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Archivi categoria: Betlemme 2011

Ramez, alzati e cammina…

Le lacrime agli occhi e la gioia nel cuore.

Ramez cammina… Non è fantastico?

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Pubblicato da su maggio 6, 2013 in Betlemme 2011

 

Un sogno… Ma a volte i sogni si avverano…

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Cari amici, siamo felicissimi di comuncarvi che l’intervento a Ramez è andato bene!!

A Dio piacendo forse la prossima volta che andremo a trovarlo a Betlemme lo vedremo camminare, magari correre e giocare tra i corridoi e nel giardino dell’Hogar, con i suoi amici Alah, Wisam, Katkut e tutti gli altri.

Un sogno… Ma a volte i sogni si avverano…

Vi riporto qui sotto la mail dell’amico volontario cileno Alexis, che abbiamo conosciuto in occasione del nostro servizio all’Hogar di Betlemme, e che da più di un anno è ancora lì a vegliare sui nostri bambini come un angelo (più sotto il testo della mail tradotto in italiano).

Estimados amigos

Presente

Hola, buen   día  a  todo, como  están  ustedes.

Bueno  les  comento  que hoy  se  ha  operado  esta  mañana   a  las   11.00  hora  de   Jerusalén  y la  verdad, salió   muy  bien,  gracias  a  Dios.  El  estará   por unos días en el hospital descansando y recuperándose para estar mejor.

Él  es  un ejemplo  de   voluntad, perseverancia,  fe,  ya   que   es  un  niño  alegre     y  nunca  se  rinde, siempre  sale   y continua  hacia  adelante,  es  un claro  ejemplo  de  como nosotros  debemos  tener  más   fe    y hacer  las  cosas  de  acuerdo  a la   voluntad  de  Dios.

Les   agradezco  por  las  oraciones   y  por  haber  rezado  por   Rames, muchas   gracias  a  todos.

Me  despido  muy  feliz

Que  Dios  y la   Virgen los   bendigan  a  Ustedes

Alexis

Traduzione:

Cari amici

Ciao, buona giornata a tutti, come state?

Beh, vo comunico che oggi è stato operato questa mattina alle 11.00 in Gerusalemme e, la verità, è andata molto bene, grazie a Dio. Sarà per qualche giorno in ospedale di riposo e rimettendosi starà meglio.

E ‘un esempio di volontà, perseveranza, fede, perchè è un bambino felice e non si arrende mai, sempre ne viene fuori e continua sempre avanti, è un chiaro esempio di come dovremmo avere più fede e fare le cose secondo la volontà di Dio.

Vi ringrazio per aver pregato per Rames, grazie mille a tutti.

Vi saluto pieno di felicità

Che Dio e la Vergine vi benedica

 
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Pubblicato da su febbraio 15, 2013 in Betlemme 2011

 

Un sogno… Chi non ha dei sogni?

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Un sogno… Chi non ha dei sogni?

Giocando con Ramez, nelle stanze dell’Hogar nino Dios, vederlo camminare sulle ginocchia, con quei suoi piedi malformati, ripiegati all’indietro, che gli impediscono di camminare normalmente, guardarlo divertirsi con gli altri bambini, liberare tutta l’energia e l’entusiasmo del suo essere bambino, incurante, forse inconsapevole dei limiti che gli impone il suo corpo. Sentirlo ridere felice dalla sua bocca senza sorriso, una bocca incapace di incarnare espressioni, un viso incapace di trasmettere emozioni, se non dai suoi profondi occhi neri. Eppure dentro Ramez, intrappolate in quello sfortunato corpo, le emozioni sono forti, sono calde, sono irresistibili. Le mani sono il veicolo dei suoi sentimenti, mani belle, espressive, dai movimenti eleganti, che rivelano tutta la sua intelligenza, con un gesto delle mani ti chiede di avvicinarti, poi ti fa segno di prenderlo in braccio, e ti arrendi ad un abbraccio carico di qualcosa che ti corrompe nel profondo, che non ti spieghi, che ti porterai dentro tutta la vita… Amore forse…

Prepararlo per andare a fare un giro nel suk di Betlemme, vincere un pò di repulsione nel rimboccare i calzini su quei moncherini, raggrinziti come carta quando la si butta sul fuoco, tentare inutilmente di infilargli le scarpe, e poi arrendersi e prendere la porta così, con i piedi scalzi che penzolano giù dal passeggino, che ogni tanto finiscono per strascicare sull’asfalto, perchè Ramez, lo sveglio Ramez, l’intelligente Ramez, rapito dagli stimoli del silenzioso mondo che indaffarato gli scorre intorno, di stare fermo sul passeggino non ne vuole sapere, e si gira intorno in continuazione, fino a scivolare quasi giù dal passeggino, per catturare ogni attimo, ogni riverbero di luce, ogni gesto dei passanti, ogni colore.

Non i rumori, perchè il mondo di Ramez è un mondo di silenzio, la sua sordità gli ha impedito anche di imparare a parlare, e allora per comunicare gli restano solo le mani, gli occhi e gli abbracci. Che quasi neanche te ne rendi conto, che mentre cerchi di tirarlo su sul passeggino perchè ormai i calzini sono diventati neri a forza di fregare sull’asfalto, “…dai Ramez, cerca di stare un pò fermo…”… Gli stai parlando, e pensi “che stupido sono, non può sentirmi…”. E pensi “che bello sarebbe se riuscisse a sentire…”.

E allora sogni… Sogni che un giorno possa sentire, sogni che magari la prossima volta che ricapiterai lì, chissà, fra qualche anno, lo chiamerai “Ramez!”, e lui si girerà, e ti saluterà con quel suo pollice alzato a fare il segno dell’ “OK”.

Sogni che magari ti correrà incontro, non sulle ginocchia, ma sui suoi piedi tornati sani, e ti butterà le braccia al collo, e ti regalerà di nuovo uno dei suoi indimenticabili abbracci, e magari ti sorriderà, e magari ti parlerà.

Un sogno… Chi non ha dei sogni?

Ci vorrebbe un miracolo… Si magari un miracolo, ma almeno per camminare forse basterà l’operazione a cui verrà sottoposto oggi in un ospedale di Gerusalemme. Oggi infatti i chirurghi israeliani tenteranno di raddrizzargli i piedi in modo che possa almeno camminare più o meno normalmente. Non sarebbe fantastico? Un sogno, per l’appunto.

Ma l’operazione non sarà semplice, la contorta spina dorsale di Ramez gli provoca problemi di respirazione, per cui dobbiamo sperare che durante l’intervento tutto vada per il meglio. Dobbiamo sperare e pregare, pregare tanto, e avere fiducia che i medici israeliani faranno del loro meglio per restituire a Ramez dei piedi quasi normali.

Che bell’esempio di solidarietà tra israeliani e palestinesi, non sarebbe bello se i telegiornali fossero pieni di notizie come queste? Non sarebbe bello sentire sempre di israeliani che si prendono cura dei palestinesi come dei fratelli, invece che sentire solo di muri di separazione alzati in nome della discriminazione, di espropriazioni illegittime di terreni, di demolizioni illegittime di case, di perquisizioni nel cuore della notte, di arresti arbitrari, di bombardamenti, di uccisioni a sangue freddo, di attentati, di assassini?

Che bello sarebbe… Anche questo un sogno… Ma chi non ha dei sogni?

Invitiamo tutti voi ad unirvi alla nostra preghiera perchè oggi tutto vada per il meglio.

In bocca al lupo Ramez!!

 
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Pubblicato da su febbraio 14, 2013 in Betlemme 2011

 

Se sei palestinese…

24 Dicembre 2011, è tardo pomeriggio, la parata di benvenuto per l’arrivo a Betlemme del Patriarca di Terra Santa è durata tutta la mattinata e buona parte del pomeriggio, i colori scozzesi delle divise delle bande di scout palestinesi e i suoni delle loro cornamuse riverberano ancora negli echi delle bianche pietre della Betlemme antica, mentre la attraversiamo per tornare a casa respiriamo a fatica la densa aria di euforia che trasuda dalle porte semichiuse delle case, dai volti delle persone, dagli schiamazzi dei bambini. Ci siamo, è la vigilia di Natale, Betlemme vibra come un tarlo.

Al Karkafa Street, finalmente a casa, Adel fuori del negozio si gode la tiepida serata, dall’altra parte della strada due soldati in tenuta da guerra sono di guardia al Bethlehem Hotel. In Terra Santa ci si abitua presto a vedere militari ad ogni angolo, ai posti di blocco, su camionette parcheggiate a bordo strada, a passeggio per Gerusalemme, ma questi sono diversi, sono soldati palestinesi “sono qui perchè probabilmente nell’Hotel c’è qualcuno di importante” ci dice Adel “se è quello che penso io è il più importante di tutti, almeno qui. E’ venuto per assistere alla veglia di stasera nella Basilica della Natività”.

Non sapevo che l’Autorità Palestinese avesse delle sue forze militari o comunque di polizia, e invece in alcune zone della Cisgiordania, nonchè nella striscia di Gaza, esercita una qualche forma di “autorità e controllo”, sapientemente mescolata con l’ingerenza del paese occupante, Israele. E’ la complicata faccenda delle “aree”, e se non ci vivi dentro, se di solito vivi in un paese normale, fai una fatica immane a capire i contorni di questa assurdità, al di là di quale muro devi guardarti dai militari israeliani, al di qua di quale muro puoi avere l’illusione di essere al sicuro, chi comanda dove, e quanto.

Betlemme è nell’area A, l’area A è quella parte di Palestina sotto il diretto controllo e l’amministrazione dell’Autorità Palestinese, che in Cisgiordania, ovvero dove siamo ora, è in mano al partito islamico moderato di Al-Fatah. Nella striscia di Gaza il controllo è in mano ad Hamas, altrettanto islamico ma molto più estremista. L’area A oltre a Betlemme comprende le città di Ramallah, Nablus, Tulkarem, Jenin, Qalqilya, Gerico una parte di Hebron e altre città minori. In totale stiamo parlando del 3% della Cisgiordania che gode della libertà di cui può godere un paese sotto occupazione “è vero, questa è zona A, ma loro fanno sempre e comunque quello che vogliono, comandano “loro”, come in qualsiasi altra parte della Palestina” commenta sempre sarcastico Adel.

Area B, 27% della Cisgiordania, controllo militare israeliano, amministrazione palestinese, comandano sempre e comunque “loro”.

Area C, 70% della Cisgiordania, controllo militare e amministrazione completamente israeliani, superstrade principali di collegamento comprese, vuol dire che queste strade sono vietate ai palestinesi. Qui “loro” comandano a carte scoperte, nel resto della Palestina giocano come si faceva nel far West, con l’asso nella manica e la rivoltella sotto il tavolo. “Tent of Nations” è in area C. La verità è che sei sei palestinese, in qualunque area abiti, A, B, C, bianca, verde, rossa, benedetta o maledetta, sai che in qualsiasi momento puoi aspettarti un’incursione notturna di soldati che ti chiudono in una stanza per tutta la notte e schiacciano un pisolino sul tuo letto, o che vengono a prendersi i tuoi figli, li arrestano e li sbattono in qualche galera israeliana senza formali accuse, per un tempo indeterminato, senza che tu possa andare a visitarli. La chiamano “detenzione amministrativa”, ma il suo vero nome è sequestro di persona. Oppure aspettati di essere svegliato dal rombo dei bulldozer, affrettati ad arraffare quel poco di prezioso che hai e fuggi prima di restare sepolto dalle macerie della tua stessa casa. Oppure aspettati di trovare sul tuo campo di ulivi dei foglietti firmati dal governo militare israeliano che ti diffidano dal coltivare i tuoi campi, perchè non sono più tuoi. Oppure aspettati di vedere i tuoi bambini uscire dalla porta di casa per andare a scuola, dopo una buona colazione, e non vederli tornare più, o vederli esplodere davanti a te con tutto il muro della casa, colpiti da un missile lanciato da qualche drone, come in un videogioco troppo facile. Oppure aspettati, mentre cammini per le vie di Nablus, o mentre fai il raccolto nei tuoi campi di prezzemolo al confine della striscia di Gaza, di essere raggiunto da un proiettile “DUM DUM”, che a contatto col tuo corpo esplode e ti devasta le carni, perchè quel giorno il cecchino israeliano appostato sulla torretta di guardia aveva voglia di sparare, e lo poteva fare, perchè la tua vita vale meno del proiettile che aveva in canna.

Aspettati un bel giorno di scoprire che la tua vita, semplicemente, non è più tua. Se sei palestinese aspettati, aspettati qualsiasi cosa.

 
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Pubblicato da su giugno 8, 2012 in Betlemme 2011

 

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Scopriamo le carte…

Ok scopriamo le carte. Vi chiederete “come mai la valigia dei mondi scrive sempre meno?”. No, non si è esaurita la voglia di condividere, nè il bisogno di denunciare, sono semplicemente assorbito da un nuovo progetto.

“Che progetto?” vi domanderete… Sto scrivendo un libro, ovviamente un libro sulla bellissima esperienza fatta a Betlemme. Non ci credete? Allora vi faccio un regalo, un piccolo spezzone di quanto già scritto.

Ma non aspettatevi un’uscita a breve, sono solo al primo giorno di esperienza, da scrivere c’è ancora molto…

Roma Fiumicino. E’ notte, giriamo per i labirinti dell’aeroporto, ovunque campeggiano ben illuminati manifesti pubblicitari di ogni griffe immaginabile, ad ogni angolo duty free ammiccanti invogliano ad entrare, comperare, consumare. Un fast food ci promette l’happy meal più economico del pianeta, un divo del cinema su un manifesto mi porge un orologio di lusso dicendomi che ne ho assolutamente bisogno, che senza di quello non sono nessuno. Io ho altro a cui pensare, mi rigiro la carta d’imbarco tra le mani e continuo a tastare il taschino dove tengo il passaporto… Ce l’ho ancora? Si ce l’ho, è lì dov’era un secondo fa… La valigia è imbarcata, lo zaino è in spalla, la carta di imbarco la stringo tra le mani, allora perchè non riesco a tranquillizzarmi? Un’occhiata al tabellone delle partenze, gate G2. Giriamo l’angolo e in un istante ci ritroviamo in un altro paese. Ovunque, sparsi sulle panchine in attesa di partire, famiglie con figli, anziani, coppie di fidanzati, signore attempate. Niente di strano, eppure il loro modo di stare insieme, di parlarsi, di abbracciarsi, sembra diverso. Ci sono uomini e bambini con il capo coperto dalla kippa, dalle basette di alcuni di loro scendono lunghi riccioli di capelli. Alcune donne hanno il capo coperto da un foulard e la gonna lunga fino a terra. Un vecchio se ne sta seduto, assorto nei suoi pensieri, con la sua lunga barba bianca e un vistoso cappello nero in testa. Un altro uomo tiene appoggiata sulle valigie una custodia di plastica della stessa forma del cappello del vecchio. Sono ebrei, alcuni di loro sono ortodossi, osserviamo silenziosi lo spendersi calmo della loro attesa, bambini che giocano, persone che chiacchierano chiassosamente in ebraico, quasi non osiamo attirare l’attenzione. Siamo già con un piede in Israele. Il volo partirà con un’ora di ritardo, proprio quello che speravamo. Atterreremo al Ben Gurion alle 4:00 del mattino ora locale, un’ora in meno di attesa all’aeroporto di Tel Aviv è un sollievo. Dovremo tirar l’alba da qualche parte in aeroporto, non possiamo ripartire a quell’ora del mattino, non sappiamo neanche se il check point sarà aperto.

Dal finestrino dell’aereo le ultime luci di Roma si allontanano, la loro fitta ragnatela man mano si disperde, in lontananza sembra di scorgere la curvatura della Terra. Da qui sembra tutto così piccolo, così semplice, le città sembrano tutte uguali, prive di identità. Vista da qui la fragilità umana sembra un problema irrilevante… L’uomo, da quassù, sembra irrilevante.

 
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Pubblicato da su maggio 7, 2012 in Betlemme 2011

 

Ciao angelo…

Quando siamo arrivati all’Hogar nino Dios c’era elettricità nell’aria, di lì a qualche giorno al centro sarebbe arrivata una nuova ospite. Le sorelle erano in grande fermento, di fronte ad una bimba di 3 mesi e mezzo il contegno ecclesiale ha lasciato subito il passo al loro grande istinto materno.

Ricordo quando insieme al clown Pampulu preparavamo la cameretta per lei, con la culla e una stufetta elettrica per farla stare al caldo.

E poi è arrivata, come un angelo caduto dal cielo, come un bambin Gesù, era il 27 Dicembre, era appena stata dimessa dal Caritas Baby Hospital e subito le sorelle dell’Hogar l’hanno accolta a braccia aperte. Maria, piccola e indifesa, 2,8Kg, era nata macroencefalica, aveva già subito 2 interventi alla testa, probabilmente era cieca.

Le sorelle la accudivano con infinito amore, come fosse figlia loro, a turno le davano da mangiare iniettandole il latte attraverso un sondino naso-gastrico direttamente nello stomaco, poi si attardavano a coccolarla e baciarla con amore di madri. La guardavamo diventare ogni giorno un pò più colorita, un pò più forte. Un giorno Madre Pia (la madre superiora) arrivò al centro con un arsenale di copertine pigiamini e bavaglini per lei, mi disse <<lei deve avere tutto quello che hanno le bambine normali, deve avere le stesse opportunità dei bambini normali, non le deve mancare niente>>.

Sapevamo quanto sarebbe stata in salita la vita per lei, quando la guardavo a volte mi chiedevo se non fosse stato meglio per lei risparmiarsi quel calvario che sarebbe stata la sua vita, allo stesso tempo però me la immaginavo già più grandicella, a giocare con Ramez e gli altri bambini del centro, confesso che ci speravo, l’idea mi rendeva allegro, mi faceva felice. Tra me e me mi ripetevo <<dai! Lotta! Prenditi la vita che il destino non ti ha voluto dare, ora dopo ora, giorno dopo giorno, sii forte!…>>.

Sabato 28/04 questo angelo caduto dal cielo è tornato tra le nuvole. E’ venuta giù giusto il tempo di prendersi qualche bacio e qualche carezza, quando le sue ali si sono riprese e sono diventate abbastanza forti da farle spiccare di nuovo il volo, se n’è andata com’era venuta, in silenzio, in punta di piedi.

Ora abbiamo un altro angelo che veglia su di noi.

Questa la mail dell’amico volontario Alexis che da Betlemme ci ha comunicato la terribile notizia:

Lei è andata in cielo il Sabato 28/04/2012, ora è in cielo a pregare e ci aiuterà a continuare a lottare ogni giorno.Dobbiamo sempre avere fede in Dio e la Vergine Maria e di Nostro Signore Gesù Cristo, ci aiutano in ogni momento sia buono, cattivo, difficile, sono sempre con noi e dobbiamo sempre avere fede.

Alexis

 
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Pubblicato da su maggio 2, 2012 in Betlemme 2011

 

Grazie Vik… Restiamo umani…

Nell’anniversario della morte di Vittorio Arrigoni vogliamo ricordarlo condividendo con voi l’attimo di una discussione avvenuta a Betlemme la scorsa antivigilia di Natale.

23/12/11 – E’ il nostro primo giorno a Betlemme, siamo arrivati da qualche ora, da circa un’oretta siamo seduti sul divano della nostra famiglia adottiva palestinese e conversiamo amabilmente di tutta una serie di argomenti legati alla situazione palestinese. Parliamo anche di Gaza e ovviamente finiamo per parlare di Vittorio Arrigoni. Io, convinto che la famiglia non abbia la minima idea di chi sia, chiedo loro se ne abbiano sentito parlare. Il capo famiglia Adel, sorpreso dalla mia domanda, mi risponde “starai scherzando! Certo che sappiamo chi è Vittorio Arrigoni, tutti qui in Palestina sanno chi è, Vittorio è un eroe… Un eroe di tutto il popolo palestinese”. Le parole di Adel mi lasciano sorpreso e allo stesso tempo mi riempiono di fierezza, per un attimo dimentico il mio consueto pregiudizio nei confronti dell’apatico costume italiano e mi godo qualche minuto di puro verace orgoglio patriota.

E mi ritornano in mente i titoli del quotidiano Il Foglio di Maurizio Belpietro, quando alla richiesta della madre di Vittorio di far rimpatriare la salma dall’Egitto piuttosto che da Israele, pubblicò a tutta pagina Laciatelo là…, altri giornali commentarono …cosa c’è andato a fare là?… Se l’è meritato…Se lè voluta… Se lè andata a cercare….

Quel che mi rattrista è che affermazioni del genere le ho sentite pronunciare anche da gente che conosco, colleghi, amici, gente normale, segno di una insensibilità latente molto ben radicata nel tessuto sociale italiano, che non ci fa certo onore.

Alcuni italiani sono riusciti a trattare a pesci in faccia anche la “memoria” di Vittorio Arrigoni…

E per i palestinesi… E’ un eroe…

Su questo abbiamo molto da riflettere…

Vittorio è stato un limpido esempio di integrità morale, non so se fosse cristiano, ma pochi come lui hanno avuto il coraggio di vivere e di morire esattamente come fece Gesù, dedicando la sua vita agli altri.

Molti però sono quelli che hanno raccolto il suo testimone, che continuano a denunciare la disumana situazione palestinese, che si rimboccano le maniche, salgono su un aereo e vanno a tendere una mano ai perseguitati fratelli palestinesi.

Molti sono quelli che, costi quel che costi, hanno la ferma volontà di…..       Restare umani.

Grazie Vik

http://www.youtube.com/watch?v=kY0yobjA–o

 
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Pubblicato da su aprile 16, 2012 in Betlemme 2011

 

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