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Archivio mensile:marzo 2012

Parliamo di numeri… Parliamo di pesi…

Ciao a tutti, oggi non voglio parlare con voi, vorrei parlare “di” voi.

ieri “La valigia dei mondi” ha ricevuto 37 visite, oggi siete venuti a trovarci in 32 e la giornata non è ancora finita!

Viaggiamo ad una media di circa 90 visite a settimana, circa 350 visite al mese, per un totale di 1430 visite totali dalla nascita de “La valigia dei mondi”.

Il mese più profiquo è stato Gennaio, con 556 visite, il giorno con più traffico è stato il 30 Gennaio, con ben 106 visite, credo per merito dell’articolo sulla Shoah “Dalla parte delle vittime… (tutti i santi giorni)…“.

Quest’ultimo dato lo trovo particolarmente interessante, penso sia un buon segno se un blog apertamente filo-palestinese come “La valigia dei mondi” ha fatto il suo giorno di maggiori visite quando ha pubblicato un articolo in memoria della Shoah. Vuol dire che avete colto lo spirito del blog, essere sempre dalla parte delle vittime, comunque e sempre, chiunque esse siano, da qualunque parte del muro stiano.

Questo dato però lo si può leggere anche in un altro modo. Come mai quel 30 Gennaio siete venuti in ben 106 su un bloggettino artigianale come il nostro a leggere un articolo sulla Shoah? Il 27 Gennaio su quanti telegiornali avete visto un servizio che parlava del giorno della memoria della Shoah? Giustissimo, sacrosanto che se ne parli, guai a noi se dimenticassimo. Ma il continuo martellare dei mass media sul tasto della Shoah (quanti documentari vengono trasmessi in una sola settimana su questo argomento?) ci ha reso ipersensibili al tema dello sterminio nazista degli ebrei, al punto che tendiamo sempre inconsciamente ad identificarli come “le vittime”, o comunque come i “buoni”… Ci succede un pò anche con gli americani vero?… Eh… 50 anni di “Fonzie” e “Happy days” non si lavano via neanche con due guerre in Iraq, una in Afghanistan e una in Libia. Non che ci sia niente di sbagliato se uno la sua idea se la fa con obiettività e consapevolezza. La verità scontata e banale è che ci sono sempre buoni e cattivi da ogni parte delle barricate, non possiamo mai scagionare o condannare sommariamente nessuno, ma abbiamo il dovere di capire dove stia la verità, guardandola da ogni punto di vista.

Ma… Il 15 Maggio degli anni scorsi chi di voi si ricorda di aver visto sui telegiornali un servizio che parlasse dell’inizio della Nakba (in arabo “catastrofe”), ovvero l’inizio dell’estromissione in massa (potremmo anche chiamarla “diaspora”) dei profughi palestinesi dalla Palestina ad opera di Israele?

O chi di voi lo scorso 1° Marzo ricorda di aver visto su qualche telegiornale un servizio che parlasse della posa dei primi lastroni del muro di separazione tra Gerusalemme e Betlemme avvenuta il 1° Marzo del 2004, proprio davanti al Caritas baby Hospital? (vedi nostro articolo del 24 Gennaio “Una testimonianza di grande valore…“).

Ieri al telegiornale avete per caso sentito parlare di bombardamenti a Gaza? Io no, eppure sono sicuro senza neanche informarmi che se ieri non sono cadute bombe a Gaza, saranno cadute certamente qualche giorno fa, o cadranno sicuramente tra qualche giorno… Nel più assordante silenzio dei media.

Non possiamo guardare le ingiustizie del mondo e parlare delle vittime dell’aberrazione umana usando due pesi e due misure. Vi faccio  una domanda da 100 milioni di dolori…

Shoah fa rima con Nakba?

Qualcuno di voi penserà “non si può paragonare lo sterminio di 6 milioni di ebrei con la cacciata di 700.000 palestinesi” (ad oggi sono diventati 4 milioni e mezzo). Effettivamente se penso alle foto di quei cadaveri che camminano ammassati dietro il filo spinato di qualche campo di sterminio, o delle montagne di cadaveri ammassate nelle fosse comuni naziste, questo dubbio viene anche a me.

Ma l’efferatezza, la brutalità di un’ingiustizia la può rendere più ingiusta di altre? Esistono ingiustizie più ingiuste o meno ingiuste? E come le soppesiamo? A suon di morti?

Io penso che le ingiustizie abbiano sempre una caratteristica comune a tutte… Sono ingiuste.

Torniamo alle statistiche del blog. Per il grande risultato di “audience” che sta avendo “La valigia dei mondi” non possiamo che ringraziare voi, per il vostro interesse e la vostra costanza nel seguirci. Ci impegneremo come sempre, e ancor di più, a parlarvi e parlare con voi delle cose che accadono nel mondo (e in Palestina, ovviamente) e di cui spesso e volentieri non si sente parlare ai nostri telegiornali. Cercheremo come sempre, e ancor di più, di riflettere e magari farvi riflettere, di capire e magari farvi capire, di condividere e magari farvi condividere.

Ancora un grazie infinito a tutti voi!

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Pubblicato da su marzo 28, 2012 in Varie

 

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Misteriosa malattia in Uganda trasforma i bambini in zombie

Nodding Disease malattia Uganza zombie
In Uganda sta accadendo qualcosa di insolito. Peccato che i media nostrani, come al solito, non stiano dando molto risalto alla notizia, ma il Paese africano sembra essere piagato da una misteriosa malattia che colpisce specialmente i bambini, trasformandoli in ciò che alcuni definiscono fin troppo audacemente “zombie”.
La malattia è stata definita “Nodding Disease“, e ha costretto migliaia di bambini a lasciare la scuola per via di inspiegabili attacchi simili quelli di natura epilettica, che sembrano lentamente modificare la personalità degli adolescenti.
Una ragazzina ugandese di nome Pauline, ad esempio, ha lasciato la scuola ormai da anni, e non riesce più a ricordare nemmeno come si usa una matita. “La sua personalità è molto cambiata rispetto a prima. Quando è nata era normale. Ora si limita a vagare senza alcuno scopo” spiega la madre Grace Lagat.
La CNN è stata uno dei primi organi di stampa a riportare la notizia e ad intervistare la signora Lagat, i cui bambini sono stati entrambi colpiti dalla misteriosa malattia. “Quando vado in giardino, li lego con il tessuto. Se non li legassi, una volta tornata in casa non li troverei più”.
I bambini colpiti dalla malattia, una volta legati, iniziano a masticare i loro legacci di tessuto come animali rabbiosi, ed è proprio questo comportamento, unito ai cambiamenti della personalità, ad aver fatto nascere la diceria sugli zombie.
Gli infetti non si limitano a questo genere di comportamento: in alcuni casi, i bambini danno volontariamente alle fiamme le case dei loro compaesani, e fino ad ora pare siano coinvolti nella morte di oltre 200 persone.
Fino ad ora la malattia sembra colpire ragazzi di età non superiore ai 19 anni, e la maggior parte degli infetti è composta da bambini da 3 a 11 anni.
Durante gli attacchi, i bambini fanno cenni ripetitivi con il capo, movimenti che hanno dato il nome alla malattia (nod = annuire). L’anomalia di questi attacchi sta nel fatto che sembrano venire “innescati” da alcune particolari situazioni, come i cambiamenti del tempo atmosferico.
Nodding Disease
In realtà, questa malattia non è del tutto nuova alla scienza: negli anni ’60, in Sudan, si verificò un caso molto simile a quello ugandese, e la malattia contagiò bambini anche in Libia e Tanzania.
L’epidemia in Uganda, tuttavia, è una situazione del tutto nuova, ed è probabilmente causata da un virus/parassita/batterio del tutto nuovo, probabilmente più resistente e versatile di quello sudanese di 50 anni fa.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità sta tenendo traccia della diffusione della malattia. “La situazione è disperata, ve lo assicuro” spiega il dottore ugandese Joaquin Saweka. “Immaginate di essere circondati da 26 bambini, e 12 di essi mostrano i segni della malattia”.
Ma nessuno è ancora sicuro di cosa stia realmente causando l’epidemia, cosa che contribuisce a diffondere l’idea superstiziosa che i bambini si stiano trasformando in zombie.
Video:
Una delle ipotesi sull’origine della malattia è la “mosca nera”, un insetto che vive nella regione, in grado di trasportare il verme parassita Onchocerca Volvulus. Questo parassita è responsabile della oncocercosi, una malattia infettiva definita anche “cecità fluviale” dato che, nelle ultime decadi, ha reso cieche oltre tre milioni di persone in tutto il mondo.
E’ possibile che la mosca nera (del genere Simuliidae) trasporti un altro parassita in grado di causare i sintomi riscontrati in Uganda, ma almeno il 7% dei bambini infetti non vive nelle regioni infestate da questo insetto.
“Per prima cosa abbiamo steso una rete di ipotesi. Abbiamo poi escluso tre dozzine di potenziali cause, e ora stiamo lavorando ad una manciata di possibilità” spiega Scott Dowell, membro del Center for Disease Control. “Sappiamo da esperienze passate che una malattia sconosciuta potrebbe finire per avere conseguenze globali”.
I trattamenti per l’epilessia sembrano solo essere parzialmente efficaci, e non riescono a fermare l’avanzamento della malattia. Dopo anni di attacchi, i bambini non riescono più a camminare e si trascinano per terra, incapaci di eseguire movimenti complessi con gli arti.
Le capacità intellettive si degradano, e riducono un bambino perfettamente in salute ad un quasi-vegetale, incapace di parlare, violento e completamente diverso dal ciò che era prima della malattia.
Questa malattia colpisce l’Uganda ormai da diversi anni, e solo ora ha raggiunto le pagine di un giornale. “La gente del posto si lamenta perchè pare che le vite di un Paese in via di sviluppo abbiano meno valore delle vite di un Paese occidentale” spiega Saweka. “Quando si conoscono le cause, si trova una cura. Ora si cerca solo di alleviare i sintomi, non ci aspettiamo di poter curare nessuno”.
Fonti:
 
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Pubblicato da su marzo 27, 2012 in Varie

 

Qualcuno ha la coscienza sporca?…

Ciao a tutti, vi giro una notizia battuta oggi da Misna, l’agenzia di stampa missionaria:

ISRAELE ROMPE CON CONSIGLIO DIRITTI UMANI, NO A INCHIESTA SULLE COLONIE

Il governo israeliano ha annunciato la rottura delle relazioni diplomatiche con il Consiglio per i diritti umani dell’Onu dopo che questo, la scorsa settimana, aveva approvato un documento in cui chiedeva un’inchiesta indipendente sulle colonie nei Territori palestinesi. La mossa, profilata nei giorni scorsi, impedirà di fatto agli inviati delle Nazioni Unite di rendersi a Gerusalemme Est e in Cisgiordania per sopralluoghi e indagini.

Il capo della diplomazia di Tel Aviv, Avidgor Lieberman, ha accusato il Consiglio per i diritti umani di “parzialità” e “accanimento” nei confronti dello stato ebraico e di sottovalutare le violazioni commesse nei paesi arabi e in Iran.

Liberman – secondo quanto riferisce oggi il quotidiano ‘Ha’aretz’ – ha ordinato all’ambasciatore israeliano a Ginevra di ignorare le chiamate provenienti dall’organismo fossero pure del commissario Navi Pillay in persona. Il governo israeliano, infine, sta considerando “sanzioni” ulteriori nei confronti dell’Autorità nazionale palestinese in seguito alla decisione del Consiglio Onu.

[AdL]

 
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Pubblicato da su marzo 26, 2012 in Varie

 

…Padre perdonali, perchè non sanno quello che fanno…

Ancora vittime della follia che ogni giorno si consuma nella martoriata terra di Gesù. In queste ore le teste di cuoio francesi stanno stringendo d’assedio l’ uomo che Lunedì mattina ha aperto il fuoco davanti alla scuola ebraica Ozar Hatorah, a Tolosa in Francia, facendo almeno quattro 4 morti, il rabbino Jonathan Sandler, i figli Arieh (6 anni) e Gabriel (3 anni) e un’altra bambina, Miriam di 8 anni. Un adolescente è in fin di vita all’ospedale di Tolosa.

Dalle ultime notizie che iniziano a trapelare sembra che si tratti di un giovane francese di origine algerina, recatosi di recente in Afghanistan per avvicinarsi alle scuole terroristiche di Al Qaeda. Lui si definirebbe un mujahidin, avrebbe agito per vendicare la morte delle migliaia di bambini palestinesi vittime dell’assedio israeliano.

Ci risiamo, come stupidi bambini ci restituiamo i dispetti a suon di morti innocenti, alla stoltezza umana non c’è mai fine. Mi tornano in mente le parole di Vittorio Arrigoni dalla striscia di Gaza “…qui ogni bambino morto crea automaticamente cinque mujahidin…”. E’ proprio questo il punto, la violenza genera automaticamente altra violenza, il sangue nero e bituminoso dell’odio si propaga nelle nostre vene come un cancro. Il vortice, l’abisso, l’oblio di violenza che si innesca è un perverso meccanismo che non trova fine. Il sangue continuerà a scorrere a fiumi e la terra non si sazierà.

Gesù lasciò che fosse solo il suo di sangue a scorrere, e nonostante le sue carni non portassero neanche l’ombra della colpa, fù capace di perdonare i suoi carnefici “…padre perdonali, perchè non sanno quello che fanno…”…

…perdonaci, perchè non sappiamo quello che facciamo.

Se non troviamo la forza di riconoscere che siamo fragili, sperduti, incapaci di percorrere le strade del mondo senza il paterno aiuto di Dio, in qualunque lingua lo chiamiamo, Dio, Allah, Iahvè, non troveremo mai la direzione giusta e continueremo ad essere le vittime di noi stessi e della nostra fragilità di esseri imperfetti.

 
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Pubblicato da su marzo 21, 2012 in Varie

 

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L’ACQUA COME ARMA, ISRAELE ‘OCCUPA’ LE FONTI IDRICHE

Sono decine le fonti d’acqua che i coloni israeliani si sarebbero accaparrati a detrimento della popolazione e delle coltivazioni palestinesi. Lo denuncia un rapporto diffuso oggi dall’ufficio di coordinamento del’Onu (Ocha) secondo cui 30 su 56 fonti idriche poste nelle immediate vicinanze di colonie e insediamenti della Cisgiordania, sono inaccessibili ai cittadini palestinesi. Il documento riferisce che i palestinesi sono “fisicamente separati” dalle fonti idriche con minacce e atti intimidatori che spesso sfociano in vere e proprie violenze. Nel 93% dei casi, le fonti d’acqua della Cisgiordania si trovano “sotto totale controllo israeliano” nonostante ’84% si trovi su terreni registrati dall’amministrazione militare israeliana come “proprietà privata palestinese”. In conclusione, i relatori del rapporto esortano le autorità israeliane a esercitare pressioni e a sanzionare atti “contrari al diritto internazionale e alla stessa legge israeliana”. Lo scorso 17 gennaio la Commissione Affari Esteri del Parlamento Francese aveva accusato in maniera più o meno esplicita Israele di praticare una nuova forma di apartheid attraverso una gestione “esclusiva” delle fonti idriche nei Territori palestinesi occupati. Nel rapporto, firmato dall’ex-minstro dell’agricoltura francese Jean Glavany, si fa riferimento alle strategie di “water occupation”. Si tratta di una serie di misure, tra cui la stessa costruzione del muro di separazione eretto in Cisgiordania, che rispondono ad una ripartizione delle sorgenti d’acqua sotterranee tali da garantirne il consumo e la direzione unicamente ad Israele.

Pubblicato oggi sull’ agenzia di stampa missionaria MISNA

 
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Pubblicato da su marzo 19, 2012 in Varie

 

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Chiamatela col suo nome: carneficina

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Ciao a tutti, come avrete potuto vedere dai telegiornali, nell’ultima settimana si è verificata una escalation di violenza nella striscia di Gaza. A questo proposito oggi vorrei proporvi la testimonianza da Gaza di Federica Pitoni, della Mezzaluna rossa palestinese che opera a Gaza, postata sul suo profilo Facebook e sulla newletter di Bocche scucite, il sito di Pax Christi che ha sposato la causa palestinese (vedi links nel blog). Sapete bene che qui in Italia (e on solo) i quotidiani ci raccontano di attacchi da Gaza, di centinaia di razzi Kassam sparati verso Israele, di risposta energica di Israele per garantire la sicurezza delle città al confine con Gaza, di apparati di sicurezza israeliani così efficienti da ridurre a zero le vittime israeliane, di “ennesima provocazione di Hamas”, di attacchi mirati israeliani su terroristi in procinto di preparare orribili attentati…

Ma è questa la verità?…      Buona lettura.

Adham, di dodici anni, era quasi arrivato a scuole, nel campo profughi di Jabalya. Quando il drone lo ha colpito a morte teneva lo zainetto nella mano destra e la mano del fratellino di sette anni nella sinistra.
Muhammad al-Ghumri, è stato fatto a pezzi dai missili israeliani che hanno disintegrato la sua sua auto nella cittadina di Deir el-Balah.
Il corpo di Hamed, anziano contadino, era irriconoscibile quando è stato portato all’Ospeda -le Al Shifa.
A Khan Yunis, un aereo di ricognizione ha bersagliato la motocicletta guidata da Husayn, di cinquant’anni mentre Mansur e tanti altri sono stati colpiti dai raid mentre sfilavano in processione durante il corteo funebre dei primi uccisi.
A fianco del fotografo dell’agenzia Maan, ucciso dai missili mentre guidava la sua auto, c’era sua moglie. In questo caso sono tre i morti, perché tragicamente, lei era incinta.
Prima di ogni commento abbiamo preferito immaginarci lì, per le strade e nelle case di Gaza, con i genitori di Adham e i ragazzini della scuola di Jabalya…
Persone, gazawi, giovani vecchi, bambini e nascituri, accomunati dal destino di nascere e – obbligatoriamente crescere – in una striscia di terra senza vie di fuga, anche volendo. Tra loro, probabilmente qualche militante nella lotta armata. Per tutti, la pena di morte senza nessun tribunale, senza nessun arresto, nemmeno preventivo. Tra loro, come sempre, la maggioranza era composta da civili.
Eppure.
Eppure ancora una volta non ce l’hanno detto, o meglio, ci hanno raccontato versioni distorte di una carneficina. Ai giornalisti radio televisivi e della carta stampata che ancora si ostinano a cercare di raccontarla, vorremmo dire che non si affannino nemmeno più a dare una parvenza di resoconto obiettivo ai loro reportage.
Ormai lo sappiamo che le notizie non arrivano dalle loro voci colpevoli di occultamento di verità.
Le dobbiamo cercare, le notizie. Tra chi vive con la povera gente della striscia. Tra chi tra i giornalisti verifica le fonti e non ha paura di raccontare, di denunciare, di squarciare il velo.
A volte ci stupiamo quando qualche amico ancora fiducioso nei tg nazionali ci dice: eppure ne hanno parlato! O quando qualcun altro afferma sinceramente: anche la Repubblica ha dedicato un paginone su Gaza. Le notizie ci sono allora. E non sono novità.
Ha postato in facebook Federica Pitoni, della Mezzaluna rossa palestinese, Italia:
“Vi racconteranno che il raid è scattato come rappresaglia contro il lancio di razzi Qassam verso Israele. Ma la dinamica dei fatti non è questa. Non è questo l’ordine cronologico degli avvenimenti.(…)
E allora proviamo a ricapitolare i fatti, solamente i fatti, nell’ordine cronologico in cui sono avvenuti. Nella giornata di venerdì 9 marzo, con un’esecuzione mirata, gli israeliani hanno ucciso Zuhair al Qaissi, comandante dei Comitati di Resistenza Popolare, una formazione alleata di Hamas. Al Qaissi si trovava a Tel al Hawa, a Gaza, ed era in auto con Ahmed Hananni, quando un cacciabombardiere israeliano ha sganciato un razzo che li ha centrati uccidendoli. Si può quindi parlare di un’esecuzione, di un omicidio mirato.
E da lì è iniziata una notte di inferno per Gaza, dove l’aviazione israeliana ha lanciato raid a ripetizione, in risposta al lancio di alcuni razzi, in vari punti del capoluogo, uccidendo, nella sola nottata, 12 palestinesi e ferendone 25. Raid che non si sono fermati. Nella giornata di sabato sono continuati gli attacchi, facendo altri morti e feriti, con un bilancio in continua evoluzione. Attacchi e bombardamenti che hanno colpito civili inermi: un ragazzo di vent’anni è morto per le ferite riportate dal bombardamento del quartiere al Tuffah, a Gaza Est, insieme ad altre persone che sono rimaste ferite. Due passanti sono rimasti uccisi e un terzo gravemente ferito per un bombardamento vicino al Consiglio legislativo. Due case sono state distrutte dal bombardamento a Beit Lahia, a nord di Gaza, che ha prodotto altri due morti e diversi feriti. All’alba altri due palestinesi sono morti, uno vicino al Consiglio legislativo, l’altro era in un’auto civile a Deir al Balah. A mezzogiorno di sabato nella parte est di Khan Yunis un aereo ha preso di mira una motocicletta. Ci sono stati, è ovvio, anche attacchi ad obiettivi militari: alla sede delle Brigate Al Qassam e contro una postazione delle Brigate Al Naser Saleh a Rafah.
(…) Questa è la cronaca dei fatti, nella giusta cronologia. Ora, il racconto cronologico dei fatti ci narra una versione molto diversa da quella raccontata dai media e ci pone di fronte a un’altra realtà, altre responsabilità, e la sproporzione tra le vittime dei bombardamenti è un altro elemento di chiarezza, di tragica chiarezza, in questo ennesimo attacco alla popolazione civile di Gaza.“
E non ci volevamo credere, domenica scorsa, leggendo il ‘paginone’ de La Repubblica che Fabio Scuto dedica a questa ennesima tragedia. Federica aveva ragione. Colpa dei palestinesi. Tutti terroristi. Tutti da eliminare:
(…) I Comitati e la jihad islamica -due fra i gruppi più radicali della striscia, che hanno ricevuto attraverso i tunnel del contrabbando
Giovani vecchi, bambini e nascituri, accomunati dal destino di nascere in una striscia di terra senza vie di fuga. Per tutti, la pena di morte senza nessun tribunale, senza nessun arresto, nemmeno preventivo.
con l’Egitto ingenti quantità di armi- non accettano la ‘tregua di fatto’ proclamata da Hamas a Gaza, e mantengono alta la tensione sparando missili contro le città israeliane appena oltre il muro che isola la Striscia.(…). Secondo l’intelligence israeliana Al Qaisi stava organizzando un attacco in grande stile (…), per questo la sua eliminazione è stata necessaria.
(…) Diversi miliziani dei comitati e della Jihad islamica sono stati uccisi mentre si apprestavano a lanciare razzi a Gaza city, a khan younis, a Rafah. Altri guerriglieri sono stati centrati mentre si muovevano in auto o in moto.”
Se poi dalla carta stampata ci spostiamo ai TG nazionali, e magari sabato 10, alle 20.00 abbiamo ascoltato al TG Claudio Pagliara, lo sconcerto travolge chi è abituato a informarsi quotidianamente e direttamente sulla situazione in Medio Oriente, come Franco Dinelli della Campagna Ponti e non Muri di Pax Christi:
“Nel 2009 l’inviato della Rai a Gerusalemme, Claudio Pagliara, è stato insignito del Premio Saint Vincent per la “copertura imparziale dell’operazione Piombo Fuso”.
Sabato 10 Marzo 2012, una nuova fase degli attacchi aerei a Gaza e un altro servizio ‘imparziale’ del giornalista sul TG1. Al TG di sabato scorso Pagliara ha affermato che:
“Zuheir Qaisi è stato ucciso perché, secondo i servizi israeliani, stava preparando uno dei più grandi attentati mai pianificati. in seguito da Gaza sono partiti 27 razzi kassam che hanno innescato la risposta immediata di Israele. Durante i bombardamenti 14 palestinesi sono morti e molti altri sono rimasti feriti. Una buona notizia è però rappresentata dal fatto che il sistema di intercettazione dei razzi da Gaza ha permesso di abbatterne 25 su 27”.
Per spiegarmi meglio voglio fare una piccola allegoria:
Io, alto 1,85m e 90 kg di peso, prendo un bambino di 5 anni e gli tiro un bel ceffone. Lui in risposta mi dà un calcio in uno stinco. Allora io gli rifilo altri 14 schiaffi. Pagliara riporta il fatto: il bambino aveva intenzione di tirarmi un pugno ma io lo ho prevenuto e gli ho dato un ceffone. Poi quando mi ha dato un calcio, gli ho assestato 14 ceffoni affinché si ravvedesse. Per fortuna, il mio sistema di intercettamento calci mi ha permesso di schivarne altri 10.
Se questa è imparzialità… Pagliara può mettersi in cammino di nuovo per Saint Vincent.”
Ma cosa possimo fare noi da qui, ci chiede angosciata Paola, da Venezia. Le risponde virtualmente un’altra Paola, giornalista e analista coraggiosa e lucida. Informarsi, ragionare, comprendere, non lasciarsi appiattire il cuore dalle info preconfezionate. Scrive Paola Caridi nel suo blog invisiblearabs.com:
“Qualche considerazione. Quello che si può già dire è che il bersaglio diretto di questi raid, a prescindere dall’omicidio mirato di Al Qaissi, è la Jihad Islamica. Eppure, la Jihad non aveva alzato il tiro, nelle scorse settimane e mesi. Anzi, se si è parlato della Jihad islamica palestinese, nelle scorse settimane, è stato perché ha usato strumenti diversi. Uno fra tutti, lo sciopero della fame, che ha costretto le autorità israeliane a trattare con i mediatori palestinesi la fine della detenzione amministrativa di Khader Adnan, protagonista di un digiuno durato più di quello di Bobby Sands. Subito dopo l’accordo, è stata Hana Shalabi a iniziare lo sciopero della fame, appena riarrestata dagli israeliani e detenuta, anche lei, in regime di carcere preventivo. La Jihad in Cisgiordania, dunque, ha usato uno strumento pacifico come il digiuno, uno strumento nei confronti del quale le autorità israeliane si sono mostrate sguarnite. Mentre – parallelamente – la Jihad a Gaza faceva sapere di non voler una escalation contro gli israeliani. Perché, dopo quello che era successo nella seconda intifada, le escalation armate si iniziano, ma poi si rischia di perderne il controllo.
E a conferma che in casa palestinese non si voglia una escalation armata (la si voglia o meno definire intifada, o attacco contro il sud di Israele con i razzi lanciati dalla Striscia) ci sono le conversazioni di oggi tra Mahmoud Abbas, il capo del bureau politico di Hamas Khaled Meshaal, e il capo della Jihad islamica Ramadan Shallah. Si deve evitare una escalation, hanno detto, per evitare di fornire agli israeliani un alibi per colpire Gaza.(…) Cadere con forza, determinazione e mezzi in un conflitto armato, per le fazioni palestinesi, vorrebbe dire ritornare indietro. Ritornare a square one. E questo non lo vuole nessuno, mentre continuano i negoziati per il governo di unità nazionale e le trattative per far arrivare di nuovo il carburante a Gaza, dall’Egitto.
Per ultimo, un addendum sul modo in cui i giornali israeliani, e la politica israeliana, parlano dei raid su Gaza. Tutti – e sottolineo tutti – si concentrano sulla performance dell’Iron Dome, il sistema di difesa missilistico con il quale Israele protegge le città del sud, a portata del tiro dei razzi. La performance è molto buona, sono stati moltissimi i razzi intercettati. Lo ha confermato lo stesso Bibi Netanyahu, per il quale il sistema ha provato le sue potenzialità. Cosa significa? Che l’attenzione di politici e militari israeliani è anche a quello che l’Iron Dome potrebbe fare dopo un possibile attacco israeliano ai siti nucleari iraniani?”

Bocche scucite

 
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Pubblicato da su marzo 16, 2012 in Varie

 

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Un atto dovuto…

Ciao a tutti, ieri il nostro blog ha ricevuto un commento da una ragazza ebrea italiana che ringraziamo per il contributo e per la visita. Confesso che la cosa mi ha sorpreso, non credevo che il nostro blog fosse visitato da ebrei, questo mi fa molto felice, questa è una cosa fantastica, il dialogo inizia da lì, dal confronto a viso aperto.

Il commento che ha fatto offre moltissimi spunti di riflessione che  trovo estremamente interessanti. Inviterei tutti a leggere il commento che pubblico qui sotto e, sotto il commento, la mia risposta. Mi rendo conto che c’è parecchio da leggere ma… fidatevi, ne vale la pena, buona lettura…

Commento di Deborah:

marzo 12, 2012 at 4:10 pm

Lucio. hai Ragione… il mondo e’ diventato un vero casino, non ci si capisce piu’ niente!! Si in effetti questo articolo e’ una novita’ per me, non ne sapevo niente. Io da ebrea, non mi abbasserei mai al livello dei nazzisti, il loro odio verso il popolo ebraico e’ una cosa che non riesco a capire, in quanto il popolo ebraico e’ innoquo, non e’ terrorista e non organizza mega attentati nel mondo. Io non sono per lo sterminio di nessun popolo! Certo girare per Tel Aviv con un nazista tedesco e addirittura introdurlo in una base militare israeliana e’ un po’ esagerato e assurdo direi ! non so come abbiano accettato di farlo entrare ! Ma d’altro canto oggi l’ islam e’ diventato una vera piaga; ha superato ogni limite, e il problema e’ che ormai negli ultimi 30′ anni i musulmani hanno riempito l’ Europa e l’ America, non c’e’ piu’ controllo oggi, sono milioni, sono formicai in ogni stato del mondo! Difficili da identificarsi perche’ usano nomi americani, italiani, francesi…. che li permettono di eseguire con facilita’ i loro attentati, vedi alle Twin Towers e al Pentagon l’ 11/9/2001.
Sono convinta che ci sono arabi buoni ed onesti al mondo, ma io quelli li lascio stare. Io come molti a questo mondo, voglio arrivare a distruggere la radice del terrorismo islamico, !!! Che non rinasca mai piu’, da nessuna parte del mondo!
Israele combatte da + di 60 anni, il mondo si sta svegliando solo adesso, quando e’ ormai tardi!
Io non sono d’ accordo con questo rapporto tra il nazista e questo ebreo israeliano! ma del resto questo tizio non e’ un membro del Parlamento, quindi non infuisce sulle decisioni del Primo Ministro Benyamin Nataniahu. La sinistra Israeliana non andava ad abbracciare arafat durante la seconda entifada? Quelli li… che non oso chiamare Ministri Israeliani, lo abbracciavano, gli portavano i ragali, lo innalzavano, mentre lui ammazzava decine di ebrei al giorno, mandando i terroristi a scoppiare negli autobus e nei ristoranti! Cosa ci ha guadagnato Israele? Nulla forse oggi e’ solamente meno ingenua. Infatti il Primo Ministro Ehud Barack si dimise, in quanto incapace.
Nazisti e Israeliani non si troveranno mai insieme a lottare per una causa! Sono troppo diversi e le mete a cui arrivare, non sono le stesse. Il popolo Israeliano non ha l’ odio nazista dentro, Israele combatte per difendersi; il nazista non combatte il terrorismo per difendere il suo stato. Il nazzista odia profondamente ogni popolo che non crede appartenere al suo stato e quindi desidera l’ eliminazione.

 Questa è la mia risposta a Deborah:

Ciao Deborah, innanzitutto ti ringrazio per aver visitato il mio blog e commentato il mio articolo. Devo subito correggerti, non mi chiamo Lucio, il mio nome è Gianantonio, il ciao Lucio che hai letto è riferito ad un Lucio che è più grande di tutti noi e che ora è tornato all’amore del Padre, Lucio Dalla.

Perdonami ma sono rattristato dalla vena di anti-islamismo che percepisco nelle tue parole. Tu dici che il popolo ebraico non è terrorista, e hai ragione, Dio non voglia che passi l’idea malsana che gli israeliani sono tutti terroristi, ma alcuni di loro lo sono.

Mai sentito parlare di Banda Stern? E’ un’organizzazione terrorista sionista nata già nel 1942, da quel che ne so esistono ancora seguaci di questa organizzazione, furono implicati nell’assassinio del vostro ministro Yitzhak Rabin avvenuto il 04/11/1995, cito il tuo commento: “…quelli lì, che non oso chiamare ministri israeliani, che abbracciavano Arafat e gli portavano i regali”… “quelli lì”, come dici tu, stavano lavorando per fare la pace, e sono morti per questo!

Prima di organizzare il suo assassinio, perpetrato per mano dell’ebreo ultraortodosso Ygal Amir (come lo chiameresti tu se non un terrorista?) andavano davanti alla casa di Rabin a recitare una preghiera di maledizione ebraica, mi pare si chiamo Pulsadilura, o qualcosa del genere. Mani ebree che si macchiano del sangue di altri ebrei.

Questa è una notizia di cronaca de “Il Messaggero” del 22-03-2003:

“….una solenne maledizione rituale contro Papa Giovanni Paolo II,

come nemico del popolo ebraico, animato da “odio verso Israele”, è

stata lanciata nella notte – davanti alle telecamere della tv israeliana –

da alcuni ebrei ultraortodossi. Il rito, con danze e rauchi suoni di shofar,

i corni rituali, si è svolto in un cimitero della città di Safed in Galilea”

Mai sentito parlare di Baruch Goldstein? Questo ebreo ultraortodosso nel 1994 ha fatto irruzione nella moschea di Hebron e ha assassinato 39 musulmani che erano riuniti per la preghiera del Venerdì, più tutta lascia di feriti ovviamente. Tu come lo chiameresti uno così se non terrorista?

Sei mai stata a Hebron? Io si, lì il terrorismo e la violenza, l’odio razziale, lo senti sulla pelle, ne senti il sapore amaro in bocca. I palestinesi lo vivono quotidianamente, perpetrato non da chissà quale organizzazione terrorista, ma dai coloni ultraortodossi che si sono insediati nel cuore di Hebron. Madri con figli, uomini di famiglia, bambini addidrittura, che quotidianamente vessano altre madri con figli, altri uomini di famiglia, altri bambini, quei palestinesi figli dell’islam che, cito ancora una parte del tuo commento: “è diventato una vera piaga, ha superato ogni limite”.

Io ci sono stato ad Hebron, fidati, quel che succede là non ha nulla di umano, se vuoi documentarti prova a guardare il documentario “This is my land Hebron” di Giulia Amati e Nathan Stephenson. Nel pressbook del sito campeggia questa frase:

“Non esiste un posto dell’Occupazione

che odio più di Hebron…

E’ veramente il luogo del Male”

Gideon Levy, HAARETZ giornalista

Siamo equi, parliamo anche di estremismo cattolico, un solo nome per tutti, Anders Brevik, responsabile dell’assassinio di più di 90 innocenti l’anno scorso in Norvegia, la famosa strage di Utoya.

Oppure parliamo di Sabra e Shatila i due campi profughi palestinesi in Libano dove, nelle notti tra il 16 e il 18 Settebre del 1982 le milizie cristiane libanesi fecero tra i 600 e gli 800 morti tra i profughi palestinesi, secondo le stime dei servizi segreti israeliani (il Mossad). Si perchè quella zona era sotto il diretto controllo militare israeliano, sottratto all’ONU a suon di blindati, erano lì, lasciarono che i miliziani cristiani libanesi entrassero, facessero una strage e uscissero impuniti, puliti come una colomba. Se vuoi documentarti su questo puoi iniziare da “Valzer con Bashir“, suggestivo visionario film di animazione uscito dalla penna del regista Ari Folman, ebreo ed ex militare israeliano.

Potrei continuare all’infinito… Ma voglio concentrarmi sui buoni ebrei, come spero sia tu, come i genitori dell’associazione “Parents circle“, che insieme ai genitori palestinesi che come loro hanno perso i loro figli nel conflitto israelo-palestinese, cercano uniti una strada di pace e di dialogo. O ancora il progetto “Fiori di pace” della nostra città, che porta bambini e ragazzi palestinesi e israeliani qui a Verona, per farli incontrare, vivere insieme, in modo che si parlino, si scontrino anche, ma si conoscano, dialoghino, si rendano conto di avere davanti esseri umani come loro.

E’ vero, come dici tu, l’ultraortodosso David Ha’Ivri non è un membro del parlamento israeliano, non prende decisioni, ma quelli come lui sono quelli che finiscono in qualche casa mobile ad abitare nelle terre sottratte ai palestinesi per dare inizio ai nuovi insediamenti.

Cito un altro pezzo del tuo commento: “…non c’e’ piu’ controllo oggi, sono milioni, sono formicai in ogni stato del mondo! Difficili da identificarsi perche’ usano nomi americani, italiani, francesi, che li permettono di eseguire con facilita’ i loro attentati…”. Non era lo stesso che dicevano i nazisti nel ’40 dei milioni di ebrei sparsi per tutta Europa?

Anche gli ebrei hanno nomi italiani, tedeschi, spagnoli, etiopi addirittura, magari anche arabi, ma non mi sognerei mai di vederli TUTTI come una minaccia solo perchè hanno una religione diversa dalla mia.

Altra citazione “Israele combatte per difendersi”, forse è per difendersi che quasi quotidianamente bombarda Gaza allungando la lista delle vittime civili, famiglie, madri, bambini. Documentati, vedrai che a Gaza di innocenti ne muoiono quasi ogni giorno (puoi visitare uno qualsiasi dei link che ci sono nel blog).

Altra citazione del tuo commento: “Sono convinta che ci sono arabi buoni ed onesti al mondo, ma io quelli li lascio stare. Io come molti a questo mondo, voglio arrivare a distruggere la radice del terrorismo islamico, !!! Che non rinasca mai piu’, da nessuna parte del mondo!”. Anch’io vorrei che gli atti di terrorismo, da qualunque fazione vengano perpetrati, finissero direttamente nella Geenna (termine evangelico per definire l’inferno), in primis quelli che ho visto con i miei occhi viaggiando attraverso quella martoriata terra che è la terra Santa, ma so che COSTRUIRE MURI è SEMPRE UNA SCONFITTA, DOBBIAMO COSTRUIRE PONTI! (l’allusione al muro di separazione è voluta).

Basta… Basta…. La strada delle barricate e della violenza è una strada senza uscita, anche quando la violenza è rivestita dell’effigie di ufficialità di un governo, qualunque esso sia.

Ti invito a rivedere le tue idee sulla “minaccia islamica” e ti lascio comunque con un abbraccio ed un invito che, è vero, non è patrimonio della religione ebraica, ma chi ha pronunciato queste parole le ha pronunciate per tutti…. “amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi…” (Gv 15, 9-17).

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Pubblicato da su marzo 13, 2012 in Varie

 
 
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