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Archivio mensile:dicembre 2012

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No words…

 
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Pubblicato da su dicembre 11, 2012 in Varie

 

STORIE DELL' ALTRO MONDO

checkpoint Betlemme donne

(Foto di Andrea e Magda) Arrivo al checkpoint di Betlemme. Sono già in ritardo. Davanti a me c’è un gruppo di donne. Penso che devo sorpassarle prima che passino il metal detector. Di solite le donne sono più lente degli uomini,si tolgono le scarpe, la borsa, fanno tutto con più calma. E io in più oggi ho fretta. Però non riesco a raggiungerle ed ecco che passano il tornello prima di me. Click. Rosso. Il tornello si chiude. Aspetto. Intanto le donne mettono la borsa e la giacca in un contenitore di plastica ed attraversano il metal detector. Beee beee bee. Suona. Una giovane ragazza viene fatta tornare indietro. Si toglie la scarpe. Ripassa. Beee beee beee. IrjaKh ila alwaRa (torna indietro), le intima una soldatessa israeliana. La ragazza torna indietro. “Shu lazem Usawwi?” (Cosa devo fare?), chiede alla madre. “Al-Ishatt, ishla7i al-ishatt” (la cintura…

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Pubblicato da su dicembre 7, 2012 in Varie

 

Loro la chiamano “detenzione amministrativa”, ma il suo vero nome è internamento…

carcere-2

 

“Sono venuti a predermi nel cuore della notte, hanno sfondato la porta, saranno stati una cinquantina, cinquanta soldati per prendere una donna. Ho chiesto:

‘che cosa volete da me?’

‘devi venire con noi alla centrale’ mi ha risposto arrogante il comandante

‘di cosa sono accusata?’

non mi ha risposto, ma ha aggiunto ‘devi venire con noi per accertamenti’

‘che tipo di accertamenti?’

‘questioni si sicurezza…’     “.

Per Israele calpestare i diritti umani è sempre solo una questione di sicurezza…

Per un attimo l’audio su Skype si interrompe, la figura della donna sul mega-schermo si muove a scatti, il velo blu sul capo incornicia un volto dagli occhi e dai capelli scuri di cui non si riescono a percepire bene i lineamenti, ma sembra bella, sarà il fascino del velo.

La connessione dalla sede di “Al-Haq“, a Ramallah, torna a farsi buona, e la voce della donna ritorna fluente “…la violenza psicologica inizia subito, dal primo istante, inizia prima di quella fisica. Mentre mi stavano portando via volevano impedirmi di salutare i miei bambini e mio marito. Mi hanno portato in carcere ed è iniziato subito un interrogatorio senza fine. Durante l’interrigatorio, ma anche dopo, durante la detenzione, mi sono stati negati anche i minimi bisogni umani, andare al bagno, bere, lavarsi… La tortura psicologica è stata la cosa più difficile da affrontare, mi dicevano che se non avessi confessato non avrei più rivisto i miei familiari, mio marito, i miei bambini. Volevano che confessassi di essere una terrorista, ma io non mi sono lasciata vincere, ho sempre negato con forza! Io non sono una terrorista, sono solo una persona…”.

Nella bella cappella del Centro Giovanile Antonianum dei Gesuiti di Padova il silenzio è pesante, le parole della donna cadono come fendenti di rasoio, la gente attonita ascolta. Mia moglie evita il mio sguardo, so già che gli occhi le si stanno riempiendo di lacrime, e non vuole che io lo veda, anch’io vorrei piangere, la rabbia dentro mi sta consumando. Le parole della donna, così difficili da mandare giù, sono solo l’ultima delle testimonianze che da stamattina si sono susseguite al Convegno per la Giornata ONU, promosso dalla Campagna “Ponti e non Muri” di Pax Christi. E’ Sabato 1 Dicembre, solo due giorni fà l’ONU ha dichiarato la Palestina nuovo stato non-membro osservatore, una conquista eccezionale per il popolo palestinese, eppure la gioia di questo successo si è lentamente sgretolata nella drammaticità dei racconti dei palestinesi che oggi condividono con noi il loro dramma.

La donna continua:

“…Dopo l’interrogatorio del primo giorno mi hanno internato in un carcere di Israele. Prima dei frequenti interrogatori a cui non hanno mai smesso di sottopormi, mi denudavano e mi costringevano a perquisizioni corporali totali, chi si rifiuta finisce in isolamento per giorni… Anche questo fa parte della tortura psicologica…

…Durante tutta la mia carcerazione non mi sono mai stati garantiti nemmeno i minimi diritti umani, anche il trattamento medico era occasione di discriminazione. Avevo un problema all’occhio, avevo chiesto di essere visitata, ma mi è stato negato. Ho ottenuto una visita solo dopo due settimane, solo perchè le altre detenute hanno minacciato lo sciopero della fame se non venissi stata visitata…

…I trasferimenti in tribunale diventano un’altra occasione di umiliazione, hanno una squadra speciale per farlo, ti impediscono di camminare, ti caricano di peso sul blindato in pieno giorno, perchè tutti vedano, perchè tu ti senta ancora una volta umiliata davanti alle altre carcerate, davanti alle altre palestinesi. Durante il viaggio ti impediscono di parlare, ti insultano, ti deridono…

…Sono rimasta in carcere per un anno, senza accuse, senza prove, senza processo, io, una persona innocente. Adesso l’incubo è finito, sono tornata a riabbracciare i miei bambini e mio marito, ma vivo con il terrore, ora faccio fatica a dormire, mi sveglio nel cuore della notte, mi sveglio ad ogni rumore, con la paura che vengano a prendermi e mi portino via di nuovo…”.

Pochi sanno che trasferire un detenuto da un territorio occupato ad un altro paese, in questo caso Israele, è proibito dalle convenzioni internazionali.

Tutti sanno che tenere in carcere una persona, presunta innocente fino a prova contraria, senza prove, senza accuse, senza processo e a tempo indeterminato, è illegittimo. Loro la chiamano “detenzione amministrativa”, ma il suo vero nome è internamento.

Pochi sanno che la gran parte dei “detenuti amministrativi”, o per meglio dire degli internati palestinesi che illegittimamente affollano le carceri di Israele, sono bambini, e che gli arresti di bambini stanno aumentando a dismisura, perchè mettono in ginocchio intere famiglie, padri e madri che da quel momento si ritrovano ad annullarsi in una infinita e disperata lotta giudiziaria per poter riportare i propri figli a casa.

La donna continua “…da allora ho avuto la certezza che Israele non è il paese democratico che dice di essere”.

 

Seguiranno altre testimonianze tratte dal “Convegno Giornata ONU” di Padova dello scorso 1 Dicembre.

 
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Pubblicato da su dicembre 6, 2012 in Varie

 

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STORIE DELL' ALTRO MONDO

 UN 194Quando il Barcellona ha vinto la finale di calcio, c’erano molti più palestinesi che festeggiavano” mi hanno detto molti palestinesi il giorno dopo il riconoscimento dello stato palestinese alle Nazioni Unite. Ed era proprio quello che avevo pensato io la sera del 29 novembre, subito dopo la votazione. Ero uscita con alcuni amici per vedere il clima che si respirava nelle strade e, a parte qualche auto con la bandiera palestinese, non c’era nulla di particolare. Pochi, pochissimi festeggiamenti, considerata l’importanza dell’evento. Molti miei amici sono persino andati a letto. Addormentati la sera in un territorio palestinese e svegliati la mattina in uno stato. Sempre ed in ogni caso occupato.

Mabruk liddawla” (complimenti per lo stato). Si ride, si scherza con i palestinesi. Nessuno ci crede veramente. E non posso che capirli. Dopo anni di negoziati, di risoluzioni ONU mai attuate, dopo 65 anni di lotta…

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Pubblicato da su dicembre 4, 2012 in Varie

 
 
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