti fino a questo mesi e se sara finalmenti un leege … spriamo bene alla fine e ci sentiamo…“.

Guardiamoli in faccia e chiediamoci se possiamo permettere che succeda senza fare niente.

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Pubblicato da su luglio 17, 2013 in Varie

 

Army helicopters fly very low on the village of Al Fakheit on july 8

Io sto con la gente di Massafer Yatta.

THIS MUST BE THE PLACE

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Pubblicato da su luglio 17, 2013 in Varie

 
 
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