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Archivio mensile:novembre 2012

Il mondo è pronto!

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Erano le 22:30, ce ne stavamo ranicchiati sul nostro divano a seguire il collegamento in diretta su Al Jaseera International. La folla radunata intorno al mega schermo, bandiere dappertutto, l’eccitazione della gente, l’elettricità nell’aria, un’atmosfera quasi calcistica, sembrava di assistere ad una finale mondiale.

Sul mega schermo, dall’altra parte del mondo, da New York, inizia a parlare l’ambasciatore del Sudan, il mio inglese non mi permette di capire tutto quello che sta dicendo, ma alcune parole, come pezzi di un puzzle, si incastrano insieme alla perfezione “right..”, ”Palestine”, “recognize”, “vote”, e a quelle parole segue un fiume di nomi che sembra un raggio di sole, “Sudan, Gibuti, Algeria, Argentina, Sri Lanka…” e molti, molti altri. La lista è così lunga che fatico a memorizzare tutte le nazioni che vengono citate, faccio prima a riassumerle così: il mondo intero.

A New York, il mondo intero è pronto a votare all’assemblea generale dell’ONU a favore del riconoscimento della Palestina come stato osservatore. A Ramallah la gente radunata intorno al mega schermo aspetta di vedere se il mondo è pronto a riconoscere il loro diritto ad esistere.

Poche sono le voci dissonanti, le conosciamo tutti, il portavoce Israeliano accusa il presidente palestinese Mahomoud Abbas (meglio conosciuto come Abu Mazen) di non volere la pace, e sostiene che un vero percorso di pace non potrà essere percorso finchè Abu Mazen si ostinerà a negare il diritto all’esistenza dello stato di Israele.

Peccato che giusto prima di lui, allo stesso microfono, il presidente Mahmoud Abbas abbia pronunciato queste parole: “Non siamo venuti qui per cercare di delegittimare uno Stato stabilito anni fà, che è Israele, ma piuttosto siamo venuti per affermare la legittimità dello Stato e che ora deve affermare la propria indipendenza, e che è la Palestina”, ed ha aggiunto l’urgenza del raggiungimento di una pace per il popolo di Israele e per il popolo palestinese, strangolato da 64 anni di occupazione Israeliana.

Tradotto, in un sol colpo Abu Mazen, agli occhi di tutto il modo, ha spazzato via ogni scusa e paravento dietro il quale Israele possa nascondere i propri reali intenti nei confronti del popolo palestinese, ovvero la pulizia etnica e la cancellazione di qualsiasi possibilità di nacita di uno stato palestinese. Ora la posizione palestinese è chiara agli occhi di tutto il mondo, ed è la stessa che abbiamo vissuto e respirato un anno fà per le vie di Betlemme, vivendo e parlando con i palestinesi della Cisgiordania. Il popolo palestinese è un popolo logorato da anni di feroce occupazione e di negazione dei più fondamentali diritti umani, ma non è un popolo vinto. Ma soprattutto, è un popolo che vuole solo due cose, e le vuole fortemente, disperatamente, le vuole come i nostri polmoni vogliono l’aria da respirare:

vogliono che venga riconosciuto il loro diritto ad esistere, ma soprattutto vogliono LA PACE.

Che è quello che voleva il popolo ebreo scampato agli orrori della Shoah 64 anni fa, e che ha ottenuto proprio grazie all’intervento dell’ONU, che nel 1948 riconobbe il diritto all’esistenza dello stato di Israele.

Ma il portavoce israeliano sembra avere la memoria corta quando dichiara che “c’è solo una strada per uno stato palestinese e quella via non passa attraverso l’ONU. Questo percorso si snoda attraverso negoziati diretti tra Gerusalemme e Ramallah che porteranno ad una pace sicura e duratura tra israeliani e palestinesi. Non ci sono scorciatoie. Non ci sono soluzioni rapide. Non ci sono soluzioni immediate”.

Ma come? L’ONU viene buona per riconoscere lo stato di Israele, ma non va bene per riconoscere uno stato Palestinese?

Come al solito Israele usa due pesi e due misure, e soprattutto abusa delle uniche armi che gli sono rimaste in alternativa ai bombardamenti e alla forza bruta, ovvero la dissimulazione e il discredito.

Ma ormai la storia è fatta, con lo sguardo incollato al televisore guardo accendersi le luci sul tabellone delle votazioni, e aspetto il verdetto con l’ansia con cui, in quella notte di Berlino del 2006, aspettavo che Fabio Grosso calciasse il rigore che avrebbe regalato il quarto titolo mondiale all’Italia.

E il tabellone sentenzia: 138 paesi favorevoli, 9 contrari, 41 astenuti.

Un boato si alza da Ramallah! Tifo da stadio, le bandiere palestinesi si alzano al cielo! Storia è fatta! L’ONU riconosce la Palestina come stato osservatore non-membro alle Nazioni Unite. E’ vero, la Palestina non è ancora uno stato, quello che è stato fatto è solo un piccolo passo di un cammino lungo e difficile, ma la strada è tracciata!

“Sfortunatamente oggi è stata approvata una risoluzione controproducente, che allontanerà uteriormente qualsiasi prospettiva di pace” dichiara l’ambasciatrice degli Stati Uniti Susan Rice ai microfoni dell’assemblea, ma sappiamo che questi sono solo i colpi di coda di un animale ferito. “La risoluzione approvata oggi non sancisce la nascita di uno Stato della Palestina» dichiara Susan Rice, è vero, ma il processo oggi è iniziato, e un giorno, non si sa quando, festeggieremo la nascita di uno stato Palestinese, e con la memoria torneremo a questo giorno, perchè è oggi che tutto inizia.

Un giorno lo stato Palestinese nascerà e pace sarà fatta, i voti favorevoli di 138 paesi diversi ci dicono che il mondo è pronto!

 
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Pubblicato da su novembre 30, 2012 in Varie

 

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Abuna Mario

Sono ancora ad Amman e dopo quella di Gaza ecco un altra voce di dolore e sofferenza che arriva al mio cuore. Questa volta viene dalla Siria. E’ la voce di Samir e della sua terra che è stato costretto a lasciare appena 5 giorni fa’. Oggi Samir si trova ospite di una nostra struttura di accoglienza insieme alla moglie, a Sloghin e sua nonna e alla famiglia di Abu Hanna,  con la moglie e i due piccoli Hanna e Christian (nella foto).  Vengono da Hassakè e Qamishli da dove sono scappati per paura di essere uccisi. Vogliono andare in Francia perché lì, hanno diversi parenti. E stanno aspettando il visto per il quale l’ambasciata francese ha chiesto di firmare una dichiarazione che erano stati minacciati di morte dai militari di Bashar. Loro si sono rifiutati perchè non corrispondeva alla verità, anzi chi li aveva minacciati erano i ribelli…ed ancora…

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Pubblicato da su novembre 27, 2012 in Varie

 

STORIE DELL' ALTRO MONDO

h 7.30 – Checkpoint di Betlemme

Iftah Iftah (Apri, apri). Il tornello è chiuso, non vuole girare. Il soldato al di là del vetro ci guarda, come si guardano delle bestie feroci in uno zoo. E’ spaparanzato su una sedia, i piedi appoggiati su uno sgabello, fa finta di parlare al telefono. Dietro al tornello – l’unico dei tre “aperto” – ci sono centinaia di lavoratori palestinesi che ogni giorno son costretti ad attendere ore al posto di blocco per recarsi al proprio posto di lavoro. Una vitaccia. Eppure sono i più “fortunati”, perchè hanno un permesso per entrare in Israele.

Ya Khayyal, Ya Khayyal (espressione con cui i palestinesi chiamano i soldati israeliani). La gente inizia a urlare, la lunga ed ordinata fila di persone inizia a scomporsi. Io sono lì in mezzo alla folla. Mi fanno passare avanti. Rifiuto. Biddash (non vuole). Anch’io vado al lavoro, come loro…

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Pubblicato da su novembre 27, 2012 in Varie

 
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Se Israele è riuscito a fare questo ad un ragazzo americano, immaginate cosa tocca ai Palestinesi ogni giorno…

 
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Pubblicato da su novembre 26, 2012 in Varie

 

Una voce si ode da Gaza…

Abuna Mario

Ad Amman oggi piove. Come a Betlemme e come a Gerusalemme. In queste terre pero’ la pioggia e’ una benedizione e cosi’ abbiamo un ulteriore motivo per ringraziare Dio oltre a quello di aver fatto cessare la pioggia di bombardamenti su Gaza. Oggi parlando via skipe con le nostre suore ho rivisto il bel sorriso di Suor Risuscitata e questo mi ha riempito il cuore di gioia. Nei giorni scorsi era molto impaurita ma oggi mi raccontava che era felice anche perche’ era potuta uscire di nuovo da casa, insieme alle altre suore, per andare a visitare le famiglie cristiane. Lungo la strada hanno visto tanta devastazione. Cosi’ come hanno visto le case danneggiate dei nostri cristiani. Molte di queste non hanno piu’ vetri ne porte perche’ le bombe “intelligenti” sono cadute molto vicino. Ma nonostante questo, si ritengono miracolate di essere vive e ringraziano Dio dal profondo del cuore!  

Mi racconta Suor Raihna…

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Pubblicato da su novembre 23, 2012 in Varie

 

Da Gaza – La testimonianza di Abuna Pablo

Vi segnalo la struggente testimonianza da Gaza di Abuna Pablo, un padre argentino con cui quasi un anno fà abbiamo condiviso bei momenti all’ “Hogar niño Dios” di Betlemme.
La sua (e nostra) preghiera che il massacro finisse è stata ascoltata, ma sappiamo che con ogni probabilità questa tregua sarà solo la fine di uno dei troppi sanguinosi capitoli di questa tragedia.
Preghiamo tutti perchè questa fragile pace ritrovata non sia come sempre una fine che prelude ad un nuovo inizio, ma sia l’inizio della fine.

http://www.fmc-terrasanta.org/it/attualita-eventi-e-societa.html?vid=3081

 
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Pubblicato da su novembre 23, 2012 in Varie

 

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STORIE DELL' ALTRO MONDO

Quando ormai si temeva il peggio, è stata annunciata la tregua*. Dalla 9 di sera (ora palestinese) del 21 novembre, le due parti hanno smesso ogni tipo di attacco nonostante un’intensificazione dei bombardamenti subito prima dell’inizio del cessate il fuoco. Altri due palestinesi sono stati uccisi dal fuoco israeliano facendo salire il numero totale delle vittime a 158, di cui 108 civili. Almeno 33 bambini e 13 donne (dati OCHA). Un massacro. Dal lato israeliano sono state uccise sei persone, di cui 4 civili (tra loro un beduino del Negev). Peccato che ieri “Repubblica online” intitolasse “Tregua tra Hamas ed Israele. Attentato a Tel Aviv: 23 feriti. Sei morti nei raid”. Non commento nemmeno.

Il popolo di Gaza è sceso in piazza per festeggiare la fine degli attacchi, un ritorno alla “normalità”, per celebrare quella che considerano una vittoria. Missili a Gerusalemme e Tel Aviv ed un accordo di…

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Pubblicato da su novembre 23, 2012 in Varie

 
 
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