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Archivio mensile:maggio 2013

IL CASO / La morte del piccolo Mohammed, il dossier d’Israele e quei commenti (nascosti) di alcuni giornalisti stranieri

Il Caso Mohammed Al-Durrah… Fu davvero assassinato a sangue freddo dall’esercito israeliano? Fu una messa in scena?
Penso che le immagini si commentino da sole…
Il caso Mohammed ha goduto di tutte queste attenzioni da parte dell’IDF e del governo israeliano per la sola ragione che tutto il mondo, una volta tanto, ha avuto l’opportunità di potersi indignare di fronte a queste immagini. Per una volta la pentola si è scoperchiata, il mondo ha visto in faccia l’orrore della tragedia palestinese, e non lo ha potuto sopportare.
Ogni menzogna, ogni tentativo del governo israeliano di mettere in discussione o di negare la veridicità di queste immagini naufraga miseramente di fronte alla crudezza e alla crudeltà delle immagini stesse.
La verità è che sono centinaia, forse migliaia i “Mohammed” che meriterebbero l’indignazione di tutto il mondo, specie il nostro presunto “mondo civile” d’occidente, ma la cui morte rimane sotto il più totale e assordante silenzio, perchè nessuno, il giorno in cui sono stati assassinati, era li davanti con una telecamera a immortalare l’evento e a darlo in pasto ad un’opinione pubblica mondiale tanto capace di indignarsi, quanto di dimenticarsene.

Scoperchiamo le pentole.

Falafel cafè

Tredici anni dopo l’argomento scotta ancora. Brucia nei ricordi dei famigliari. Di migliaia di palestinesi. Degl’israeliani. E anche dei giornalisti che in quel periodo, in quel fazzoletto di terra c’erano. Hanno visto. Hanno sentito. Hanno raccontato. In modo imparziale, si spera. Anche se oggi, quella imparzialità, per qualcuno sembra essere venuta meno.

E allora. Succede che da tempo i corrispondenti stranieri in Israele, Libano e Cisgiordania parlino tra loro sempre più via social network. Uno dei canali di comunicazione è il gruppo su Facebook chiamato «The Vulture Club». È un gruppo chiuso. Si accede dopo essere stati accettati. Si entra se si è giornalisti o se si ha a che fare – in Medio Oriente – con chi opera nella comunicazione. Fino a ora quello che succede dentro il gruppo virtuale lo possono leggere in 3.500. Non uno di più.

Domenica scorsa il governo israeliano ha pubblicato un voluminoso dossier

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Pubblicato da su maggio 23, 2013 in Varie

 

Il Popolo Palestinese, esiste!!!

Questo è l’articolo pubblicato da un blogger radicale sionista (il suo blog: http://levimolca.wordpress.com/), che sembrerebbe rispondere al nome di Jal Franco Joseph Arturo Levi Molca, dai cui “la valigia dei mondi” viene regolarmente bersagliata di spam.

E’ la ri-pubblicazione di un articolo di Joseph Farah (articolo: http://www.wnd.com/2002/07/14501/) in cui Farah sostiene la negazione dell’esistenza di un popolo palestinese, motivandola con citazioni di dichiarazioni di esponenti di Al-Fatah, risalenti agli anni Settanta.

Mi sento di fare alcune considerazioni:

  1. il bisogno di riprendere dichiarazioni di esponenti di Al-Fatah risalenti agli anni ’70 per rilanciare l’ormai logora teoria della “cancellazione dello stato di Israele” suona pretestuoso, dal momento che il 29 Novembre 2012, durante l’assemblea dell’ONU che ha riconosciuto la Palestina come nuovo stato non-membro osservatore, il mondo intero ha sentito dalla viva voce del presidente palestinese Mahmoud Abbas (meglio noto come Abu Mazen) che “non siamo venuti qui per cercare di delegittimare uno Stato stabilito anni fà, che è Israele, ma piuttosto siamo venuti per affermare la legittimità dello Stato e che ora deve affermare la propria indipendenza, e che è la Palestina”.
  2. la stessa risoluzione dell’ONU appena citata sancisce per ovvie ragioni che, se esiste uno stato palestinese non-membro osservatore, esiste anche un popolo palestinese che deve esercitare la sovranità su quello stato.
  3. Farah sostiene che LA PALESTINA NON E’ MAI ESISTITA COME NAZIONE . La regione conosciuta come Palestina e’stata governata prima dagli antichi Romani , poi dai Musulmani e dai Crociati Cristiani , poi dall’ impero Ottomano e , per poco tempo , dagli Inglesi dopo la prima guerra mondiale . Ebbene, Farah, che è un autore americano, dovrebbe sapere che un tempo anche gli Stati Uniti non esistevano, che i coloni inglesi dovettero combattere una guerra d’indipendenza contro l’Impero Britannico per vedere nascere i tanto sognati Stati Uniti d’America. Non entro nel merito che gli Stati Uniti nacquero sul sangue dei nativi americani, che forse avevano più diritto dei coloni inglesi a rivendicare quella terra che poi da “colonia britannica” si trasformò in “Stati Uniti”. Forse l’autentico “popolo americano” è quello confinato delle riserve indiane. Un pò quello che sta succedendo in Palestina, non trovate? Da italiano so, e dovrebbe saperlo anche Jal Franco Joseph Arturo Levi Molca, che un tempo anche lo stato italiano non esisteva, durante il risorgimento la nostra personale guerra d’indipendenza la dovemmo combattere contro l’Austria, il nostro paese “colonizzatore”. La storia del territorio italiano, dai tempi degli etruschi, passando per l’impero romano, fino al risorgimento, fu uno dei più lunghi e frammentati episodi di colonialismo dell’intera storia europea. Noi siamo i “nativi italiani”, siamo il POPOLO ITALIANO, seppure incarniamo anche influenze, geni e culture di paesi “colonizzatori” che per secoli hanno prosperato sulla nostra terra, noi eravamo già “popolo italiano” da molto prima che lo stato Italiano nascesse. Lo stato Italiano nacque perchè già esisteva un popolo italiano. La nostra lotta per l’indipendenza, anche quella fù un’autentica lotta di liberazione dal colonialismo, come quella NON VIOLENTA che con coraggio il POPOLO PALESTINESE porta avanti ogni giorno, anche se la loro strenua resistenza si può paragonare allo scontro di “Davide contro Golia”.
  4. Un’ultima riflessione, la più importante: io a Betlemme ho avuto l’onore di essere stato ospitato da una meravigliosa famiglia di cristiani palestinesi, per due settimane abbiamo condiviso pasti, fatiche, speranze e frustrazioni, ma soprattutto tanto affetto, in una Betlemme, in una Cisgiordania, sotto occupazione e colonizzazione, cinta da un muro alto 8 metri che dovrebbe indignare il mondo intero. Signori Farah e Levi Molca, vi posso garantire CHE IL POPOLO PALESTINESE ESISTE, come è vero che esisteva un italiano di nome Dante Alighieri, ben prima che esistesse uno Stato Italiano.

il popolo palestinese non esiste . Se lo dice LUI !

The Palestinian People does not exist . IF HE says that . . .
Il popolo ” Palestinese ” non esiste . SE LO DICE LUI !

da |
http://it.groups.yahoo.com/group/Radicali_Sionisti_Trivoluzione_Artsenu_Era_Ora
|

Posted : July 11 , 2002 1:00 a.m. Eastern © 2002 WorldNetDaily.com
Un titolo provocatorio ? E ‘ molto di più . E ‘ la verità .
La verita ‘ non cambia . La verita ‘ e ‘ la verita ‘ .
Se una cosa era vera 50 anni fa , 40 anni fa , 30 anni fa ,
e ‘ ancora vera oggi . E la verita ‘ e ‘ :
soltanto 30 anni fa non c ‘ era molta confusione riguardo alla questione
palestinese . Forse ricorderete , la ex Primo Ministro israeliano GOLDA
MEIR FECE LA CORAGGIOSA DICHIARAZIONE POLITICA :
” NON ESISTE UN POPOLO PALESTINESE ” .
Questa affermazione da allora e ‘ stata fonte di
scherno e derisione da parte dei propagandisti Arabi . Amano parlare
del ” razzismo ” di Golda Meir . Amano insinuare che si trattasse
di negazionismo storico . Amano dire: la sua affermazione e ‘ falsa
palesemente , deliberata menzogna , un inganno strategico .
Non amano parlare , invece , DELLE DICHIARAZIONI MOLTO SIMILI
FATTE DA YASSER ARAFAT e dalla sua ristretta cerchia di dirigenza politica
anni dopo che Golda Meir aveva detta la verita ‘ : non esiste una distinta
identita ‘ culturale o nazionale palestinese.
Cosi ‘ , nonostante il fatto comunemente accettato ,
la esistenza di un popolo palestinese ,
voglio riportare queste dichiarazioni scomode fatte da Arafat e dai
suoi sostenitori quando ancora non si preoccupavano molto delle
pubbliche relazioni . Il 31 marzo 1977 il giornale olandese
” Trouw ” pubblico ‘ una intervista a un esponente del comitato
direttivo dell’ OLP , Zahir Muhsein . Ecco le sue dichiarazioni :
” IL POPOLO PALESTINESE NON ESISTE .
La creazione di uno Stato Palestinese
e ‘ soltanto un mezzo per continuare la nostra lotta contro
lo Stato di Israele , per ‘ ‘ la unita ‘ araba ‘ ‘ .
In realta ‘ non c ‘ e ‘ differenza fra Giordani , Palestinesi ,
Siriani e Libanesi .
SOLTANTO PER RAGIONI
POLITICHE E STRATEGICHE OGGI PARLIAMO
DELL’ESISTENZA DI UN POPOLO
PALESTINESE , visto che gl’ interessi Arabi richiedono venga creato
un distinto ” popolo palestinese ” che si opponga allo Tzionismo .
Per motivi strategici , la Giordania , uno Stato sovrano con confini
definiti , non puo’ avanzare pretese su Haifa e Jaffa mentre ,
come Palestinese , posso indubbiamente rivendicare Haifa ,
Jaffa, Beer – Sheva e Gerusalemme .
Comunque , appena riconquisteremo tutta la Palestina ,
non aspetteremo neppure un minuto a unire Palestina e
Giordania ” . Piuttosto esplicito , vero ? E ‘ perfino piu ‘ chiaro
della dichiarazione di Golda Meir .
Conferma quello quanto scritto
nel titolo . E non si tratta di una dichiarazione unica nel suo
genere . Arafat stesso fece una dichiarazione di questo tipo , decisa
e inequivocabile , nel 1993 . Questo dimostra : alla fine ,
LA QUESTIONE DELLO STATO PALESTINESE E ‘ UN SOTTERFUGIO
IDEATO PER ARRIVARE ALL’ OBIETTIVO DI DISTRUGGERE ISRAEL .
In pratica , lo stesso giorno in cui Arafat firmo ‘ la
‘ ‘ Declaration of Principles ” sul prato della Casa Bianca nel 1993 ,
spiego ‘ la sua azione alla TV Giordana . Disse : ” Visto che non
possiamo sconfiggere Izraìl con la guerra ,
dobbiamo farlo in diverse tappe .
Prenderemo tutti i territorj della
Palestina che riusciremo a prendere , vi stabiliremo la sovranita ‘ ,
e li useremo come punto di partenza per prendere di piu ‘ .
Quando verra’ il tempo, potremo unirci alle altre nazioni Arabe per
l ‘ attacco finale contro Israele ” .

Qualsiasi numero di persone siano convinte che il desiderio di fondare
uno Stato Palestinese sia sincero , e che sia la soluzione per portare
la pace in Medio Oriente , queste persone vengono prese in giro .

L ‘ ho detto prima e lo ripetero ‘ ancora : nella storia del mondo
LA PALESTINA NON E’ MAI ESISTITA COME NAZIONE .
La regione conosciuta come Palestina e’stata governata prima
dagli antichi Romani , poi dai Musulmani e dai Crociati Cristiani ,
poi dall’ impero Ottomano e , per poco tempo , dagli Inglesi
dopo la prima guerra mondiale .
Gli Inglesi acconsentirono a restituire almeno una parte
della terra agli Ebrei ,
visto che era la terra dei loro padri. Non e’ mai stata governata
dagli Arabi come una nazione a se stante . Perche ‘ adesso diventa una
priorita ‘ cruciale ? La risposta sta NELLA MASSICCIA CAMPAGNA
DI DISINFORMAZIONE E NELLO SPIETATO TERRORISMO
DEGLI ULTIMI 40 ANNI . Golda Meir aveva ragione .
La sua dichiarazione viene avvalorata dalla verita’ della storia
e dalle esplicite , ma poco conosciute , dichiarazioni di Arafat
e dei suoi seguaci . Israele e l’ Occidente non devono arrendersi
al terrorismo concedendo agli assassini quel che vogliono :
il trionfo nelle pubbliche relazioni e una vittoria strategica .
Non è troppo tardi per dire no al terrorismo .
NON E’ TROPPO TARDI PER DIRE NO A UN ALTRO
STATO ARABO TERRORISTA . NON E’ TROPPO TARDI
PER DIRE LA VERITA ‘ RIGUARDO ALLA PALESTINA .
Joseph Farah e’ un arabo – americano di religione cristiano-
evangelica. Dirige il quotidiano online WorldNetDaily, una delle
voci piu’ ascoltate della cultura conservatrice americana.
Traduzione dall’inglese a cura dell’ Istituto Culturale della
Comunità Islamica Italiana

http://digilander.libero.it/islamic/italian.html

http://www.amislam.com

mailto : i s l a m . i n s t @ a l i c e . i t

islam.inst @ Lista Alchimia – Islamitalia

Il webmaster non prende ” ordini sottobanco ” da nessuno . Qui ogni
Musulmano, Sceicco o no , ha diritto alla parola . I non-Musulmani
sono gradit i ospiti se mantengono il rispetto .

 

To view the entire article , visit
http://www.worldnetdaily.com/news/article.asp?ARTICLE_ID=28222
Thursday, July 11, 2002 — Palestinian people do not exist By
Joseph Farah – Posted: July 11, 2002 1:00 a.m. Eastern

A provocative headline ? It’s more than that . It’s the truth . Truth
does not change. Truth is truth. If something was true 50 years
ago , 40 years ago , 30 years ago , it is still true today .

 

And the truth is that only 30 years ago, there was very little
confusion on this issue of Palestine . You might remember the late
Israeli Prime Minister Golda Meir making the bold political
statement: “There is no such thing as a Palestinian people.” The
statement has been a source of ridicule and derision by Arab
propagandists ever since. They love to talk about Golda
Meir’s ” racism ” . They love to suggest she was in historical
denial . They love to say her statement is patently false – an
intentional lie , a strategic deception .

 

What they don’ t like to talk about , however , are the very similar
statements made by Yasser Arafat and his inner circle of political
leadership years after Golda Meir had told the truth – that there is no
distinct Palestinian cultural or national identity .

 

So , despite the fact that conventional wisdom has now proclaimed
that there is such a thing as the Palestinian people , I ‘ m going to
raise those uncomfortable quotations made by Arafat and his
henchmen when their public – relations guard was down . Way back on
March 31 , 1977 , the Dutch newspaper ” Trouw ” published an interview
with Palestine Liberation Organization executive committee member
Zahir Muhsein . Here ‘ s what he said :

 

” The Palestinian people does not exist . The creation of a
Palestinian state is only a means for continuing our struggle
against the state of Israel for our Arab unity. In reality today
there is no difference between Jordanians , Palestinians , Syrians
and Lebanese . Only for political and tactical reasons do we speak today
about the existence of a Palestinian people, since Arab national
interests demand that we posit the existence of a distinct
” Palestinian people ” to oppose Zionism .

 

For tactical reasons , Jordan , which is a sovereign state with
defined borders , cannot raise claims to Haifa and Jaffa ,
while as a Palestinian , I can undoubtedly demand Haifa ,
Jaffa , Beer-Sheva and Jerusalem . However , the moment
we reclaim our right to all of Palestine, we will not wait even
a minute to unite Palestine and Jordan ” .

 

That’ s pretty clear , isn’t it ? It’ s even more specific than Golda
Meir’s statement . It reaffirms what I have written on this subject .
And it is hardly the only such statement of its kind . Arafat himself
made a very definitive and unequivocal statement along these lines
as late as 1993 . It demonstrates conclusively that the Palestinian
nationhood argument is the real strategic deception – one geared to
set up the destruction of Israel .

 

In fact , on the same day Arafat signed the Declaration of
Principles on the White House lawn in 1993 , he explained his
actions on Jordan TV . Here’ s what he said :
” Since we cannot defeat Israel in war , we do this in stages .
We take any and every territory that we can of Palestine ,
and establish a sovereignty there , and we use it
as a springboard to take more .
When the time comes , we can get the Arab nations to join us
for the final blow against Israel ” .

No matter how many people convince themselves that the aspirations
for Palestinian statehood are genuine and the key to peace in the
Middle East , they are still deceiving themselves .

 

I’ ve said it before and I will say it again , in the history of
the world , Palestine has never existed as a nation .
The region known as Palestine was ruled alternately by Rome ,
by Islamic and Christian crusaders , by the Ottoman Empire
and , briefly , by the British after World War I .
The British agreed to restore at least part of the land
to the Jewish people as their ancestral homeland .
It was never ruled by Arabs as a separate nation .

 

Why now has it become such a critical priority ?
The answer is because of a massive deception campaign
and relentless terrorism over 40 years .
Golda Meir was right . Her statement is validated by the truth
of history and by the candid , but not widely circulated ,
pronouncements of Arafat and his lieutenants .
Israel and the West must not surrender to terrorism
by granting the killers just what they want – a public relations
triumph and a strategic victory.
It ‘ s not too late to say no to terrorism .
It’s not too late to say no to another Arab terror state .
It ‘ s not too late to tell the truth about Palestine . © 2002

da : FrancoLevi @ Tiscali.it

 
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Pubblicato da su maggio 20, 2013 in Varie

 

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Apartheid a norma di legge

Articolo tratto da Bocche scucite:

 

Apartheid a norma di legge

Pubblicato da

172b

E’ vero che si moltiplicano in tutta Italia le occasioni di riflessione sulla incredibile condizione di sopravvivenza che i palestinesi subiscono quotidianamente. Nelle scuole e nelle più diverse realtà scorrono immagini del muro di apartheid che tolgono il fiato a sinceri spettatori che esclamano attoniti: “non lo sapevamo!”
Ma c’è un capitolo ancora tutto da scrivere e da far conoscere: le leggi, cioè, che lo Stato d’Israele da sessant’anni studia e approva, per realizzare un perfetto sistema di apartheid che non solo sia tacitamente accettato dalla comunità internazionale, ma addirittura sia normato da una legislazione ad hoc.
E’ vero che se la legge è palesemente ( ? ) assurda, Israele è costretta a subire una reazione di stupore e magari di scandalo da parte di qualche osservatore esterno, come è accaduto per la Legge che proibisce di…parlare della Nakba nelle scuole israeliane. Ma questa protesta resta pochi giorni sulle pagine dei giornali mentre -questo è il vero obiettivo- la norma comincia ad entrare in vigore.

E’ di queste settimane un’altra incredibile normativa: all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv i funzionari hanno “diritto” di pretendere da qualsiasi viaggiatore l’apertura della casella personale di posta elettronica affinchè i servizi segreti possano impossessarsi di qualsiasi aspetto della sua vita, in particolare di ogni elemento che alimenti l’ipotesi che il viaggiatore voglia andare non solo in Israele, ma anche negli innominabili Territori Occupati. Violazione della privacy? Per lo Stato d’Israele conta solo la… sicurezza.

Volete un altro esempio di apartheid? La Legge razzista sulla Cittadinanza e l’Ingresso in Israele è stata confermata per la tredicesima volta in 11 anni, ignorando le sofferenze di decine di migliaia di famiglie palestinesi.

E’ una ratifica che nega i diritti più elementari delle persone, come ad esempio il diritto di condurre una vita familiare dignitosa sotto lo stesso tetto e denota il completo disprezzo del regime israeliano di apartheid e di occupazione per le risoluzioni delle Nazioni Unite.
Questa cosiddetta “Disposizione temporanea” impedisce alle famiglie palestinesi di condurre una vita familiare dignitosa e di usufruire dei propri diritti sociali, civili e di altro tipo.

E’ così che perfino l’amore tra palestinesi rimane ostaggio dell’occupazione e dell’apartheid israeliano. Ma nessuno ne parla perché forse appare una questione puramente giuridica.

BoccheScucite

 

 
1 Commento

Pubblicato da su maggio 16, 2013 in Varie

 

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La Procura generale: “Gli agenti dell’aeroporto Ben Gurion possono controllare le email dei turisti”

Sono senza parole… Temo davvero che al mio prossimo arrivo a Tel Aviv mi rispediranno indietro.
Un suggerimento a tutti gli attivisti “pro-Palesina” come me che abbiano un account e-mail non immacolato per “i criteri del servizio di sicurezza” del Ben Gurion… Createvi un account e-mail “civetta” da mostrare a questi signori.
Oppure fate come sono costretti a fare i palestinesi… Andate in Palestina passando dalla Giordania.

Falafel cafè

Tu chiamala, se vuoi, violazione della corrispondenza privata. E della privacy. Perché poi, alla fine, il discorso non cambia. Ai controlli del Ben Gurion di Tel Aviv possono fare anche questo: controllarti la casella di posta elettronica. Per motivi di sicurezza, ovvio. Ma più di qualcuno si chiede se questo, alla lunga, non finisca per scoraggiare soprattutto i giovani turisti. E se non porti a un’ulteriore risentimento nei confronti dello Stato ebraico.

E allora. Dopo ripetuti casi di turisti a cui è stato chiesto di scandagliare anche l’indirizzo email, l’ufficio della Procura generale d’Israele ha detto la sua sulla questione. E ha deciso – scrive il free press Israel haYom – che «ai cittadini stranieri che decidono di visitare Io Stato ebraico i nostri agenti possono chiedere di controllare la posta elettronica una volta atterrati in aeroporto». «Crescono sempre di più le minacce nei nostri confronti da parte degli stranieri».

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Pubblicato da su maggio 16, 2013 in Varie

 

Di Nakba in Nakba

Articolo tratto da Bocche scucite:

Di Nakba in Nakba

Pubblicato da

172a

“Hai letto? Dopo tanti anni non mancano i segni di speranza.”
Era già accaduto dopo il “commovente” discorso di Obama, nella sua “storica” visita in Israele, quando ai giovani dell’Università ebraica disse: “Il diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione e alla giustizia deve essere riconosciuto. Mettetevi nei loro panni – guardare il mondo attraverso i loro occhi. Non è giusto che un bambino palestinese non possa crescere in un suo stato e viva con la presenza di un esercito straniero che controlla i movimenti dei suoi genitori ogni giorno. Non è giusto che la violenza dei coloni contro i palestinesi rimanga impunita. Non è giusto impedire ai palestinesi di lavorare nelle loro terre o limitare la possibilità per uno studente di spostarsi all’interno della Cisgiordania, o per le famiglie palestinesi rientrare nelle loro case. Proprio come gli israeliani hanno costruito un loro stato nella loro patria, così i palestinesi hanno il diritto ad essere un popolo libero nella propria terra”. (Discorso all’università ebraica di Gerusalemme).
I titoli dei nostri giornali aumentarono il carattere per suggerire al lettore: ecco, la pace è più vicina e la colpa è sempre dei palestinesi che rifiutano le offerte di pace. Nel giudicare il discorso di Obama “un coraggioso avanzamento della pace”, ci sono cascati anche i migliori commentatori, che avrebbero dovuto attendere solo qualche ora per capire che a quelle parole non avrebbe corrisposto alcuna concreta decisione per modificare anche simbolicamente la devastante situazione di fatto sul terreno, per iniziare a fermare la colonizzazione e l’occupazione della terra palestinese.
E’ accaduto esattamente così anche la scorsa settimana. Il Segretario di Stato americano John Kerry ha convocato un summit a Roma e i giornali hanno battuto la notizia con enfasi: “Kerry è riuscito già ad ottenere da Netanyahu un passo importantissimo: la sospensione della costruzione di nuovi insediamenti di coloni nei territori palestinesi”. (La Repubblica, 9 maggio 2013).
Peccato che nelle stesse ore, in quella parte di Betlemme da anni devastata dall’avanzare illegale del mostro di Har Homa (colonia che conta ormai alcune decine di migliaia di abitanti), l’esercito abbia emesso un nuovo ordine militare con il quale affida e consegna direttamente ai coloni di Gush Etzion, una vecchia base militare abbandonata perché la facciano diventare presto un altro bubbone nel corpo malato e stremato della Palestina.
Da anni la popolazione del villaggio aveva resistito al paventato furto della loro terra con una strategia nonviolenta di grande effetto: anche attraverso gemellaggi e sostegni finanziari di diverse città italiane, la Municipalità di Beit Sahour aveva trasformato la zona depressa di Hosh Agrab in piacevole luogo di ritrovo per la popolazione. Per anni abbiamo appoggiato questa resistenza nonviolenta finanziando le attrezzature per i giochi, le cucine e le strutture. Quante volte abbiamo trascorso divertenti serate estive nel parco giochi, tra concerti e hummus, palestra di roccia per i ragazzi e cene con le comunità locali…
In poche ore, proprio nel sessantacinquesimo anniversario della Nakba, lo stato occupante consegna per l’ennesima volta le chiavi di casa Palestina a questi suoi cittadini che, pronti a tutto pur di “difendere” la terra affidatagli da Dio, portano avanti giorno dopo giorno, anno dopo anno, sempre lo stesso obiettivo: cacciare dalla loro terra i palestinesi.
Ecco perché ci ostiniamo a celebrare ogni anno, con convegni ed eventi, la “catastrofe” che ha partorito centinaia di migliaia di profughi in Libano, Siria,Giordania e Cisgiordania.
Perché, come ricorda Gideon Levy, “mentre in Israele siamo disperatamente impegnati a dimenticare, negare e cancellare la nostra più grande pulizia etnica del 1948 – oltre 600.000 rifugiati, alcuni fuggiti per paura delle forze israeliane e altri espulsi con la forza – scopriamo che il 1948 non terminò mai perché ‘lo spirito del 1948′ è ancora vivo oggi. E’ lo spirito che oggi ci fa avere un obiettivo preciso, sempre quello originario: cercare di ripulire questa terra dei suoi abitanti arabi quanto più possibile e anche un po’ di più. E’ l’obiettivo più segreto e insieme più desiderato: prendere la terra di Israele per gli ebrei, per loro soli”.
Ma questo, né ad Obama né a Kerry sembra minimamente interessare.

BoccheScucite

 
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Pubblicato da su maggio 16, 2013 in Varie

 

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La rivoluzione delle donne

STORIE DELL' ALTRO MONDO

Le incontro in una piccola stanza dalle pareti bianche nel centro di Regueb, una piccola cittadina a 50 chilometri da Sidi Bouzid. Sono tutte sedute attorno ad un tavolino, parlano, discutono, si scambiano idee ed opinioni. Sono le donne della “Voce d’Eva”, un’associazione nata dopo la rivoluzione tunisina per dar voce a tutte le donne che rimanevano silenziose, timorose, senza avere il coraggio di rivendicare i propri diritti. Hasna, Takwa, Janette, sono simpatiche, attive, piene di energia ed entusiasmo. Sono loro che diventeranno la mia famiglia durante questo brevissimo soggiorno in Tunisia. Mi guideranno alla scoperta di un mondo che non conoscevo, mi porteranno nei campi dalle donne che lavorano, sotto un sole cocente, sfruttate e sottopagate, per permettere ai loro figli di studiare; mi faranno incontrare le madri dei martiri, donne forti e coraggiose che vivono nel ricordo dei loro figli uccisi brutalmente dalle forze dell’ordine tunisine, ma che…

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Pubblicato da su maggio 16, 2013 in Varie

 

La discriminazione delle donne non veste solo il burqa

Invito alla riflessione su quanto successo il 10 Maggio al muro del pianto (vedi articolo di Nena news sotto).

Il pericolo più grande

Di tutti i pericoli
che Israele si trova di fronte,
quello che spaventa di più
il governo israeliano
è la pace

Gush Shalom, “Haaretz” 10 maggio 2013

Muro del Pianto, ultraortodossi contro le donne
di Emma Mancini

Mille giovani aggrediscono le donne in preghiera che rivendicavano l’uguaglianza religiosa. La società israeliana fondata su discriminazioni di genere e etnia.

Gerusalemme, 10 maggio 2013, Nena News – Questa mattina sono scoppiati scontri al Muro del Pianto a Gerusalemme: un migliaio di giovani ebrei ultraortodossi hanno cercato di impedire alle donne dell’associazione israeliana “Women of the Wall” di pregare nel sito religioso, lanciando loro pietre e bottiglie d’acqua. Cinque di loro sono stati arrestati dalla polizia, riporta Mickey Rosenfeld, portavoce della polizia.

Hanno partecipato alla protesta decine di centinaia di ragazzi e ragazze provenienti da tutto il Paese, dopo la decisione del tribunale di Gerusalemme di permettere alle donne dell’associazione di pregare al Muro del Pianto vestendo il tallit (lo scialle della preghiera), generalmente riservato agli uomini.

Tutto era cominciato circa un mese fa quando “Women of the Wall” aveva lanciato un’azione per garantire il diritto delle donne ebraiche di pregare liberamente e leggere collettivamente la Torah. Lo scorso 11 aprile, le donne dell’associazione erano entrate nella sezione del Muro del Pianto destinata agli uomini e avevano pregato a voce alta. Un modo per rivendicare l’uguaglianza in campo religioso, spesso chimera tra gli ebrei ultraortodossi.

Quel giorno la polizia aveva optato per gli arresti: cinque donne dell’organizzazione (la direttrice Lesley Sachs, Bonnie Ras, Sylvie Rozenbaum, Sharon Kramer e Valerie Stessin) erano state subito portate di fronte alla corte per disturbo dell’ordine pubblico. Ma il giudice le aveva fatte subito rilasciare, affermando nella sentenza che non era stato commesso alcun reato. “Il giudice ha stabilito quanto noi affermiamo da anni – aveva commentato all’epoca la direttrice Lesley Sachs – La preghiera delle donne, con il tallit e con la Torah, non è di disturbo. Speriamo che la polizia ora ci penserà due volte prima di arrestare delle donne nel mezzo di una preghiera di fronte al Muro del Pianto”.

L’azione dell’11 aprile era seguita ad una lettera della polizia israeliana che riprendeva una sentenza della Corte Suprema del 2003 che impediva alle donne di vestire gli scialli e di pregare a voce alta, in particolare il Kaddish, antica preghiera ebraica recitabile solo da dieci maschi ebrei. (…)

«Le tensioni religioso-secolari hanno accompagnato Israele fin dalla sua creazione – ci spiega Connie Hackbarth, attivista e direttrice dell’Alternative Information Center – Le attuali manifestazioni rientrano nel contesto della discriminazione contro le donne e, allo stesso tempo, del crescente ruolo femminile nella comunità non ortodossa israeliana. Le donne ebree non ortodosse, come Women of the Wall, sentono di poter chiedere maggiore spazio anche in ambito religioso».

«Ma le donne che protestano al Muro del Pianto – continua Connie Hackbarth – accettano l’occupazione israeliana di Gerusalemme, ponendosi con fermezza all’interno del contesto coloniale perché combattono per i diritti delle sole donne ebree senza mettere in discussione gli equilibri di potere interni. Per questo l’attività di “Women of the Wall” mi rattrista: accettano il discorso coloniale e lavorano per estendere i privilegi alle donne ebree, senza rivolgersi verso altre forme di discriminazione etnica. Come donna, non accetto che delle donne cerchino solo di rafforzare la loro posizione, togliendo ulteriori diritti ad altre donne: il sito rivendicato – la piazza intorno al Muro del Pianto – è stata costruita distruggendo un intero quartiere palestinese e rimuovendo la storia e la tradizione islamica e araba dall’area».

 
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Pubblicato da su maggio 16, 2013 in Varie

 

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