RSS

Archivio mensile:febbraio 2012

Ciao a tutti, vi giro un altro articolo postato sul blog di Abuna Mario, giusto per percepire l’aria che di questi tempi tira di qua e di là del muro, aria che se vogliamo, noi qui in Italia possiamo anche non degnarci neppure di annusare, ma allora se succederà quel che si teme, ovvero un’escalation di violenza e la nuova “Operazione piombo fuso II” su Gaza paventata da Israele, allora saremo colpevoli anche noi, colpevoli di aver fatto finta di non vedere, di aver girato la testa dall’altra parte e aver lasciato che tutto accadesse come fecero molti tedeschi nella Germania nazista tra il ’40 e il ’45.

Cliccate su Reblogged from Abuna Mario: per leggerlo in versione intergrale.

Abuna Mario

Leggendo da destra a sinistra, la terza parola dall’ebraico si traduce “Puttana”, mentre le prime due parole sono come da titolo del post : “Gesù figlio di …….”  Mettete insieme e la frase è completa. E’ quello che è apparso oggi sul muro di una chiesa a Gerusalemme. Mi sembra abbastanza pesante come offesa ma soprattutto mi sembra che sia un altro brutto segnale…in questi giorni di brutti segnali ce ne sono tanti, di scritte offensive altrettante,  la situazione è tesa, ci sono venti di guerra che soffiano forti (sembra che il desiderio di bombardare qualcuno sia irrefrenabile…), ci sono venti freddi che mettono a dura prova la vita di tanti, soprattutto di quelli tenuti senza elettricità a Gaza , ci sono venti di razzismo e odio che sono alimentati dai politici israeliani in modo irresponsabile (come le dicharazioni sull’incidente dove hanno perso la vita tanti bambini di Jaba e…

View original post 202 altre parole

Annunci
 
Lascia un commento

Pubblicato da su febbraio 29, 2012 in Varie

 

Fai memoria con noi del 1 marzo…

Ciao a tutti, come già mi è capitato di scrivere, niente succede per caso, stamattina navigando in internet mi sono imbattuto per puro caso nel blog di un amico di viaggio, una guida, una presenza di speranza in terra Palestinese. Sto parlando di Abuna Mario, in italiano Padre Mario, della organizzazione “Giovanni Paolo II”, con lui abbiamo condiviso momenti di preghiera e anche di festa nel centro “Hogar ninos Dios” delle sorelle del verbo incarnato, ma anche il rosario al muro della vergogna.
Se volete sentire storie di Palestina dalla voce di un uomo che si spende ogni giorno per le vittime dell’apartheid isreliana, ascoltate la sua voce.
E’ per questo che mi permetto di trascrivere qui sotto l’appello che Abuna Mario ha lanciato nel suo blog per unirci anche da qui, da Verona, al coro di voci che il 1° Marzo manifesteranno e pregheranno al muro di Betlemme per chiedere la Pace e un futuro di speranza per la gente di Betlemme e di tutta la Palestina.
Mi sto informando se siano già state organizzate per il 1° Marzo qui a Verona iniziative per aggregarsi alla manifestazione in Palestina, non appena saprò qualcosa vi metterò al corrente.
Per chi volesse visitarlo questo è il blog di Abuna Mario, lo trovate anche tra i link disponibili sul nostro blog:

Carissimi amici vi allego un pò di notizie su una iniziativa per fare memoria di un giorno triste nella storia dell’umanità. Ci sono giornate della memoria di seria A e di serie B…la nostra giornata del 1 marzo agli occhi del mondo è di serie Z ma agli occhi di Dio ha lo stesso valore delle altre. Perchè le azioni malvage vanno condannate tutte allo stesso modo, non ce ne sono alcune più malvage ed altre meno malvage…e quello che è successo a Betlemme e dintorni il 1 marzo 2004 ha dentro di sè tutti i crismi della malvagità ed è per questo che da quel lontano 1 marzo ogni venerdì andiamo a pregare sotto il muro affinchè possa cadere perchè siamo sempre più convinti che UN MURO NON BASTA, ed è per questo che ti chiediamo di aiutarci a costruire…

1 MARZO: anche nella tua città
UN PONTE PER BETLEMME

GIOVEDI 1 MARZO 2012 organizza un appuntamento di sensibilizzazione e di preghiera nella tua città, nella tua comunità…

 

1° marzo 2004
“Uno ad uno, sei blocchi di cemento alti otto metri vengono posati in un largo solco da un’altissima gru. Sono i primi sei blocchi del muro. Da oggi, primo marzo 2004, Betlemme può chiamarsi “ufficialmente” una prigione. Ecco il primo pezzo di muro… ce lo troviamo davanti quasi all’improvviso, orribile. Il suo grigiore sta davanti a noi, abnorme, inumano: ci taglia fuori completamente dalla vita di normali, liberi esseri umani. L’hanno iniziato a pochi passi dal nostro ospedale. Davanti al muro regna il silenzio, anch’esso divenuto grigio e pesante. Sono pochi gli abitanti di Betlemme che si recano a vedere la triste novità di questi giorni, e per un po’ la giudichiamo quasi indifferenza, ma essi il muro non lo vogliono neppur vedere, non ne vogliono neppur sentir parlare, nauseati fino in fondo di una vita priva di dignità, vissuta pagando per tanta violenza.” (dalla LETTERA DA BETLEMME MARZO 2004 delle Suore del CARITAS BABY HOSPITAL)

 

1° marzo 2012
“Non possiamo più rimanere spettatori! Dobbiamo proteggere i nostri popoli per la loro sopravvivenza e le loro aspirazioni. Noi siamo con il nostro popolo con tutte le nostre forze, perché le sue sofferenze e le sue speranze sono le nostre”.

Con questa forza si è levata la notte di natale la voce del Patriarca Fouad Twal. Da Betlemme voleva raggiungere tutto il mondo questo appello “perché i nostri bambini ci supplicano: lasciateci crescere normalmente giocando nei nostri villaggi e sulla nostra terra”. Ma Betlemme è soffocata dal muro di separazione e -aggiunge ancora il Patriarca- “la via per raggiungere Betlemme vogliamo che rimanga libera, senza ostacoli, come per i magi e i pastori”.

 Alla supplica del Vescovo si unisce quella di tutti i cristiani palestinesi, come i parrocchiani di Beit Jala, che difendono la loro terra che sta per essere requisita dall’esercito e ci chiedono di pregare con loro mentre celebrano l’Eucarestia tutti i venerdi alle 14.30, sotto i loro ulivi minacciati dalle ruspe israeliane.

Come rispondere all’appello del Patriarca che con apprensione insiste: “Noi alziamo la voce e chiediamo pace, soltanto pace. Chiediamo il riconoscimento dello Stato di Palestina come soluzione giusta al conflitto”?

 La vostra risposta, in Italia, sarà anche celebrare la giornata del 1 MARZO.

Vogliamo gettare un ponte di solidarietà e preghiera con tutti i cristiani di terra santa. Diffondiamo fin d’ora l’invito ad organizzare in tutte le città, nelle diocesi e nelle parrocchie, nei monasteri come nelle nostre famiglie.

 GIOVEDI 1 MARZO  in comunione con i cristiani di Betlemme.

Anche le buone intenzioni e i discorsi non bastano più. Cerchiamo la pace concretamente con tutte le nostre forze ed energie. Ma siamo fiduciosi: niente ci può togliere la nostra speranza: né la paura, né le minacce, né l’arroganza degli uomini”(Fouad Twal)

SUSSIDI E STRUMENTI per animare la preghiera e gli incontri potrete scaricarli dal sito www.bocchescucite.org   Info:unponteperbetlemme@gmail.com

 
Lascia un commento

Pubblicato da su febbraio 28, 2012 in Varie

 

Tag:

Cisgiordania, 8 bambini morti e 30 feriti nello scontro tra autobus e camion. Commenti razzisti su siti Israeliani

Notizia trovata su internet:

Cisgiordania; bus bambini palestinesi, lutto nazionale Indignazione per commenti razzisti su siti Israele 17 febbraio, 13:44 riduci normale ingrandisci Indietro Stampa Invia Scrivi alla redazione Suggerisci precedente successiva Equipe mediche israeliane e palestinesi soccorono i feriti dopo l’incidente Equipe mediche israeliane e palestinesi soccorono i feriti dopo l’incidente (ANSAmed) – RAMALLAH – I palestinesi nei Territori osservano tre giorni di lutto nazionale in seguito alla morte di cinque bambini e di una loro insegnante in un incidente stradale avvenuto ieri in un incrocio stradale a sud di Ramallah (Cisgiordania). Altri tre bambini versano in condizioni molto gravi in un ospedale di Gerusalemme. L’opinione pubblica è traumatizzata dalla vicenda che ha visto anche il ferimento di altri 30 bambini quando l’autobus su cui viaggiavano – mentre erano diretti verso un parco giochi per una giornata di svaghi – ha preso fuoco, in seguito alla collisione con un camion proveniente da Gerusalemme. I corpi delle vittime sono rimasti carbonizzati e alcune di esse potranno essere identificate definitivamente solo mediante l’esame del Dna. Messaggi di cordoglio sono giunti all’Anp da diversi dirigenti stranieri, fra cui gli israeliani Shimon Peres e Benyamin Netanyahu. Dopo essere stati soccorsi assieme da equipe mediche israeliane e palestinesi, numerosi feriti sono ancora ricoverati in ospedali di Ramallah e di Gerusalemme. Tuttavia nell’opinione pubblica palestinese si è creato un clima di grande indignazione verso Israele dopo che ieri, su alcuni siti web israeliani, sono apparsi alcuni commenti di gioia nell’apprendere che le vittime dell’incidente erano palestinesi. “Ringraziamo Iddio che si tratta di palestinesi”, è stato scritto sul sito Walla. “Meno male ! – ha rincarato un altro – Tanti terroristi in meno”. “Ottime notizie per cominciare la giornata”, ha infierito un altro ancora. Interventi analoghi sono comparsi, secondo il quotidiano Haaretz, anche nel blog in cui Netanyahu esprimeva invece profondo cordoglio per il disastro. “Gli israeliani non hanno più un volto umano”, ha commentato da parte sua un editorialista dell’agenzia di stampa palestinese Wafa.(ANSAmed).

 
Lascia un commento

Pubblicato da su febbraio 20, 2012 in Varie

 

Appello del custode di Terra Santa per la Siria

Inoltriamo l’appello del custode di terra Santa Fra Pierbattista Pizzaballa in favore della tragica situazione che si sta verificando in questo periodo in Siria.

Chiunque si senta può contribuire.

L’appello del Custode di
Terra Santa: EMERGENZA SIRIA
Dopo il cambiamento avvenuto in Egitto, la
situazione in cui si trova la Siria indica in maniera inequivocabile
come stia trasformandosi il panorama in Medio Oriente. Fino a un anno
fa sarebbe stato impensabile prevedere simili scenari.
In questi mesi
di grande tensione, quando la Siria è dilaniata da scontri interni e il
conflitto sembra assumere, sempre più, le caratteristiche di guerra
civile, i francescani, insieme a pochi altri esponenti della chiesa
latina, sono impegnati a sostenere i bisogni della popolazione
cristiana locale.
La Custodia è presente in diverse zone del Paese:
Damasco, Aleppo, Lattakiah, Oronte.
I dispensari medici dei conventi
francescani, secondo la tradizione della Custodia, diventano luogo di
rifugio e accoglienza per tutti, senza alcuna differenza fra etnie di
Alawiti, Sunniti, Cristiani o ribelli e governativi.
In un momento di
totale confusione e smarrimento, molte aziende, soprattutto d?import-
export, hanno chiuso i battenti. Delle migliaia di turisti, che
alimentavano una moderna e florida industria, con un indotto di
centinaia di posti lavoro nel settore dei trasporti, alberghiero,
servizi, non rimane alcuna traccia.
I produttori agricoli sono in grave
difficoltà. L?embargo internazionale impedisce ogni possibilità di
esportazione e i prezzi sono crollati. Le fasce più deboli sono colpite
in modo ineludibile e subiscono la mancanza di approvvigionamento
energetico e di acqua. Nelle grandi città la corrente elettrica manca
per diverse ore ogni giorno, se non del tutto; il gasolio è razionato.
Tutto ciò crea enormi disagi alla popolazione, costretta ad affrontare
le temperature invernali senza possibilità di riscaldarsi.
Stare con la
gente, accogliere e assistere chi si trova nel bisogno, senza
distinzione di razza, religione e nazionalità. Garantire, con fiduciosa
presenza, il servizio religioso ai fedeli perché comprendano l?
importanza di restare nel proprio Paese.
Questo rimane il senso della
missione francescana. In tempi non così dissimili da quelli in cui
Francesco si rivolgeva ai frati esortandoli a mantenere saldi i valori
del Vangelo. Nelle sue semplici esortazioni Francesco rifletteva la
grazia ricevuta dal Signore e, nell?esperienza di vita quotidiana,
testimoniava l?accoglienza della fede, come il bene più caro e prezioso
da coltivare e rinvigorire. Noi frati, che ci ritroviamo ricchi di
questo straordinario esempio, ereditato senza alcun merito, abbiamo il
compito di emulare e diffondere l?insegnamento del nostro maestro alle
future generazioni, perché possano proseguire la strada da lui
tracciata con immenso amore e umile dedizione.
Chiediamo a tutti gli
amici di ATS Pro Terra Sancta di sostenere, con un gesto concreto, i
numerosi cristiani siriani e le opere di carità della Custodia di Terra
Santa. Gli aiuti raccolti saranno consegnati, tempestivamente, ai frati
residenti in Siria, che provvederanno ad utilizzarli in maniera oculata
e attenta.
Grati, se potrete diffondere quest?appello, porgiamo ogni
augurio di Pace e Bene!
Fra Pierbattista Pizzaballa, OFM
Il tuo
contributo online (carta di credito ? VISA e MasterCard ? o PayPal)

http://www.proterrasancta.org/it/aiutaci/
Il tuo contributo con
bonifico bancario
ATS ? IBAN: IT67 W050 18121010 0000 0122691
Il tuo
contributo in posta
conto corrente postale 756205, intestato
?Terrasanta Gerusalemme?
 
Per rimanere informati sulla situazione
in Siria: www.terrasanta.net

 
3 commenti

Pubblicato da su febbraio 20, 2012 in Varie

 

C’è una nostra sorella da salvare, Rossella Urru…

Questo slideshow richiede JavaScript.

Ciao a tutti,

il nostro blog è animato da spirito missionario, cristiano e di solidarietà per tutte le vittime di soprusi, di insostenibili condizioni di vita generate dalla chiara volontà di pochi potenti. Tutte le vittime di ingiustizie e di crimini contro l’umanità sono una flebile voce della quale dobbiamo farci carico e per la quale dobbiamo trasformarci in una cassa di risonanza e di denuncia.

Rossella Urru è una ventinovenne ragazza italiana della Sardegna, come noi ha calcato le vie di un campo profughi,il campo profughi saharawi di Rabuni, nel sud-est dell’Algeria. Come noi si è fatta veicolo e strumento di denuncia dei soprusi subiti dal popolo saharawi, come noi si è rimboccata la maniche è si è messa al lavoro per cercare di confortarli e aiutarli in tutti i loro bisogni, anche i più elementari a partire dall’approvvigionamento di alimentari, bisogni che sempre esasperano e stremano fino a ridurre in fin di vita un popolo costretto a difendersi, a fuggire, a rifugiarsi in immense tendopoli, tanto precarie quanto definitive, in attesa di un riscatto che sembra non arrivare mai.

Ma chi sono i saharawi? Qua’è la loro storia? E’ ancora una volta storia di un popolo oppresso che non ha mai visto riconosciuta la sua identità, storia di un popolo che ha visto il colonialismo (in questo caso quello spagnolo, la Palestina invece era stata sotto governatorato inglese). Ancora una volta storia di diritti all’indipendenza riconosciuti da risoluzioni ONU (in questo caso la risoluzione n. 1514) lasciate nell’oblio dell’indifferenza. Ancora una volta storia di occupazione da parte un paese oppressore, in questo caso il Marocco, a cui fanno gola le risorse o l’importanza strategica di quel territorio, un paese che non si è risparmiato violenze, bombardamenti (anche con bombe al napalm, in Israele preferiscono il fosforo bianco) e distese interminabili di campi minati.

…Ancora una volta la storia di un muro di separazione, questa volta lungo 2400 Km, circondato da tre milioni di mine e sorvegliato da 130mila soldati.

Pensate quello che sto pensando io?… E’ spaventevole quanto la realtà del popolo saharawi assomigli all’odissea del popolo Palestinese, perfino le loro bandiere si assomigliano.

Rossella lavorava in questo contesto, fino a quando la notte tra il 22 e il 23 ottobre scorso non è stata rapita da un commando armato. Il rapimento è stato rivendicato a Dicembre da un gruppo dissidente dell’Aqmi (Jamat Tawhid Wal Jihad Fi Garbi Afriqqiya ). Poi più nulla, non una notizia, non un appello da parte di giornali, televisioni o forze politiche… abbandonata a se stessa. Unica eccezione il Tg3 che ha inserito un banner che campeggia nella parte alta della sua homepage. “Lo terremo fino alla liberazione di Rossella Urru – scrive Silvio Giulietti della redazione Internet – vi invitiamo a segnalare all’indirizzo mail tg3net@rai.it tutte le iniziative di cui venite a conoscenza utilizzando come oggetto del messaggio la dicitura “Rossella libera”. Le pubblicheremo”.

Voglio immaginare Rossella in questo momento, rinchiusa, legata in una baracca di un remoto villaggio di chissà dove in mezzo alle sabbie del deserto, sorvegliata a vista da un qualche arrogante e annoiato giovanotto con una cintura di proiettili perforanti a tracolla e il Kalashnikov appoggiato al tavolo, mentre apre distrattamente qualche noce, i gusci sul tavolo, se la ficca in bocca e con aria strafottente chiede a Rossella “hai fame?…”. La immagino deperita, stremata, sferzata dalla raffiche delle tempeste di sabbia, scoraggiata ma fiduciosa che qui in Italia qualcuno sta lavorando febbrilmente per ottenere il suo rilascio, fiduciosa che qui in Italia non l’abbiamo dimenticata…

…e invece si… l’abbiamo dimenticata… Se io fossi nella sua situazione non oso pensare a come mi sentirei sapendo di essere stato dimenticato… E voi?…

Noi ci sentiamo in obbligo di ricordarci e ricordarvi che lei manca all’appello, non solo perchè ha fatto un percorso si solidarietà e volontariato vicino a quello che stiamo facendo noi, non solo perchè siamo animati dallo stesso spirito e dagli stessi valori, non solo perchè ci siamo fatti carico delle ragioni di popoli con storie tanto simili, ma soprattutto perchè Rossella è nostra connazionale, è nostra sorella, perchè Rossella è una vittima da salvare e non possiamo lasciarla sola.

Unitevi a noi in questo appello perchè l’Italia non si dimentichi di Rossella, perchè quotidiani e telegiornali tengano alta l’attenzione su Rossella, perchè le nostre voci si uniscano in coro assordante che scuota il mondo politico e che lo faccia risvegliare sulle sue responsabilità.

Vogliamo che Rossella ritorni a casa!

Qui sotto aggiungiamo qualche link per approfondire la realtà dei saharawi e la questione del rapimento di Rossella:

http://violapost.wordpress.com/2012/02/17/siamo-tutti-rossella-urru-diffondete-importante/

http://www.fanpage.it/siamo-tutti-rossella-urru-l-appello-per-ricordare-la-cooperante-sarda-ostaggio-da-119-giorni/

http://www.limonenelverde.org/pagine/popolo_saharawi.html

 
Lascia un commento

Pubblicato da su febbraio 20, 2012 in Varie

 

…E se un giorno bussassero alla tua porta e ti dicessero “questa non è più casa tua”?…

Ennesima provocazione di Israele alla “Tenda delle nazioni”…

Ciao, vi ricordate di “Tent of nations“? Ve ne avevo parlato in un mio precedente racconto (vedi pubblicazione del 04 Gennaio). “Tent of nations” (in italiano “Tenda delle nazioni”) è un luogo di incontro tra i popoli, di fratellanza e fede cristiana, di speranza e riscatto per il popolo palestinese, terra di una famiglia palestinese che da anni sta portando avanti una disperata battaglia legale per impedire che venga loro sottratta dal governo israeliano la LORO terra. Terra sulla quale la famiglia Nassar vive e coltiva da generazioni e generazioni, da prima che esistesse uno stato di Israele, da prima che Israele nel ’67 (guerra dei sei giorni) occupasse militarmente quella terra, che da tempi immemorabili è nota alle genti che vi abitano con il nome di Palestina.

Provate a immaginare se un giorno un paese straniero occupasse parte dell’Italia, immaginate se un giorno questo paese venisse a bussare alla porta di casa vostra e vi dicesse “questa non è più casa tua, questa non è più la tua terra, non la puoi più coltivare, te ne devi andare, questa non è più Italia…”. Come vi sentireste? Arrabbiati? Disperati? Mettiamo cha abbiate la forza di reagire, mettiamo che abbiate il coraggio e la possibilità di imbattervi in una causa legale che assomiglia molto alle battaglie contro i mulini a vento di Don Chisciotte. Mettiamo che questo calvario si protragga per 21 anni senza esito e con sempre meno speranze.

Mettiamo che un giorno, mentre coltivate la vostra terra, troviate sparsi qua e là documenti ufficiali di questo paese occupante che vi intimano di smettere di coltivare, chè questa non è più terra vostra.

…Neanche il coraggio di venire a dirlo in faccia!…

Questo è quel che è successo ieri alla famiglia Nassar, e questa che vi riporto è  la mail che la famiglia ci ha mandato per metterci a conoscenza di quel che succede in quest’angolo di Terra Santa che a volte pare dimenticata da Dio.

Non lo è, non da Dio, semmai è dimenticata da noi uomini, sempre troppo indifferenti, sempre troppo occupati, sempre troppo insensibili per preoccuparci delle pene altrui, per farci carico degli abusi e dei crimini perpetrati a dei nostri fratelli che ormai non hanno quasi più speranze. L’unica speranza che rimane loro siamo noi, il nostro parlarne, il nostro sapere, il nostro diffondere, il nostro sforzo di cambiare la mentalità nostra e altrui.

Il cambiamento del mondo parte da noi, cambiamo! Diffondiamo questa mail a più persone possibile, perchè la gente sappia, perchè il mondo abbia qualche speranza di cambiare…

Lettera di Daoud Nassar del 14/02/12 dalla “Tenda delle nazioni”

Cari amici,

Oggi, il 14 febbraio alle 01:30 mentre stavamo lavorando sulla nostra terra, in particolare nel frutteto albero della vita, abbiamo trovato in tre luoghi diversi, le carte con le mappe firmate dall’amministrazione civile della Giudea e della Samaria, che è il governo militare israeliano.

Le carte dicono che dobbiamo smettere di lavorare sul terreno indicato sulla mappa, in quanto dichiarato come terra di stato. Secondo loro questa terra non appartiene a noi, ma si tratta di un terreno statale che noi stiamo coltivando abusivamente. Le carte dicono anche che se vogliamo contestare questo ordine possiamo fare appello entro 45 giorni all’ufficio di rappresentanza militare.

E ‘ridicolo ricevere qualcosa di simile dopo 21 anni di battaglia legale in difesa della nostra terra e del nostro diritto su di essa di fronte a tribunali israeliani.

Abbiamo inviato i documenti al nostro avvocato a Gerusalemme che presenterà ricorso entro i prossimi giorni.

Questo è solo per informarvi su ciò che è successo oggi, siate consapevoli del fatto che la situazione potrebbe peggiorare, per favore siate preparati nel caso in cui eventuali azioni siano necessarie. Nel frattempo il nostro avvocato farà appello e vedremo che tipo di reazione riceveremo.

Vi terremo aggiornati e vi informeremo sulle nostre prossime iniziative e su come ci potrete aiutare.

Grazie mille per il vostro sostegno e la solidarietà. Per favore, teneteci nei vostri pensieri e nelle vostre preghiere.

Dio vi benedica, Salaam.

Daoud Nassar – Tent of Nations

 
Lascia un commento

Pubblicato da su febbraio 15, 2012 in Betlemme 2011

 

Il prigioniero di Israele che morirà di giustizia

Esteri
14 febbraio 2012Khader Adnan, detenuto palestinese, è in galera da quattro mesi senza sapere perchè: da due è in sciopero della fame
Khader Adnan, palestinese detenuto nelle carceri israeliane, è attualmente costretto su di un letto di ospedale: questo perché da due mesi è in sciopero della fame continuato per testimoniare al mondo e protestare contro la sua condizione, detenuto in via preventiva, senza processo, da quattro mesi rinchiuso nelle carceri di Israele. Secondo i medici, è “praticamente morto”: il tribunale d’appello ha fatto sapere che il ragazzo dovrà rimanere in galera per “l’intero periodo della sua pena”, anche se lui per primo non ha la minima idea del perché egli debba rimanere detenuto.

ARRESTATO SENZA SAPERE – “Adnan ha iniziato a rifiutare cibo il giorno dopo il suo arresto nel villaggio di Arrabe presso Jenin nella Cisgiordania occupata lo scorso 17 dicembre”, dice l’Independent. “Ha continuato a rifiutare il cibo dopo essere stato sottoposto ad abusi fisici, minacce di assalto, insulti, interrogatori prolungati e “condizioni insane di detenzione”, scrive il giornale inglese. La moglie di Adnan dice ad Human Rights Watch che “suo marito è stato arrestato anche nove volte dal 1999 ed è stato accusato di essere un portavoce per l’organizzazione militante islamica Jihad”, scrive ancora l’Independent: “Il gruppo di difesa dei diritti umani afferma di condannare l’ala armata della Jihad Islamica e i suoi attacchi sui civili. Ma fa notare che Israele non ha accusato Adnan di aver partecipato ad attacchi del genere, o che sia stato accusato di qualche crimine”, conclude ancora il media britannico.

UNA CONTROVERSA PROCEDURA – Il giovane ha fatto appello al giudice militare israeliano, che però lo ha rigettato. “Uno degli avvocati del ragazzo”, scrive il Jerusalem Post, “ha detto che il suo appello è stato rigettato perché sarebbe parte di un’organizzazione terroristica e qualsiasi atto portato avanti con tale organizzazione metterebbe in pericolo la sicurezza della zona”, dicono da Gerusalemme. Quella con cui il suo cliente si confronta, dice il legale al giornale israeliano, è una delle più evidenti distorsioni del sistema legale e giudiziario di Israele: “Adnan è in sciopero della fame contro quel che chiama maltrattamento da parte dei soldati durante il suo arresto, e per mostrare cosa significa “detenzione amministrativa” ,un procedimento legale in Cisgiordania in cui i detenuti di sicurezza palestinesi possono essere trattenuti senza alcuna accusa e senza la possibilità di vedere le prove contro di loro. La detenzione è solitamente di sei mesi, ma può essere rinnovata indefinitamente”, spiega il Post. Un medico che ha visitato il ragazzo non sembra ottimista: “Il tempo stringe”, dice.

 
Lascia un commento

Pubblicato da su febbraio 14, 2012 in Varie

 
 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: