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EXPO, Israele ed ebrei falasha

Quando andrete all’EXPO e resterete stupefatti delle meraviglie tecnologiche mostrate dallo stand di Israele in fatto di irrigazione ed ottimizzazione delle risorse idriche, ricordatevi anche che state visitando lo stand di uno stato di apartheid paragonabile a quanto di peggio mostrò il Sud Affrica ai tempi della segregazione razziale.

Uno stato che, si, ottimizza l’utilizzo dell’acqua con soluzioni tecniche ammirevoli, ma anche che ruba sorgenti e falde acquifere ai territori palestinesi, che priva i palestinesi del bene primario per eccellenza, che demolisce i serbatoi d’acqua sulle case dei palestinesi della Valle del Giordano, mentre i coloni hanno la piscina in giardino, e con le loro ammirevoli soluzioni tecniche irrigano le loro piantagioni illegali in territorio palestinese, lavorate dalle mani di palestinesi sottopagati, ridotti in miseria, piantagioni fatte su terreni rubati ad agricoltori e pastori palestinesi, terreni un tempo ricoperti di ulivi palestinesi, che ora producono gli avocado e i melograni “Made in Israel” che troviamo nei nostri supermercati. Frutti della terra innaffiati con acqua, sudore e sangue palestinesi.

Uno stato di apartheid che riesce a fare discriminazioni anche tra ebrei di serie A ed ebrei di serie B, come gli ebrei etiopi falasha (discendenti della gloriosa dinastia della regina di Saba e del figlio Menelik avuto con il re David), trasportati dallo stesso stato di Israele in Etiopia, durante la guerra tra Etiopia ed Eritrea del 1985, con una mastodontica operazione clandestina, l’operazione Salomone, che con un ponte aereo evacuò tutti gli ebrei falasha dall’Etiopia per portarli in salvo in Israele.

Ed ora Israele… Non li vuole più? Perchè sono ritenuti ebrei “impuri”? Sono forse meno puri di ebrei di discendenza polacca, russa, tedesca, spagnola, francese, italiana, marocchina, nord-africana?

Sono forse meno puri perchè sono neri?

Perchè se è così, allora ho proprio ragione…

ISRAELE E’ UNO STATO DI APARTHEID!!

 
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Pubblicato da su maggio 7, 2015 in Varie

 

La formula giusta

Riflettevo su quanto successo in Francia, e sull’associazione troppo facile (e sbagliata) che si può rischiare di fare di questi tempi: “musulmano = terrorista”.

Poi ho trovato la formula: …la fede è amore, non può essere odio, se è odio allora vuol dire che non è fede.

fede = amore
amore = fede
fede <> odio
odio <> fede

musulmano = amore = fede
terrorista = odio <> fede

musulmano = fede
terrorista <> fede

musulmano <> terrorista
terrorista <> musulmano

musulmano = musulmano
terrorista = terrorista

TERRORISTA = STRONZO

 
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Pubblicato da su gennaio 16, 2015 in Varie

 

Una terra dove scorre sangue e fiele…

Abuna Mario

La deposizione

Si avvicina il tempo di Avvento. Un tempo che a Betlemme dovrebbe portare gioia ed allegria per la nascita del Principe della Pace ed invece sta portando soltanto notizie di morte e di orrore. In questi giorni si addensano nubi scurissime all’orizzonte, il tempo è tristissimo e la violenza sta dilagando senza che nessuno riesca o voglia fermarla.

Ci siamo stancati di ripeterlo ma non vogliamo smettere di farlo: la Terrasanta non dovrebbe essere una terra dove scorre sangue e fiele ma potrebbe essere davvero la terra dove abbondano latte e miele per tutti e lo sarà soltanto quando si riuscirà a vivere o almeno a con-vivere insieme dato che non è pensabile che una parte possa vivere senza l’altra e che un popolo possa eliminare l’altro popolo ma purtroppo sembra che la volontà politica degli estremisti dell’una e dell’altra parte sia diversa. Questa attuale politica è molto rischiosa, ci…

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Pubblicato da su novembre 20, 2014 in Varie

 

Joint Declaration by International Law Experts on Israel’s Gaza Offensive

Global Justice in the 21st Century

(Prefatory Note: Posted here is a Joint Declaration of international law experts from around the world who are listed below as endorsers. I am among the endorsers, and the text was initially drafted by several international law scholars. We welcome additional signatures that can be sent to me in the comments section, with affiliation noted for identification, and names will be periodically added to the text. I view this as an important expression of professional judgment and individual conscience relating to Israeli behavior in Gaza commencing on 8 July that has already taken so many innocent lives and caused such widespread devastation. Please join us and spread the word!)  

The International Community Must End Israel’s Collective Punishment of the Civilian Population in the Gaza Strip

As international and criminal law scholars, human rights defenders, legal experts and individuals who firmly believe in the rule of law and in the…

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Pubblicato da su agosto 1, 2014 in Varie

 

Contro l’occupazione Israeliana della Palestina, come contro l’Apartheid.

413_633-Mandela e Arafat

Perchè l’apartheid finì?

Perchè l’opinione pubblica mondiale era ormai apertamente schierata contro questo crimine contro l’umanità.

Quei paesi che potevano fare qualcosa per porvi fine (anche quelli che tutto sommato non avrebbero più di tanto voluto) non poterono più girare la testa dall’altra parte, dovettero mettere in campo una politica anti-apartheid fatta di sanzioni, embarghi e disinvestimento nei confronti del Sud Africa. I potenti bianchi e la politica sudafricana rimasero isolati, e furono costretti a cambiare direzione.

Ma la scintilla che innescò tutto fù l’informazione. Tutti al mondo sapevano, si indignavano e protestavano. Tutti volevano che l’apartheid finisse, e finì.

Bene, lo stesso deve succedere con l’occupazione Israeliana della Palestina, e con i crimini contro l’umanità che vengono regolarmente commessi da Israele nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania.

Dobbiamo parlarne il più possibile, dobbiamo indignarci, dobbiamo protestare. Dobbiamo VOLERE che lo scempio del popolo palestinese finisca.

Quando sarà tutta l’opinione pubblica mondiale a volerlo, quando tutti vorremo questo, allora i nostri paesi non potranno più girarsi dall’altra parte, dovranno intervenire, e forse questa carneficina finirà.

Citazione:

«Le Nazioni unite assunsero una dura posizione contro l’apartheid; nel corso degli anni fu costruita un’intesa internazionale, che aiutò a porre termine a quell’iniquo regime. Ma noi siamo ben consapevoli che la nostra libertà rimarrà incompleta senza la libertà dei Palestinesi»… Nelson Mandela.

 
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Pubblicato da su luglio 22, 2014 in Varie

 

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Egregio sindaco Tosi… C’è un pò da vergognarsi non le pare?

 

Flavio-Tosi

Ormai è di dominio pubblico l’ordinanza emanata le scorse settimane dal sindaco di Verona Flavio Tosi che prevede multare chiunque porti cibo od acqua ai senza tetto entro i confini del centro storico di Verona.

Giusto arginare il crearsi di scenari di degrado nel centro storico, ma di fatto questa ordinanza vieta di soccorrere e portare aiuto ai bisognosi, e questo dal punto di vista umano lo trovo inaccettabile.

Io da veronese mi sono sentito in obbligo di riportare il mio dissenso al primo cittadino di Verona (per chi volesse aggregarsi riporto il link: https://www.facebook.com/events/1446498205591641/?ref_notif_type=plan_user_invited&source=1 ), e la risposta del sindaco è stata per certi aspetti così desolante che ho sento il bisogno di condividerla:

In ordine qui sotto troverete la mia mail, la risposta del sindaco e la mia contro-risposta:

 

La mia mail:

Sig. Sindaco Flavio Tosi,

ci sono ragioni che vanno oltre quelle che hanno ispirato la sua

ordinanza con la quale si vieta di donare cibo, acqua, coperte e ogni

necessità ai poveri che vivono in strada. E’ giusto e lodevole

mantenere la dignità degli uomini e delle città, mettendo a

disposizione luoghi e locali alternativi per chi vive in estrema

povertà e non ha altra scelta che quella del marciapiede: ma

attenzione, che quei posti non diventino dei muri alzati

dall’ipocrisia figlia di indifferenza e discriminazione, non diventino

dei ghetti in cui relegare persone di poco valore considerate di serie

B!

Ciò che ritengo inaccettabile e immorale è che questa ordinanza vieti

e addirittura preveda multe per chi vuole fare opera di carità e

compassione: questa è un’offesa alle più nobili virtù umane e

sentimenti d’amore universalmente riconosciuti, espressione tra le più

alte dell’animo umano.

E’ paradossale che una virtù così nobile, un desiderio ammirevole,

insomma il “fare del bene”, debba essere censurato e addirittura

vietato per legge, anziché incentivato per migliorare eticamente,

culturalmente, socialmente quindi per far crescere, maturare e

responsabilizzare la società civile particolarmente pensando alle

giovani generazioni.

Immaginiamo che sia tarda notte, che un senzatetto si trovi di

passaggio a Verona, che non conosca nessuno, non abbia soldi, che

trovi serrande abbassate, che abbia freddo e fame. Immaginiamo anche

che io mi trovi in quella tarda notte di passaggio a Verona e che

abbia un panino e una bottiglietta d’acqua in più nello zaino.

Immaginiamo che io incontri quel signore. Secondo l’ordinanza non

dovrei ascoltare quella evidente ma muta richiesta d’aiuto perché a

Verona è vietato soccorrere un proprio simile decidendo che quel

poveretto debba patire la fame quasi come una pena da espiare.

Immaginiamo anche che tanta gente come me non verrà a visitare Verona

sino a quando sarà in vigore questa ordinanza.

Distinti saluti.

Gianantonio Farinelli – Verona

Risposta del sindaco di Verona Flavio Tosi:

A Verona per chi ha bisogno d’aiuto, le fasce più deboli, i poveri e anche la povertà estrema, sia attraverso il Comune sia attraverso la Caritas, le associazioni caritatevoli, i privati cittadini, Fondazione Cariverona, la risposta c’è e l’ordinanza cui Lei si riferisce senza probabilmente averla letta, distorta ampiamente nel suo significato dal sistema mediatico e politico, vieta di portare cibo ai senza fissa dimora, solo per motivi di convivenza civile e decoro, in alcune limitate aree del centro storico. Non credo che l’essere caritatevoli significhi violare le regole del viver civile e della convivenza civile e trovo quindi del tutto fuori luogo le polemiche pretestuose contro un provvedimento che non vieta in assoluto di rifocillare persone senza fissa dimora, ma vuole solo evitare che tale attività benefica e meritevole venga svolta in luoghi e con modalità che offendano il decoro dei residenti e dei turisti e limitino la loro fruibilità del cuore storico e artistico della

nostra città. D’altra parte nulla vieta alle persone più caritatevoli di offrire ai senza fissa dimora la possibilità di consumare un pasto nella propria dimora oppure di dormire e espletare le funzioni fisiologiche nel proprio giardino anziché sotto case e occhi altrui. Ricordo comunque che Verona, in fatto di accoglienza, non è seconda a nessuno: il Comune spende poco meno di un milione di euro l’anno per soccorrere le persone senza fissa dimora e i casi di povertà estreme e che nel 2013 ha aumentato di circa il 25 per cento i posti letto a loro disposizione.

Vi sono però persone sulle quali è difficile intervenire perché per scelta spesso vivono in strada, non vogliono andare al dormitorio, fanno una scelta di vita diversa per tanti motivi. Il problema è diventato il loro numero eccessivo, insostenibile (oltre una ventina di presenze, quotidiane e costanti, che vivevano nei giardini creando un problema di convivenza) nella zona intorno a piazza Indipendenza, piazza Viviani, Cortile mercato Vecchio, vale a dire nel cuore della città. L’ordinanza del Sindaco è stata fatta perché i residenti, i turisti hanno inviato mail, telefonate e segnalazioni fotografiche di situazioni di degrado. Abbiamo deciso di non dare assistenza in quei luoghi perché in quei luoghi è incompatibile con le caratteristiche di città d’arte, da una parte, ma soprattutto con la convivenza civile di un giardino pubblico dove vanno i bambini dove ci sono aree pic-nic e quindi dove non è possibile quel tipo di presenza.

Il provvedimento varrà fino alla fine di ottobre perché è stato studiato pensando che quando ci sarà l’emergenza freddo, come è sempre stato, a Verona si accolgono nelle strutture idonee anche i clandestini perché quando c’è freddo una persona non deve essere messa nelle condizioni di rischiare la salute o la vita. In un momento come questo in cui non c’è l’emergenza freddo, solo in quella zona, c’è il divieto di dare il pasto per strada, che significherebbe far permanere la persona lì tutto il giorno con tutta una serie di conseguenze intollerabili dal punto di vista igienico sanitario. L’assistenza di ogni altro genere altrove è comunque garantita, il problema è in quei luoghi.

Flavio Tosi

Sindaco di Verona

La mia contro-risposta:

Egregio Sig. Sindaco,

l’ordinanza, cito le sue parole, “vieta di portare cibo ai senza
fissa dimora”, per motivi di “decoro”… C’è altro da aggiungere?

Ho visto molti luoghi di disperazione a questo mondo, ed ho imparato
che dove c’è disagio, dove c’è miseria, il “decoro” è un lusso che
spesso non ci si può permettere.

Questa ordinanza ha il sapore della condanna a morte dei farisei e
degli scribi che fecero crocifiggere Gesù Cristo perchè compieva
miracoli di Sabato, contravvenendo a leggi che, se applicate alla
lettera senza prendere in considerazione il contesto, risultavano
vuote e pretestuose, proprio come la sua ordinanza.

Gesù Cristo insegna che la solidarietà va dove c’è il bisogno, non
viceversa.

Le ragioni che l’hanno spinta a emanare questa ordinanza per certi
versi sono giuste, ma il modo lo trovo sbagliato. La soluzione che ha
adottato stigmatizza non solo i senza tetto, che, le ricordo, in
questa faccenda sono le vittime, ma soprattutto gli operatori di
solidarietà come la “Ronda della carità”, che peraltro, ho sentito
dalle dichiarazioni del responsabile, si era già organizzata (come fa
ogni estate) per allestire punti di incontro con i senza tetto al di
fuori del centro storico.

Il modo non è punire, non è multare, è affiancare, partecipare,
convogliare gli aiuti nella direzione desiderata.

Cito un altro tratto della sua risposta: “D’altra parte nulla vieta
alle persone più caritatevoli di offrire ai senza fissa dimora la
possibilità di consumare un pasto nella propria dimora oppure di
dormire e espletare le funzioni fisiologiche nel proprio giardino
anziché sotto case e occhi altrui”…

Sembrerebbe che si stia parlando di cani, non di esseri umani.
Questa frase oltre che mancare nuovamente di rispetto ai senza tetto
finisce per offendere anche i propositi delle persone che di propria
iniziativa si adoperano per loro, ed ha il sapore del famoso gesto di
Ponzio Pilato di “lavarsene le mani”.

Il Comune di Verona non può tirarsene fuori semplicemente promulgando
un “editto bulgaro” e lasciare la responsabilità all’iniziativa dei
soli cittadini (compresi i residenti del centro storico che oltre ad
aver segnalato come cita lei il degrado con mail telefonate e foto,
spero abbiano prima pensato di aprire le porte delle loro case, o dei
loro giardini…).

La soluzione è promuovere, facilitare, coordinare gli aiuti, non
certo vietarli.

Augurandomi un atteggiamento più propositivo e meno “restrittivo”
porgo

Cordiali Saluti

Gianantonio Farinelli

 
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Pubblicato da su aprile 29, 2014 in Varie

 

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…Di Mandela… Di Arafat…

…”Robben Island, 27 anni di prigione, hanno acceso in te solo la voglia di perdono, non odio dentro te, niente vendetta, solo la fiducia nella riconciliazione…”…

E’ il ritornello di una canzone che sto scrivendo su Nelson Mandela, devo finirla ma non ho il tempo, non ho la voglia, non riesco a focalizzarmi bene su “chi” è stato Nelson Mandela, dentro e fuori la questione dell’apartheid, dentro e fuori la questione palestinese. Si perchè Mandela è sempre stato chiaramente dichiaratamente filo-palestinese, e oggi che sono venuto al lavoro con la mia kefiah al collo e mi sono reso bersaglio di tutti quegli appellativi densi di ignoranza e di lavaggio del cervello mediatico dei miei colleghi, “fellahin”, “talebano”, “terrorista”, “Arafat” (questo calza un pò di più), la cosa mi preme un pò di più.

Arafat, cercavo di spiegare ad un collega (quello di “fellahin” appunto) che essere filo-palestinese non è una cosa cattiva, anzi è una cosa buona, una cosa umana. Cercavo di spiegargli che anche il premio Nobel per la pace Nelson Mandela era filo-palestinese, e nella discussione, cercando affannosamente su internet qualche dichiarazione di Mandela in merito alla causa palestinese da sventolargli in faccia, mi sono imbattuto in questa foto:

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“Il diavolo e l’acqua santa?” a qualcuno verrebbe da chiedersi… Io mi sono chiesto, come mai uno è diventato un esempio di pacifismo e di umanità per tutto il mondo (a parte Israele), come Gandhi, come Martin Luther King, e l’altro è ancora una contestatissima figura della lotta palestinese? Celebrato, condannato, assassinato, riesumato, riseppellito senza verità, non viene lasciato in pace neanche da morto.

Perchè? Eppure a ben vedere hanno dedicato la loro vita agli stessi ideali di libertà, di diritto all’esistenza, hanno lottato per cause differenti, uno per l’apartheid e l’altro per la causa palestinese, ma che sono germinate dagli stessi semi, dagli stessi soprusi, dagli stessi crimini, dagli stessi diritti calpestati.

Perchè a pensarci bene la situazione dei neri in Sud Africa durante l’apartheid non era diversa da quella dei palestinesi sotto l’occupazione israeliana, schiacciati, decimati, privati di ogni diritto umano, ridotti a sub-umani da bianchi arroganti che un bel giorno sono arrivati, si sono presi la loro terra e hanno detto “…bene, questa terra è nostra.”

E allora perchè? Se Mandela avesse perso, se il Sud Africa fosse ancora oggi uno stato di bianchi governato dall’apartheid, che fine avrebbe fatto Madiba? Sarebbe marcito nel carcere di Robben Islan per tutta la sua vita? Sarebbe additato dai bianchi sudafricani e ricordato da tutto il mondo come un terrorista, un criminale che altro non avrebbe meritato che marcire in una cella? Avremmo davvero perso tra le pieghe della storia e degli avvenimenti uno dei protagonisti del nostro tempo, un esempio per l’umanità che durerà fino alla fine dell’umanità?

Si, ho paura che sarebbe successo. E allora che cosa ha fatto la differenza? Mandela è quel che viene ricordato di lui perchè perchè ha vinto? E se Arafat avesse vinto, lo ricorderemmo oggi come ricordiamo Mandela? Come un esempio, un paladino del bene e dei diritti umani, un eroe del riscatto palestinese? Magari si, forse con qualche ombra in più…

Ecco, perchè forse a fare davvero la differenza tra Mandela e Arafat sono proprio queste ombre, Arafat ha imbracciato le armi, è stato un soldato, un terrorista forse, ha cercato di ottenere il bene facendo il male.

Anche Chè Guevara a ben vedere ha liberato il popolo cubano imbracciando le armi, ed è diventato un simbolo, anche lui contestato, anche lui con le sue ombre, come Arafat (perchè vale la pena chiedersi, è davvero libero il popolo cubano?).

Anche Garibaldi se vogliamo, e la lista sarebbe lunga.

Mandela no, Mandela ha sconfitto il male con il bene, ha ottenuto la pace con la pace, Mandela quelle ombre non le ha.

E allora forse è proprio qui la differenza, non tanto il fatto di avere vinto o perso, ma come si è combattuto. Anzi forse sono state proprio le armi utilizzate da uno e dall’altro a determinare la vittoria di uno e la sconfitta dell’altro.

Forse è proprio vero che il male vince e il bene perde, forse serve solo avere la pazienza e la costanza di aspettare che il bene faccia il suo corso, anche per il popolo palestinese.

…”Robben Island, 27 anni di prigione, hanno acceso in te solo la voglia di perdono, non odio dentro te, niente vendetta, solo la fiducia nella riconciliazione…”…

Lo conoscete Sixto Rodriguez? Negli anni ’60 era un promettente cantautore folk americano di origini sudamericane, uno che secondo me dovrebbe stare con tutti gli altri miti negli annali con i grandi della musica, le sue canzoni dovrebbero essere ricordate da tutto il mondo come grandi classici. Parlano di riscatto sociale, di amore, trasudano una umanità che si conficca dritta nel cuore.

Lui è stato smarrito tra le pieghe degli avvenimenti, come sarebbe portuto succedere a Mandela, i suoi dischi invenduti sono rimasti sugli scaffali dei negozi americani ad accumulare polvere e anni, e lui ha passato una vita da operaio, da manovale, tra stenti e difficoltà economiche, a crescere una famiglia numerosa e povera. Uno normale, come tanti, come me, come te.

Ma in Sud Africa no, in Sud Africa a sua insaputa è diventato un mito, le sue canzoni hanno soffiato nelle coscienze dei sudafricani quel vento di riscatto, quella voglia di cambiare che ha permesso che il miracolo di Mandela si avverasse.

Perchè, se Mandela era la fiamma, Rodriguez forse è stato il vento che ha soffiato su quella fiamma ed ha acceso l’incendio. Ma tra una raffica di vento e l’altra ci deve essere qualcosa che lo propaghi, l’aria, l’ossigeno che sta tra un soffio e l’altro, che trasmette il movimento e alimenta il fuoco. Quelle sono state le persone, quelli che hanno trovato i dischi di Rodriguez in qualche polveroso scaffale di Cape Town, che hanno iniziato a passarseli e a parlarne “…lo senti cosa dice in questa strofa?… E’ vero… I nostri diritti… I loro diritti… Si può fare… Si, si può cambiare…”… Quelli che si sono organizzati in circoli, che ci hanno creduto finchè non è successo.

E penso, forse alla Palestina manca il vento. E allora quella canzone dovrei davvero cercare di finirla.

E penso, forse alla Palestina manca l’aria, manca l’ossigeno, uno come me, uno come te, che si metta tra le raffiche e con la propria voce propaghi il vento.

Restiamo umani

 

 
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Pubblicato da su aprile 4, 2014 in Varie

 

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