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Il buco

31 Ott

…I bambini vestiti di stracci, girare per le strade di Kofele sentendomi un marziano, un “faranji”, camminare per Addis Abeba sentendomi costantememnte minacciato, sentendomi in pericolo, ed imprecare ogni volta che mi torna in mente la macchina fotografica che mi sono fatto zanzare di sotto il naso da un bambino che avrà avuto 9 anni.

Pulire il moccio ai bambini disabili del centro delle missionarie della carità di Addis Abeba, sopportare a stento il lezzo dell’altro centro, quello di Goba, le sue stanze stipate di gente con problemi di ogni tipo, di salute, mentali, di età. E quel vecchio ranicchiato in un fagotto di coperte che con la mano mi chiamava al suo capezzale come se dovesse dirmi l’ultima cosa importante prima di morire, e invece di importante c’era solo che gli concedessi qualche secondo della mia vita per accorgermi di lui, con i suoi anni sulle spalle, con gli anni, o mesi, o giorni, da finire prima di chiudere il conto con la vita. E mi baciava la mano in continuazione come se fossi chissà chi, un santo, un re, un dio, io che a a fatica tenevo insieme i pezzi di me stesso prima che il pianto rivelasse tutta la mia fragilità, tutti i miei limiti.

“No basta, ne ho abbastanza…” mi sono detto, contento di salire su quell’aereo che mi avrebbe riportato al primo mondo, felice di lasciare quell’Addis Abeba che mi stava così stretta, intrappolata nelle fauci delle sue povertà e delle sue contraddizioni, con cui tutto sommato non avevo niente a che spartire. E non vedevo l’ora di tornare alle passeggiate sul lago, alle serate a spasso per Verona, alle strafogate di carne, di pesce, di tutto quello che posso permettermi di avere con una semplice strisciata di bancomat.

Basta… Basta blog, basta arrovellarmi la testa di problemi di altri, di pensieri che non mi appartengono… In fondo è semplice, mi basta dire no, mi basta girarmi dall’altra parte e continuare a fare quello che faccio di solito, niente di più e niente di meno di quello che serve a me! Di quello che basta perchè sopravviva io! In fondo ho già la mia di pallina di m…. personale da spingere avanti no? La crisi, il prezzo della benzina che continua a crescere, la spesa che con 50 Euro non è che si riesca più a comprare granchè… E il lavoro, quel lavoro che chiede sempre tanto, che di questi tempi, ringraziare di averlo ancora… Testa bassa e… Lavorare!!
E la passeggiata sul lago c’è stata, e mi sono anche tolto una soddisfazione, subito, ma poi rimaneva sempre quel qualcosa in sospeso, quel buco… E le serate in centro a Verona, belle si, ma poi… Sempre quel buco… E il lavoro, che con l’ultimo boccone di colazione ancora nel gozzo c’è da scapicollarsi giù in mezzo al traffico per timbrare in tempo, e poi, corri corri, a risolvere mille problemi che non mi appartengono, con i quali ho poco a che fare, se non fosse per quel numerino in fondo alla busta paga che cita “netto mensile”. Poi la spesa di corsa, e far da mangiare per la cena e per il pranzo del giorno dopo al lavoro, che quando finisci ormai sono le dieci, e non hai più l’energia per fare niente, ti butti sul divano con la pretesa di guardare la tv, e ti addormenti subito… Suona la sveglia, è già il giorno dopo e… Sempre quel buco…

Fare sempre e solo quello che serve a te, mettere te al centro della tua vita, ti fa sentire il buco…

Ieri mi sono ricordato di avere un blog e ho rubato alcuni minuti alla frenesia del mio “buco” per rileggermi qualcosa dell’esperienza in Etiopia… In un attimo mi sono perso nel ricordo di tutte le persone che abbiamo conosciuto, di tutti i volti che abbiamo incontrato, di tutte le storie di disperazione che abbiamo ascoltato, e di quelle di speranza…

…La foto di me con quel badile in mano, e dietro la rete i ghigni dei monelli della missione di Robe che tramavano alle mie spalle…”Che bei momenti” ho pensato, e un sorriso per un attimo è riapparso sul mio volto accigliato…

“Eh si” mi sono detto “lì il buco non c’era più, o per lo meno, non lo sentivo più”…
Eh certo… Erano loro ad averlo riempito…

 

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2 commenti

Pubblicato da su ottobre 31, 2012 in Etiopia 2012

 

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2 risposte a “Il buco

  1. acquapertutti

    aprile 24, 2014 at 11:58 am

    Hai ragione, puoi avere la giornata piena di lavoro, di pensieri, di problemi più o meno grandi da risolvere ma quel buco non si chiude!
    Un sorriso…il ricordo di un solo sorriso ricevuto in un mondo così diverso dal tuo, basta a creare l’incanto: un ago rammenta il buco….e capisci che la soluzione non è mettere al centro della vita i propri bisogni… accetti di affrontare ancora il malessere che crea l’incapacità di contenere tutte le emozioni suscitate dal confronto con i bisogni degli altri, con le contraddizioni del mondo, dalla consapevolezza di quanto sia infinitamente piccola la parte che possiamo fare! Livia

     
  2. lavaligiadeimondi

    aprile 28, 2014 at 7:04 am

    Grazie Livia per i tuoi pensieri… Dio ci ha dato un dono che vale tutta la vita, ed oltre… L’amore… L’amore è tutto quello per qui vale la pena esistere…

     

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