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Egregio sindaco Tosi… C’è un pò da vergognarsi non le pare?

29 Apr

 

Flavio-Tosi

Ormai è di dominio pubblico l’ordinanza emanata le scorse settimane dal sindaco di Verona Flavio Tosi che prevede multare chiunque porti cibo od acqua ai senza tetto entro i confini del centro storico di Verona.

Giusto arginare il crearsi di scenari di degrado nel centro storico, ma di fatto questa ordinanza vieta di soccorrere e portare aiuto ai bisognosi, e questo dal punto di vista umano lo trovo inaccettabile.

Io da veronese mi sono sentito in obbligo di riportare il mio dissenso al primo cittadino di Verona (per chi volesse aggregarsi riporto il link: https://www.facebook.com/events/1446498205591641/?ref_notif_type=plan_user_invited&source=1 ), e la risposta del sindaco è stata per certi aspetti così desolante che ho sento il bisogno di condividerla:

In ordine qui sotto troverete la mia mail, la risposta del sindaco e la mia contro-risposta:

 

La mia mail:

Sig. Sindaco Flavio Tosi,

ci sono ragioni che vanno oltre quelle che hanno ispirato la sua

ordinanza con la quale si vieta di donare cibo, acqua, coperte e ogni

necessità ai poveri che vivono in strada. E’ giusto e lodevole

mantenere la dignità degli uomini e delle città, mettendo a

disposizione luoghi e locali alternativi per chi vive in estrema

povertà e non ha altra scelta che quella del marciapiede: ma

attenzione, che quei posti non diventino dei muri alzati

dall’ipocrisia figlia di indifferenza e discriminazione, non diventino

dei ghetti in cui relegare persone di poco valore considerate di serie

B!

Ciò che ritengo inaccettabile e immorale è che questa ordinanza vieti

e addirittura preveda multe per chi vuole fare opera di carità e

compassione: questa è un’offesa alle più nobili virtù umane e

sentimenti d’amore universalmente riconosciuti, espressione tra le più

alte dell’animo umano.

E’ paradossale che una virtù così nobile, un desiderio ammirevole,

insomma il “fare del bene”, debba essere censurato e addirittura

vietato per legge, anziché incentivato per migliorare eticamente,

culturalmente, socialmente quindi per far crescere, maturare e

responsabilizzare la società civile particolarmente pensando alle

giovani generazioni.

Immaginiamo che sia tarda notte, che un senzatetto si trovi di

passaggio a Verona, che non conosca nessuno, non abbia soldi, che

trovi serrande abbassate, che abbia freddo e fame. Immaginiamo anche

che io mi trovi in quella tarda notte di passaggio a Verona e che

abbia un panino e una bottiglietta d’acqua in più nello zaino.

Immaginiamo che io incontri quel signore. Secondo l’ordinanza non

dovrei ascoltare quella evidente ma muta richiesta d’aiuto perché a

Verona è vietato soccorrere un proprio simile decidendo che quel

poveretto debba patire la fame quasi come una pena da espiare.

Immaginiamo anche che tanta gente come me non verrà a visitare Verona

sino a quando sarà in vigore questa ordinanza.

Distinti saluti.

Gianantonio Farinelli – Verona

Risposta del sindaco di Verona Flavio Tosi:

A Verona per chi ha bisogno d’aiuto, le fasce più deboli, i poveri e anche la povertà estrema, sia attraverso il Comune sia attraverso la Caritas, le associazioni caritatevoli, i privati cittadini, Fondazione Cariverona, la risposta c’è e l’ordinanza cui Lei si riferisce senza probabilmente averla letta, distorta ampiamente nel suo significato dal sistema mediatico e politico, vieta di portare cibo ai senza fissa dimora, solo per motivi di convivenza civile e decoro, in alcune limitate aree del centro storico. Non credo che l’essere caritatevoli significhi violare le regole del viver civile e della convivenza civile e trovo quindi del tutto fuori luogo le polemiche pretestuose contro un provvedimento che non vieta in assoluto di rifocillare persone senza fissa dimora, ma vuole solo evitare che tale attività benefica e meritevole venga svolta in luoghi e con modalità che offendano il decoro dei residenti e dei turisti e limitino la loro fruibilità del cuore storico e artistico della

nostra città. D’altra parte nulla vieta alle persone più caritatevoli di offrire ai senza fissa dimora la possibilità di consumare un pasto nella propria dimora oppure di dormire e espletare le funzioni fisiologiche nel proprio giardino anziché sotto case e occhi altrui. Ricordo comunque che Verona, in fatto di accoglienza, non è seconda a nessuno: il Comune spende poco meno di un milione di euro l’anno per soccorrere le persone senza fissa dimora e i casi di povertà estreme e che nel 2013 ha aumentato di circa il 25 per cento i posti letto a loro disposizione.

Vi sono però persone sulle quali è difficile intervenire perché per scelta spesso vivono in strada, non vogliono andare al dormitorio, fanno una scelta di vita diversa per tanti motivi. Il problema è diventato il loro numero eccessivo, insostenibile (oltre una ventina di presenze, quotidiane e costanti, che vivevano nei giardini creando un problema di convivenza) nella zona intorno a piazza Indipendenza, piazza Viviani, Cortile mercato Vecchio, vale a dire nel cuore della città. L’ordinanza del Sindaco è stata fatta perché i residenti, i turisti hanno inviato mail, telefonate e segnalazioni fotografiche di situazioni di degrado. Abbiamo deciso di non dare assistenza in quei luoghi perché in quei luoghi è incompatibile con le caratteristiche di città d’arte, da una parte, ma soprattutto con la convivenza civile di un giardino pubblico dove vanno i bambini dove ci sono aree pic-nic e quindi dove non è possibile quel tipo di presenza.

Il provvedimento varrà fino alla fine di ottobre perché è stato studiato pensando che quando ci sarà l’emergenza freddo, come è sempre stato, a Verona si accolgono nelle strutture idonee anche i clandestini perché quando c’è freddo una persona non deve essere messa nelle condizioni di rischiare la salute o la vita. In un momento come questo in cui non c’è l’emergenza freddo, solo in quella zona, c’è il divieto di dare il pasto per strada, che significherebbe far permanere la persona lì tutto il giorno con tutta una serie di conseguenze intollerabili dal punto di vista igienico sanitario. L’assistenza di ogni altro genere altrove è comunque garantita, il problema è in quei luoghi.

Flavio Tosi

Sindaco di Verona

La mia contro-risposta:

Egregio Sig. Sindaco,

l’ordinanza, cito le sue parole, “vieta di portare cibo ai senza
fissa dimora”, per motivi di “decoro”… C’è altro da aggiungere?

Ho visto molti luoghi di disperazione a questo mondo, ed ho imparato
che dove c’è disagio, dove c’è miseria, il “decoro” è un lusso che
spesso non ci si può permettere.

Questa ordinanza ha il sapore della condanna a morte dei farisei e
degli scribi che fecero crocifiggere Gesù Cristo perchè compieva
miracoli di Sabato, contravvenendo a leggi che, se applicate alla
lettera senza prendere in considerazione il contesto, risultavano
vuote e pretestuose, proprio come la sua ordinanza.

Gesù Cristo insegna che la solidarietà va dove c’è il bisogno, non
viceversa.

Le ragioni che l’hanno spinta a emanare questa ordinanza per certi
versi sono giuste, ma il modo lo trovo sbagliato. La soluzione che ha
adottato stigmatizza non solo i senza tetto, che, le ricordo, in
questa faccenda sono le vittime, ma soprattutto gli operatori di
solidarietà come la “Ronda della carità”, che peraltro, ho sentito
dalle dichiarazioni del responsabile, si era già organizzata (come fa
ogni estate) per allestire punti di incontro con i senza tetto al di
fuori del centro storico.

Il modo non è punire, non è multare, è affiancare, partecipare,
convogliare gli aiuti nella direzione desiderata.

Cito un altro tratto della sua risposta: “D’altra parte nulla vieta
alle persone più caritatevoli di offrire ai senza fissa dimora la
possibilità di consumare un pasto nella propria dimora oppure di
dormire e espletare le funzioni fisiologiche nel proprio giardino
anziché sotto case e occhi altrui”…

Sembrerebbe che si stia parlando di cani, non di esseri umani.
Questa frase oltre che mancare nuovamente di rispetto ai senza tetto
finisce per offendere anche i propositi delle persone che di propria
iniziativa si adoperano per loro, ed ha il sapore del famoso gesto di
Ponzio Pilato di “lavarsene le mani”.

Il Comune di Verona non può tirarsene fuori semplicemente promulgando
un “editto bulgaro” e lasciare la responsabilità all’iniziativa dei
soli cittadini (compresi i residenti del centro storico che oltre ad
aver segnalato come cita lei il degrado con mail telefonate e foto,
spero abbiano prima pensato di aprire le porte delle loro case, o dei
loro giardini…).

La soluzione è promuovere, facilitare, coordinare gli aiuti, non
certo vietarli.

Augurandomi un atteggiamento più propositivo e meno “restrittivo”
porgo

Cordiali Saluti

Gianantonio Farinelli

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Pubblicato da su aprile 29, 2014 in Varie

 

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